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domenica 4 settembre 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (3ª Parte)

Dopo una prolungata pausa estiva, riprendo e concludo con questo post la riflessione sulle metafore neurali di Lakoff ed il loro influsso sul nostro comportamento e sulle nostre decisioni.
Come si è detto nei post precedenti, un rilievo preponderante è rivestito dall'inconscio cognitivo (oltre il 95% dei nostri processi mentali è inconscio) , che nel caso della politica possiamo definire come inconscio politico.
Abstract Bubble Over Multi - Coloured Liquid Against
 Black Background by Albert Klein
Questo implica, secondo Lakoff, che ci sono degli schemi o frame profondi che caratterizzano, senza che noi ne siamo consapevoli, il nostro "essere conservatori" o "essere progressisti" anche se la divisione non è netta in quanto, come vedremo, in realtà siamo dei biconcettuali, ossia ad es. è possibile che lo schema conservatore sia applicato in alcuni campi (p.e. la politica interna, la vita privata) e in altri si applichi quello progressista (p.e. politica estera, vita lavorativa e sociale) e viceversa.
Vediamo sinteticamente quali sono i caratteri dello schema di pensiero metaforico progressista, poi di quello neoliberal e infine di quello conservatore. Tali schemi, come si noterà, possono essere alquanto facilmente adeguati alla realtà italiana nei loro principi generali proprio in quanto inconsci. Il pensiero progressista è caratterizzato, a partire dall'inconscio, da:
a.  Empatia;
b. Responsabilità sociale e cura degli Altri;
c. Fiducia nello Stato e nelle sue funzioni di empowerment e di protezione;
d. Massimizzazione della libertà (dal bisogno, dalla paura, di perseguire i propri obiettivi) attraverso i predetti empowerment e protezione;
e. Convinzione della missione morale dello Stato;
f. Contrarietà alle "privatizzazioni predatorie" delle funzioni statali;
g. Regolamentazione del mercato e del lavoro secondo le citate empatia e responsabilità.

Secondo Lakoff, però, il pensiero progressista è caratterizzato spesso da un modo di pensare neoliberal che "ha le stesse basi morali, ma vi sovrappone un altro modo di pensare. Il pensiero neoliberal abbraccia l'idea vetero-illuminista di ragione, intesa come conscia, logica, letterale, universale, non emozionale, disincarnata ("disembodied"), al servizio degli interessi propri e di altri. Il pensiero neoliberal considera l'emozione irrazionale e perciò inefficace e debole, mentre vede la ragione come razionale, efficace e forte. Benché parta intuitivamente da un'etica di empatia e cura, cerca di pervenire alla cura predisponendo interventi a favore di gruppi demografici svantaggiati. (...) L'intuizione morale implicita sembra essere che l'empatia definisce ciò che conta in termini di successo o fallimento di mercato. Quando il mercato non è in grado di provvedere a uno dei gruppi demografici svantaggiati, lo stato dovrebbe intervenire sul piano economico per ristrutturarlo attraverso strumenti legislativi oppure fornendo finanziamenti direttamente o tramite sussidi. 
Ma i concetti di empatia e di fallimento del mercato non sono mai discussi apertamente. Anzi, nel discorso pubblico si preferisce evitare il dibattito su cosa si intenda per fallimento o successo del mercato e come si possa intervenire nel primo caso. Il modo di pensare neoliberal assume inoltre che la mancanza voglia dire bisogno. Di qui l'attenzione sull'evidenza obiettiva della necessità di programmi di interventi sulla base di dati statistici che mettano in rilievo le mancanze: cose che possono essere misurate obiettivamente, fatti e cifre, presentazioni di prove che, prima facie, si presumono a favore dei programmi" (Lakoff, 2009).

Il problema è che il pensiero neoliberal adotta la cosiddetta ragione vetero-illuministica e non quella che Lakoff chiama ragione reale o autocoscienza informata (basata sulla conoscenza di come funziona il pensiero secondo le scienze cognitive) e pertanto ritiene che basti citare numeri e fatti per imporsi senza usare un adeguato framing morale e senza trasmettere le relative "emozioni appropriate".
Troppo spesso, inoltre, il pensiero neoliberal per questa mancanza di emotività appare come manifestazione di interessi di gruppo più che come pensiero empatico e morale generando quelli che Lakoff chiama i "silos tematici", "ossia la separazione di una questione dall'altra - la sicurezza degli alimenti e dei farmaci, l'assistenza sanitaria dei bambini; il controllo sui contractor militari (i mercenari) - come se non ci fosse nessun principio morale o problema politico generale a governarle. Invece questo aspetto unificante esiste ed è la privatizzazione predatoria che ricorda l'antica guerra di corsa. La privatizzazione predatoria è la distruzione della capacità dello stato di adempiere alle sue missioni morali, insieme alla svendita a privati delle funzioni dello stato senza nessun controllo da parte dei cittadini e con l'arricchimento delle grandi imprese private a spese dei contribuenti". (cit.)

Dunque, il modo di pensare neoliberal è frammentato, settoriale e soprattutto privo di "pathos emotivo", tanto da apparire e far comportare i suoi esponenti in un modo di tipo elitario, cioè presupponendo che la ragione si debba imporre da sé, ma dato che la ragione non è logica, né letterale nè universale alla fine questo modo di pensare e agire eccessivamente top-down risulta controproducente e viene frainteso raggiungendo l'effetto opposto di rafforzare il modo di pensare conservatore.
In tal senso Lakoff è illuminante quando dice "Accettare la scala sinistra-destra conduce alla logica - e alla pretesa - secondo la quale per ottenere più voti ci si deve muovere verso destra. Questa posizione ha in realtà tre effetti controproducenti per i progressisti:
1. Rinuncia alle politiche che corrispondono alla visione del mondo morale progressista con conseguente alienazione dalla propria base;
2. Accettazione di politiche che corrispondono alla visione morale conservatrice: ciò attiva negli elettori la visione del mondo conservatrice, favorendo gli avversari;
3. Abbandono di una visione morale coerente, il che fa sembrare che i progressisti non abbiano valori." (cit.)

Questa "fallacia neoliberal" del pensiero progressista deriva, secondo Lakoff, dalla concezione sbagliata vetero-illuminista della mente e della ragione sottovalutando in maniera clamorosa gli aspetti emozionali e il funzionamento della mente in base alle metafore concettuali. Questo ha portato e continua a comportare il fatto che questa visione danneggi i progressisti in quanto non li differenzia realmente dai conservatori e l'approccio nei confronti del mercato ne è una prova schiacciante.

Passiamo adesso al pensiero conservatore, che è invece caratterizzato dalle seguenti convinzioni:
a. La moralità è obbedienza ad una Autorità;
b. L'Autorità è intrinsecamente legittima e buona e sa cosa è giusto e cosa è sbagliato;
c. L'Autorità ha il compito di proteggerci;
d. L'Autorità si identifica, quindi, con il Decisore;
e. E' fondamentale l'obbedienza, la fedeltà e la disciplina a questa Autorità;
f. La libertà è concepita all'interno di questo ordine fondato sull'Autorità;
g. Il Mercato è personificato come Autorità e quindi prende sempre decisioni razionali;
h. La prosperità e la ricchezza derivano dalla disciplina e dalla osservanza delle regole del Mercato/Autorità;
i. l'indole umana è intrinsecamente "cattiva", avida e senza scrupoli e quindi occorre disciplina; tale disciplina la offre il Mercato, che pertanto è equo e morale;
l. lo stato non deve interferire con il Mercato, quindi deve essere il più "snello" possibile, ridurre al minimo la protezione e lo stesso empowerment (es. l'assistenza sanitaria);
m. il patriottismo e la difesa sono funzioni sacre;
n. narrazione dell' eccezionalismo americano, ossia l'America è buona e deve "evangelizzare" il mondo (es. l'esportazione della democrazia).

Il modo di pensare conservatore è, dunque, a differenza di quello progressista neoliberal fortemente intriso di metafore emozionali e da visioni mitiche, che lo rendono di forte impatto ed accettazione soprattutto per l'immediatezza dei messaggi senza necessità che si disponga di una particolare cultura.
Inoltre, come si diceva sopra, la visione neoliberal è molto simile a quella conservatrice per quanto riguarda l'approccio al mercato e i rapporti con le relative lobbies per cui alla "resa dei conti" la forza emotiva della visione conservatrice si rivela sempre più potente rispetto a quella progressista e l'ago della bilancia può pendere a favore di questi ultimi solo nel caso di evidenti errori politici dei conservatori, come ad esempio recentemente si sono rivelati quelli in politica estera dei "neocon" durante il periodo di Bush figlio e, infatti, i progressisti hanno utilizzato l' "arma Obama" molto intelligentemente per amplificare l'effetto emotivo del cambiamento con un candidato di colore.

Infine, è da dire che in realtà non si è assolutamente conservatori o assolutamente progressisti, ma siamo per lo più dei biconcettuali.
Il biconcettualismo, dice Lakoff, è spesso inconscio e deriva da meccanismi cerebrali che "compartimentizzano" visioni opposte in quanto afferenti a campi di applicazione diversi e quindi in tal modo appaiono coerenti all'interno del campo di applicazione stesso. Un esempio, per capirci rapidamente, può essere il lavoratore irreprensibile e iper-professionale fino al venerdì e poi drogato e alcolizzato il sabato sera. In sintesi, stiamo parlando della coesistenza di identità diverse purché sia possibile tenerle separate e non interferiscano fra di loro.
Il biconcettualismo è facilmente confuso con l'ipocrisia, ma occorre capire che è proprio il cervello che tende a funzionare così e Lakoff appunto dice che "il biconcettualismo è reso possibile dal cervello. In primo luogo è consentito dalla mutua inibizione, che permette modalità di pensiero conflittuali ma solo una alla volta. In secondo luogo, occorre tener conto della differenza tra modalità di pensiero generali e casi speciali. Il legame neurale è il meccanismo per applicare una modalità di pensiero generale a un caso speciale, ad esempio, per applicare il conservatorismo generale all'assistenza sanitaria, o per applicare il progressismo generale al riscaldamento globale. In molti casi i legami sono a lungo termine o permanenti, talvolta sono a breve termine e possono cambiare. (...) Di chi ha legami deboli su entrambi i modi di pensare si potrebbe dire che è confuso". (cit.)

The Dream, Salvador Dalì
Vista dal lato dei progressisti, dunque, il problema sarebbe quello di rafforzare la componente progressista dei biconcettuali sia progressisti che conservatori, causando specie in questi ultimi un rafforzamento dei legami neurali progressisti dove già ci sono e una mutazione di quelli conservatori in progressisti negli altri campi. Questo si ottiene secondo Lakoff facendo riflettere il conservatore in quelle aree tematiche in cui è già progressista.
"In altre parole"- dice Lakoff - "cercando aree nelle quali è già d'accordo con voi e parlando con lui di quelle aree, assegnando ai progressisti il ruolo di Eroi e, implicitamente, ai conservatori quello dei Cattivi. I conservatori hanno fatto lo stesso per decenni. Per cambiare le menti, occorre cambiare i cervelli. Bisogna rendere conscio l'inconscio politico. Poiché la maggior parte di ciò che i nostri cervelli fanno è inconscio, è impossibile capire come funzionano i cervelli delle persone semplicemente chiedendoglielo. Ecco perché le neuroscienze e le scienze cognitive sono necessarie. Nè i progressisti né i conservatori hanno descritto le loro idee come ho appena fatto. Quello che ho fatto è stato guardare dietro il velo del pensiero cosciente per vedere i principi sottostanti ai modi, solitamente inconsci, in cui sia i progressisti sia i conservatori ragionano realmente. Tutto ciò è destinato a suscitare controversie e lo deve essere. E' importante capire il pensiero politico. Se tale pensiero è inconscio, è ancora più importante capirlo, poiché il pensiero inconscio ha un effetto più grande di quello conscio. Quando il pensiero è conscio, possiamo discuterlo, metterlo in dubbio, cercare di contrastarlo. Quando è inconscio, va a briglia sciolta." (cit.)

Un breve accenno, infine, ai modelli familiari che si celano dietro il pensiero politico inconscio, che secondo il nostro autore sono i seguenti:
1. Modello del Padre Severo, di cui è impregnato il pensiero conservatore da cui conseguono:
- protezione;
- autorità;
- competizione e ideologia del merito;
- disciplina e relativo premio/punizione;
- bene e giustizia come categorie assolute;
- religione come parte importante della vita;
- enfasi sulla responsabilità individuale;
- patriottismo e ideale della guerra.

2. Modello dei Genitori Premurosi, da cui è invece caratterizzato il pensiero progressista per il quale sono fondamentali:
- empatia;
- responsabilità per sé stessi e per gli altri;
- rispetto reciproco fra genitori e figli;
- protezione ed empowerment;
- visione della comunità e dei beni comuni;
- bene e giustizia non sono categorie assolute.

Questi modelli vanno interfacciati con le seguenti metafore primarie (da ricordare che le metafore sono strutture mentali indipendenti dal linguaggio, ma esprimibili attraverso il linguaggio):

A. L'Istituzione è la Famiglia;
B. Il Governo è un Genitore;
C. I Cittadini sono membri della Famiglia.

Di questo stato di cose, come si è già detto, bisogna prendere consapevolezza sia da parte dei politici sia dei cittadini e quindi impegnarsi per portare alla luce l'inconscio politico in modo da poterlo gestire ed indirizzare come si ritiene più giusto, evitando di farsi suggestionare a propria insaputa e quindi agendo spesso contro i propri interessi.

Continueremo a parlare di metafore più avanti, ma stavolta ce ne occuperemo relativamente a problemi attinenti alla teoria della conoscenza e a concetti matematico-filosofici come l'infinito.
A presto.

lunedì 11 luglio 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (2ª Parte)

La cosa su cui ci invita a riflettere innanzitutto e a fondo George Lakoff è che noi viviamo le nostre metafore e le viviamo nel vero senso della parola. 
Questo punto è di fondamentale importanza perché molto probabilmente noi riteniamo di non essere condizionati dlla natura metaforica del nostro pensiero.
In particolare, Lakoff parla di metafore complesse costituite a loro volta da narrazioni più semplici dette "frame" o "script"
"Mask" di David Rickerd
A questo proposito, Lakoff dice che: "I frame fanno parte delle strutture cognitive con cui pensiamo. Per esempio, quando leggiamo di un delitto misterioso, incontriamo un tipico frame con vari tipi di personaggi: l'assassino, la vittima o le vittime, l'arma del delitto, un investigatore, delle tracce. E c'è uno scenario in cui l'assassino uccide la vittima e più tardi è catturato dal detective. La circuiteria neurale necessaria per creare frame è relativamente semplice, per cui i frame tendono a strutturare un'enorme porzione del nostro pensiero. Ogni frame contempla ruoli (come un cast di personaggi), relazioni fra i ruoli e scenari messi in atto da coloro che interpretano i ruoli. E' del sociologo Erving Goffman la scoperta che tutte le istituzioni sono strutturate da frame".
La struttura cerebrale che consente questa architettura metaforica del pensiero è il legame neurale.


Facciamo di nuovo parlare Lakoff: " Quando vediamo un quadrato azzurro, esso appare come un unico oggetto. Eppure il colore e la forma sono registrati in parti differenti del cervello. Il legame neurale ci consente di mettere insieme attivazioni neurali presenti in parti diverse del cervello fino a formare un'unica totalità integrata. Per essere un pò più precisi: le parti del cervello neuralmente più vicine agli organi sensori sono chiamate downstream ("a valle"); quelle più distanti sono chiamate upstream ("a monte"). I segnali neurali vanno da "a valle" a "a monte" e ritorno. I percorsi neurali dalle regioni "a valle" convergono nel loro movimento "a monte" in quelle che sono chiamate "zone di convergenza". Le informazioni "a valle" e "a monte" sono integrate nelle "zone di convergenza" attraverso il legame neurale. Il colore e la forma sono registrati nel cervello relativamente "a valle". La circuiteria del legame neurale converge converge ancora più "a monte", integrando colore e forma e trasformando l'azzurro e il quadrato in un quadrato azzurro. Sul funzionamento del legame neurale sono state avanzate teorie, ma non sappiamo nulla con certezza. Secondo la teoria più affermata il legame da' luogo a un blocco a tempo: i neuroni svolgono la loro attività di firing (scarica) simultaneamente in diverse parti del cervello lungo i percorsi di connessione. Quando ciò avviene, sperimentiamo il firing simultaneo come caratterizzante la stessa entità. Un'altra teoria corrente si basa sul coordinamento delle cosiddette segnature neurali - piccole connessioni di singoli neuroni che formano modelli distinti di scarica. Ma, comunque avvenga, il legame è uno dei meccanismi più importanti e più comuni del cervello. La cosa più notevole da ricordare a proposito del legame neurale è che esso non si compie per magia; deve essere effettuato dalla circuiteria neurale che collega i siti di legame (binding sites) in parti differenti del cervello. Ogni neurone ha tra le 1.000 e 10.000 connessioni in entrata da altri neuroni e tra le 1.000 e 10.000 connessioni in uscita. Nel cervello si contano tra i 10 e i 100 miliardi di neuroni, il che significa che il numero delle connessioni è nell'ordine delle migliaia di miliardi, come pure il numero dei circuiti. Una grande quantità di questi è costituita dai circuiti di legame".
Siamo di fronte, dunque e come vedremo, ad una vera e propria teoria neurale della metafora, in cui il legame neurale è associato secondo Lakoff alla "struttura temporale della narrazione" e si svolge come segue:
"- Precondizioni: il contesto precedente richiesto per la narrazione;
- l'Accumulo: gli eventi che portano all'evento centrale o principale;
- lo Scopo: ciò che si ottiene (se lo scopo esiste);
- l'Esaurimento: gli eventi che concludono la narrazione;
- il Risultato: il contesto finale immediatamente successivo:
- le Conseguenze ultime." (Lakoff, cit.)
"Fractal flame" di Mathew T.Tourtellott
Lo schema in esame (detto "executing schema" o "x-schema") diviene evidente, secondo Lakoff, nel caso di una elezione. Vediamo perché:
"Le Precondizioni includono l'esistenza di partiti politici, la designazione di candidati e così via. l'Accumulo è la campagna elettorale; l'Evento principale sono le elezioni; lo Scopo è ricoprire cariche pubbliche; il Risultato è l'assetto del potere dopo le elezioni; le Conseguenze sono ciò che avviene più tardi per effetto delle elezioni". 
Ovviamente questo schema è una architettura di massima in quanto è poi da interfacciare, come dice lo stesso Lakoff, con miriadi di altre metafore vissute.  Quello che però ci si mostra già come evidente è che il nostro rapporto con la politica è un rapporto basato e fondato su metafore e narrazioni consolidate, che occorre saper individuare e decifrare per poter poi saper decidere di conseguenza come cittadini elettori, ma anche come cittadini che controllano cosa raccontano i politici scoprendone i tentativi più o meno nascosti di venderci un prodotto ormai scaduto oltre che dannoso per la salute.

I legami neurali relativi al "pensiero politico" ovviamente non riguardano solo la razionalità, anzi è proprio quest'ultima che Lakoff si propone di decostruire come metafora della ragione di tipo vetero-illuministico per proporre una metafora più aderente alle conoscenze in continua evoluzione sul cervello e la mente e che tiene conto in maniera primaria delle emozioni e dei sentimenti. A tal proposito, Lakoff scrive che: "Il legame neurale può creare esperienze emozionali. Nell'area del sistema limbico, la parte più antica del cervello in termine di evoluzione, si trovano due percorsi emozionali con differenti neurotrasmettitori: uno per le emozioni positive (felicità, soddisfazione) - il circuito della dopamina - e uno per le emozioni negative (paura, ansia e rabbia) - il circuito della norepinefrina. Nel cervello esistono sentieri che collegano questi percorsi emozionali al proencefalo, dove sembra più probabile si trovi una circuitazione di struttura drammatica. Le attivazioni di questi percorsi convergenti sono chiamate "marcatori somatici". Sono loro che collegano neuralmente le emozioni (a valle, in prossimità del midollo allungato) a sequenze di eventi in narrazione (a monte, apparentemente nella corteccia prefrontale, nella parte anteriore e superiore del cervello). I marcatori somatici convocano le emozioni giuste ai momenti giusti di una storia. Essi sono circuiti di legame responsabili del contenuto emozionale delle esperienze quotidiane. Proprio come è possibile collegare neuralmente colore e forma, ottenendo l'esperienza integrata di una rosa rossa, così il contenuto emozionale può essere associato ad una narrazione, producendo un melodramma: una narrazione con un contenuto emozionale accresciuto."
"Magnetism" di Ryan Hopkins
Quindi, riassumendo, il nostro cervello è strutturato in modo da pensare in forma di metafore e queste metafore, che possiamo definire in senso lato metafore culturali e individuali, determinano in maniera molto spesso inconsapevole i nostri comportamenti ed i nostri giudizi (in sostanza non pensiamo, ma "siamo pensati").
Pensiamo in forma di narrazioni che raccontiamo a noi stessi ed agli altri e che a loro volta gli altri ci raccontano. Quando queste narrazioni, però, provengono da istituzioni (quindi politica, burocrazie varie governative, scuola, università ecc.) e dai cosiddetti "poteri forti" (economici, Tv e media mainstream in primis) il loro effetto può diventare davvero devastante sul modo in cui noi "comuni cittadini" costruiamo le nostre opinioni, in forma, appunto di metafore.
Questo stato di cose si svela in tutta la sua pericolosità proprio nella manifestazione del voto politico e nel rapporto - spesso "perverso" (sotto non pochi aspetti "hegeliano" secondo la ben nota metafora del padrone e del servo)- fra politici e cittadini.
Quindi seguendo quanto afferma Lakoff, il nostro compito di cittadini dovrebbe essere di "rendere l'inconscio cognitivo il più conscio possibile per rendere riflettenti le decisione riflesse". 
Per poter fare questo occorre riconoscere le principali metafore che i politici e i media ci "propinano" e dopo un attento esame critico decidere se avallarle o meno.
Intanto, dobbiamo essere consapevoli che un ruolo importante è giocato da quello che Lakoff chiama inconscio cognitivo (oltre il 90% dei pensieri funziona in "automatico") e tale dinamica è ancora più avvalorata dalle recenti conoscenze sui cosiddetti neuroni specchio. 
Vediamo come ne parla Lakoff: intanto, i neuroni specchio integrano le nostre narrazioni vissute con quelle di qualcun altro e "la nostra ipotesi più plausibile attualmente è che la circuiteria dei neuroni specchio integra azione e percezione. Apparentemente possediamo nella corteccia premotoria, "circuiti di neuroni specchio" che si attivano sia quando eseguiamo una determinata azione sia quando vediamo qualcun altro eseguire questa azione. Non si tratta di magia. I circuiti di neuroni specchio sono connessi tramite un percorso nell'una e nell'altra direzione con altre aree cerebrali:
1. alla corteccia motoria primaria, che si connette ai neuroni motori nei muscoli del corpo e controlla direttamente il movimento dei muscoli;
2. alla corteccia parietale, che integra l'informazione sensoriale che nasce nelle regioni visiva, auditiva e somatosensoriale;
3. attraverso l'insula ai percorsi emozionali positivi e negativi;
4. alla corteccia posteromediale, che deve essere attiva nell'esperienza dell'empatia, cioè della compassione e dell'ammirazione;
5. ai cosiddetti neuroni super-specchio nella corteccia prefrontale, che modulano l'attivazione dei neuroni specchio, apparentemente per esaltare o limitare la loro capacità di empatia."


La conseguenza è alquanto immediata se pensiamo che la "circuiteria specchio" non dipende da nessuna o quasi nostra volontà.

Quindi, "in breve, una parte della stessa struttura neurale cerebrale che entra in funzione quando viviamo una narrazione viene usata anche quando vediamo qualcun altro vivere quella narrazione, nella vita reale o in Tv, o, se la immaginiamo, come quando leggiamo un romanzo. E' questo che rende la letteratura e l'arte significative. E' anche ciò che fa funzionare gli incroci fra realtà, Tv e Internet (...) Il fatto che l'immaginare e l'agire usino in gran parte la stessa struttura neurale ha conseguenze politiche enormi. L'11 settembre 2001 fu un evento che suscitò paura anche in chi stava semplicemente guardando la Tv a migliaia di chilometri di distanza dal pericolo. La continua riproposizione delle immagini delle due torri che crollano nella propaganda repubblicana ha contribuito a suscitare a sua volta paura. Anche il linguaggio della paura - "minaccia", "attacco", - usato incessantemente nella retorica repubblicana può continuare ad evocare la paura una volta che i circuiti neurali siano stati fissati nel cervello. Qualcuno cerca sistematicamente di introdurre la paura nell'uso politico". (cit.)

Lakoff poi cita un articolo sul New York Times Magazine dove il giornalista Ron Suskind incontrò un collaboratore di George W. Bush, restato rigorosamente anonimo, che in sintesi rivelò come l'impero americano oggi sia per lo più votato a costruire la realtà, quella che poi altri studieranno e cercheranno di interpretare.
Dunque, se tale rivelazione esprime in qualche modo lo stato di cose nella politica americana (che vale come esempio, ma la stessa cosa si può dire anche da noi), dobbiamo dedurre che gran parte di queste "creazioni" ci sono passate sotto il naso senza che ci siamo posti il ben che minimo dubbio di come e perché si siano date.

Lakoff ci spiega che ciò è accaduto perché:
"1) gli stress come la paura (degli attacchi terroristici), la preoccupazione (per la situazione familiare, la salute e così via) e il superlavoro tendono ad attivare il sistema della norepinefrina, il sistema delle emozioni negative. Il risultato è una ridotta capacità di osservazione. 2) Per riconoscere eventi apparentemente differenti come lo stesso tipo di evento deve essere presente il quadro concettuale adeguato (...)" e il pubblico non possiede il quadro concettuale per riconoscere gli eventi nel loro essere legati da un comune obiettivo politico (ad esempio quello di privatizzare le risorse pubbliche, come negli USA è ormai avvenuto anche nel settore difesa attraverso società di mercenari come la Blackwater).

Dobbiamo allora uscir fuori dall'illusione di possedere una ragione di tipo illuministico e cominciare a riflettere sulle metafore che "dominano" le nostre menti in modo da poterle individuare e sottoporre a dura critica. Occorre, secondo il lessico di Lakoff, entrare nella ragione del XXI° secolo, ossia quella del Nuovo Illuminismo e che non "platonizza" più senza prima sapere come funziona la mente, almeno secondo quanto se ne sa ad oggi.
Le vedremo nel prossimo post.

martedì 5 luglio 2011

La Notte della Rete

Questo blog sostiene l'iniziativa La notte della rete . Guarda il livestream del Fatto Quotidiano:


Live TV : Ustream

Martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

Su FB: https://www.facebook.com/event.php?eid=186527864733678
Per info e partecipazione: nocensura@agoradigitale.org
http://www.agoradigitale.org/nocensura
http://www.agoradigitale.org/lanottedellarete
https://twitter.com/liberarete : l'hashtag twitter: #notterete

Fra i presenti già confermati:

Olivero Beha, Rita Bernardini, Emma Bonino, Pippo Civati, Nicola D'Angelo, Juan Carlos de Martin, Tana de Zulueta, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Carlo Infante, Giulia Innocenzi, Ignazio Marino, Gianfranco Mascia, Gennario Migliore, Roberto Natale, Luca Nicotra, Leoluca Orlando, Flavia Perina, Marco Perduca, Marco Pierani, il Piotta, Donatella Poretti, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mauro Vergari, Carlo Verna, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.




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domenica 19 giugno 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (1ª Parte)

Già nel 1954 Heidegger affermò nel suo "Che cosa significa pensare?" che "Il più considerevole nella nostra epoca preoccupante è che noi ancora non pensiamo" evidenziando che l'essere umano è ancora "in cammino" verso il pensiero e che la stessa scienza non pensa in quanto non conosce la sua essenza, ossia ciò che "essa è".
Alfio Presotto, L'inconscio
Le scienze cognitive, d'altro canto, ancora oggi disquisiscono se l'essere umano sia dotato di "libero arbitrio" e se anche la coscienza non sia solo un nome che viene attribuito a dei processi neurobiologici di cui in sostanza non abbiamo alcun controllo.
Il linguista cognitivo George Lakoff, ad esempio, nel suo "Pensiero politico e scienza della mente" (2009), affronta non tanto la questione cruciale del "che cosa significa pensare" posta  da Heidegger, ma da buon scienziato cognitivo (che "non pensa" direbbe il filosofo tedesco) ci dice "come pensa" l'essere umano.
La tesi di Lakoff è che noi pensiamo per metafore e che tali metafore sono così profondamente radicate nella nostra mente  che possiamo dire che strutturano il nostro modo di pensare.
Conoscere le modalità metaforiche del pensiero significa poter individuare il "come mai" dei comportamenti politici e quindi quali metafore inducano al prevalere di uno schieramento politico piuttosto che di un altro.
A tal proposito, nell'introduzione al suo libro, Lakoff afferma che: "La scienza della mente ha illuminato un vasto panorama di pensiero inconscio: il 98% dell'attività mentale ha luogo senza che ne siamo consapevoli (Lakoff cita il neuroscienziato Michael Gazzaniga, nda): nella sua maggior parte il pensiero inconscio ha a che vedere con la politica. La mente che non possiamo vedere gioca un ruolo enorme nel determinare il modo in cui un paese è governato. Tuttavia, la maggior parte di noi ha ereditato una teoria della mente che risale almeno all'Illuminismo, secondo la quale la ragione sarebbe conscia, letterale, logica, sottratta alle emozioni, incorporea, universale e funzionale ai nostri interessi. Questa teoria della ragione umana è stata confutata in ogni suo punto, ma continua a persistere. In molti aspetti della vita ciò può non avere importanza. Ma in politica può avere effetti molto negativi:
- da' l'idea negativa delle ideologie politiche e del modo in cui gli elettori pensano;
- occulta al pubblico ed alla stampa gran parte di ciò che il conservatorismo contemporaneo sta facendo e cerca di portare a termine;
- può travisare le questioni più importanti;
- può impedire ai progressisti una consapevole articolazione della loro visione morale e della loro visione dello stato;
- costituisce la base del pensiero neoliberal, che a sua volta induce spesso i progressisti a rinunciare ai propri ideali senza nemmeno formularli;
- può condannare all'inefficacia sia i progressisti sia i neoliberal."


L'analisi che George Lakoff sviluppa nel suo libro è indirizzata prevalentemente alla società americana, ma con le dovute differenze storiche e culturali direi che può tranquillamente essere estesa alla situazione italiana per il semplice fatto che ormai anche il nostro sistema politico in fondo si basa sulla contrapposizione di un "pensiero conservatore" e di un "pensiero progressista" e che, anzi, è in tale direzione che sarebbe auspicabile che gli stessi elettori si rendessero conto che si "gioca" il futuro del nostro paese al di là di ogni nuovo "polo politico" che si crea con l'intenzione di mescolare le carte e i termini del problema di fondo, che è quello poi delle metafore attraverso le quali noi pensiamo il nostro futuro e vogliamo che il presente possa essere "adeguato".
George Lakoff ci aiuta a capire meglio le metafore che governano il pensiero conservatore e quelle che governano il pensiero progressista nella prospettiva delle scienze e della linguistica cognitiva e, soprattutto, ci avverte del fatto che occorra una "svolta" nella concezione della ragione politica del XXI° secolo, che non può più in alcun modo coincidere con la ragione vetero-illuministica che è quella che supponeva e ancora suppone che "la ragione fosse:
- conscia: sappiamo cosa pensiamo;
- universale: è uguale per ogni essere umano; 
- incorporea: libera dalla corporeità ed indipendente dalla percezione e dall'azione;
- logica: coerente con le proprietà della logica classica;
- non soggetta alle emozioni: libera dalle passioni;
- neutra rispetto ai valori: la stessa ragione si applica senza riguardo per i nostri valori;
- basata sull'interesse: posta al servizio degli scopi e degli interessi individuali;
- letterale: in grado di adattarsi esattamente ad un mondo oggettivo, per cui la logica della mente è in grado di adattarsi alla logica del mondo."

Salvador Dalì, Raphalesque head exploding (1951)
La ragione politica del XXI° secolo, dunque, non può secondo Lakoff più pre-supporre di essere una ragione razionale e calcolante, ma deve prendere atto di quanto le scienze cognitive ormai ci dicono con chiarezza ossia che non c'è dicotomia tra ragione, emozioni e sentimenti.
Avere consapevolezza di questo fatto significa avere ben chiaro da un lato che le decisioni politiche non possono essere decisioni "asettiche" e "puramente razionali", ma che la stessa possibilità di tali decisioni nel senso "vetero-illuministico" è totalmente fuorviante oltre che cognitivamente infondata.
Questa rinnovata consapevolezza deve quindi fare i conti con quello che Lakoff chiama l'inconscio cognitivo, che è parte non solo integrante ma preponderante del nostro pensiero.
In tale quadro, Lakoff afferma che:
"Il pensiero inconscio è riflesso (reflexive) : automatico, incontrollato. Si pensi al riflesso del ginocchio, a ciò che la gamba fa quando il medico colpisce con il martelletto il ginocchio del paziente. Il pensiero conscio è riflettente (reflective) come il guardarsi in uno specchio. Se tutti i pensieri fossero consci e riflettenti, conosceremmo la nostra mente e avremmo il controllo delle decisioni che prendiamo. Ma poiché nella maggioranza dei casi non sappiamo cosa stia facendo il nostro cervello, la maggior parte del pensiero è riflesso, e non riflettente, e fuori dalla portata del controllo conscio. Di conseguenza il nostro cervello prende decisioni di cui non siamo consapevolmente informati. Il cervello non è una macchina per pensare disincarnata, tale da poter funzionare altrettanto bene dentro una vasca. Al contrario è incorporato nel più profondo dei modi (...) Non dovrebbe allora essere motivo di sorpresa che le idee che escono dai nostri cervelli incorporati dipendano in larga misura dalle peculiarità dell'anatomia umana in generale e dal modo in cui noi, come esseri umani, funzioniamo sul nostro pianeta e nei rapporti con gli altri. Ciò non è sorprendente quando resta nell'ambito delle vaghe astrazioni, ma è notevole quando si passa ai dettagli. Anche le nostre idee di morale e di politica sono profondamente incorporate: sono formulate e messe in atto non solo dall' anatomia neurale e dalla connettività dei nostri cervelli, ma anche dai modi in cui funzioniamo per lo più nell'inconscio cognitivo: in ciò che il cervello sta facendo senza che lo si possa vedere."

Diventa, pertanto, fondamentale cominciare a ragionare consapevolmente in termini di una ragione di tipo neo-illuministico, che sappia in primis che:

"- in primo luogo, ciò che i nostri cervelli stanno facendo al di sotto del livello di coscienza influisce sulla morale e sulla politica - come pure su ogni aspetto delle nostre vite sociali e personali (...) Gli abili politici (come pure i venditori più intelligenti) traggono vantaggio dall'ignoranza delle nostre stesse menti facendo appello al livello inconscio. Nello stesso tempo leader politici onesti, giornalisti e operatori del sociale, solitamente inconsapevoli del lavorio nascosto della mente, sono spesso incapaci di usare ciò che è noto sulla mente al servizio della morale e della verità;
-  in secondo luogo le forme della ragione inconscia non sono arbitrarie. Non possiamo cambiare la nostra visione morale e politica del mondo a piacere. Ci sono modelli di morale e politica che sono determinati da come funzioniamo con i nostri corpi sia nel mondo fisico che in quello sociale;
- infine, gli aspetti incorporati della mente, come vedremo, ci connettono gli uni agli altri nonché agli altri esseri viventi ed al mondo fisico. E' ciò che in ultima analisi determina il senso della morale e della politica."


Capire, dunque, come "funziona" la nostra ragione politica diventa fondamentale per poter comprendere ciò che davvero vogliamo e per poter capire ciò che i politici ci raccontano e in che modo possono influenzare, nostro malgrado, le nostre decisioni.
Nel prossimo post cominceremo ad approfondire ciò che per George Lakoff significa entrare nell'epoca di un Nuovo Illuminismo per poi avanzare alcune riflessioni critiche sul suo pensiero.

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sabato 14 maggio 2011

La coscienza del Quantum Brain (3ª Parte)

Una prima riflessione che farei dopo aver dato una descrizione discorsiva del modello di Vitiello-Freeman del "dissipative quantum brain" è che esso presenta delle analogie con l'approccio che in filosofia della mente prende il nome di "mente estesa" e di cui ho parlato in questi post (primaseconda e terza parte, assemblate anche qui per una lettura più veloce).

Fonte: Legend555, Flickr
Nella trattazione della "extended mind" ho focalizzato l'attenzione sui seguenti aspetti, che ricordo brevemente:
a. Il principio di causalità e la sua natura emergente ed epistemologica più che ontologica (la scienza preferisce al livello ontologico locale la nozione di "legge");
b. La differenza fra causalità, determinismo e predicibilità;
c. La nozione di "mente estesa" come processo emergente dall'accoppiamento imprescindibile fra corpo-cervello ed ambiente-mondo (non esiste il "cervello nella vasca"), evidenziando quindi l'importanza non solo dei correlati neurali della coscienza, ma anche di quelli ambientali e socio-culturali, dove sempre più importanza stanno rivestendo le nuove tecnologie della comunicazione ed il relativo uso massivo con implicazioni cognitive da analizzare attentamente;
d. La prudenza epistemologica che dobbiamo attribuire alle interpretazioni derivanti dall'utilizzo delle tecniche di "brain imaging", che non sono delle "macchine leggi-pensieri" (cfr. blog I. Licata, 2009);
e. La coscienza non "accade" (solo) nel cervello, ma è un'attività emergente della mente ed i relativi contenuti non provengono solo dal cervello, ma anzi in gran parte dal "mondo esterno" (approccio esternalistico), fatti salvi ovviamente gli aspetti genetici diciamo di "strutturazione morfologica" del cervello e di quegli "schemi neuronali" che si possono considerare innati.
f. Prevalenza di una visione filosofica fenomenologica di stampo "post-heideggeriano" e critica delle posizioni di tipo "kantiano", imperniate sugli schemi a priori del cervello, a favore di un approccio sensomotorio (nel cui ambito è da ricordare lo studio sui "neuroni specchio");
g. La metafisica è una dimensione "naturale" dell'essere umano (cfr. Virno, 2010).

Il "dissipative quantum brain" di VF mostra, come dicevo, delle analogie con la "mente estesa" attraverso il processo di interazione (quantistico e dissipativo, quindi "aperto") del cervello (l' "universo non tilde" Ak) con il suo Double (l' "universo tilde" ∼Ak) da cui emergerebbe la coscienza.
Ricordando che l' "universo tilde" è la "reversed copy image" del cervello richiesta dalla matematica stessa della teoria quantistica a molti corpi dissipativa e che, in sintesi, è l'insieme dei processi di memoria e apprendimento derivanti dall'interazione del cervello con l'ambiente-mondo con i quali l' "universo tilde" interagisce continuamente a seguito degli stimoli sia ambientali che del cervello stesso, è evidente come il modello dia una fondamentale importanza all'accoppiamento strutturale dell'individuo con l'ambiente e di come la stessa coscienza emerga solo in virtù di questo accoppiamento.
Occorre, per altro, ricordare che il modello VF non si è ancora posto come modello esplicativo degli stati mentali, ma solo di quelli del cervello - per altro "in fieri" per quanto concerne le relazioni con i processi meramente biologici - per cui in attesa di una formalizzazione di tali ulteriori processi emergenti possiamo solo fare delle ipotesi analogiche.

La cosa interessante di questa interazione "Ak R ∼Ak" (chiamiamo R il processo quantistico fra cervello e Double in cui come si è visto è fondamentale il concetto fisico di stati multipli di vuoto quantistico non equivalenti fra loro o "vuoto degenere") è che per quanto l'ambiente sia determinante nella generazione della coscienza è comunque solo nel momento in cui il cervello interagisce con sé stesso (con il suo Double) che la coscienza emerge in quanto tale.
Questo punto determinante del modello ci fa quasi subito riflettere sull'eventualità che la struttura del "Double" è fondamentale per un corretto funzionamento del cervello nel suo insieme e che se ci sono "anomalie" nel meccanismo di strutturazione del Double, con ogni probabilità il cervello avrà delle carenze nei suoi "stati di coscienza" (ad es. patologie di tipo relazionale come l'autismo).
Il Double, in qualità di "immagine memorizzata del mondo", è nella sua evoluzione dinamica ciò che consente al sistema-cervello di fare una "corretta" esperienza del e nel mondo e quindi consente quell'agire nel mondo che è alla base della coscienza della "mente estesa".
In questo modello, dunque, la mente "produce" continuamente attraverso il Double il proprio mondo, e sembrerebbe manifestare in ciò una struttura ontologica di monade, come afferma il filosofo Gordon Globus in questo scritto intitolato "The being/brain problem" (2005) e nel recente "Consciousness and Quantum Physics: a Deconstruction of the Topic" (2011), dove afferma che :
"The present view might be called 'monadological' but in a distinct sense from that of Leibniz. Leibniz did not doubt that there is in fact a transcendent world bestowed through God's love. 'God produces substances from nothing,' Leibniz (1952, sect. 395) states in the Theodicy. The worlds in parallel of monads are in 'pre-established harmony' with the transcendent world God thinks into being. But there is no transcendent world according to the view developed here. There is closure--a distinctionless 'abground' (Heidegger 1999) or even 'holomovement' (Bohm 1980; Bohm and Hiley 1993)--and multiple parallel phenomenal world disclosures."
Ovviamente, le monadi hanno esperienze in comune e riconoscono nell'ambito della propria esperienza "oggetti comuni" (ad esempio se parliamo di politica italiana abbiamo subito un contesto comune di riferimento)ma c'è sempre una irriducibilità di fondo tra esse in virtù del processo "cervello-Double", che implica sempre una "mediazione interna" e quindi una ontologia sostanzialmente "monadica".
Al variare della "struttura" del Double cambia la monade e il suo livello di apertura/chiusura al mondo nonché quello di comprensione del mondo.
In tale senso, occorre considerare le implicazioni sociali e quindi politiche di questa presumibile "natura monadica" cercando di riflettere sulle sue conseguenze su questioni importanti come da un lato l'empatia e la cooperazione per il raggiungimento di obiettivi che trascendono il singolo e dall'altro come il rispetto e la giusta considerazione della singola individualità, che per quanto "empatica" sarà sempre inesorabilmente "monadica" e dunque con una storia irripetibile e a cui fare sempre riferimento.
Nella visione di Gordon Globus, tipicamente fenomenologica e heideggeriana, c'è inoltre una interessante provocazione filosofica che decostruisce completamente il concetto stesso di coscienza e dei qualia, considerati vaghi, a favore di un recupero dell' "essere" di cui parla Heidegger e che nel modello VF è assimilato proprio alla dinamica fra "modalità tilde" "modalità non tilde", in cui poi c'è una suggestiva analogia fra l'Abgrund (l' "abisso" che Heidegger contrappone al concetto metafisico classico di "fondamento", Grund) del filosofo tedesco ed il vacuum quantistico ("ground state") da cui continuamente attraverso la dinamica delle condensazioni bosoniche emerge e si struttura la memoria e la coscienza.
Così come l'essere, dunque, secondo il nostro emergerebbe dall'abisso (si "svela"), il ciclo percezione-azione è originato dal "between" fra cervello e Double, che sarebbe in sintesi l'esserci e l'essere-nel-mondo di Heidegger.
Al di là della post-fenomenologia postmoderna di Gordon Globus, che comunque è a mio parere da apprezzare per la provocazione decostruzionista, il modello VF apre sicuramente le porte ad un approccio interdisciplinare molto stimolante fra fisica, biologia e filosofia, anche se è evidentemente ancora un momento embrionale ai fini di una comprensione ampia della mente, che si auspica possa trarre dal "paradigma quantistico", con i necessari salti qualitativi auspicati dagli stessi scienziati, una nuova linfa per il pensiero e la conoscenza.  



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sabato 30 aprile 2011

La coscienza del Quantum Brain (2ª Parte)

La descrizione del modello Vitiello-Freeman del "quantum brain" che vi propongo sarà necessariamente discorsiva e cercherò di estrapolarne gli elementi che ritengo essenziali per una sua comprensione intuitiva poggiante comunque su una base di concetti della fisica quantistica e in parte della biologia.

Innanzitutto, come ho già detto nel precedente post, questa teoria ipotizza una coesistenza e interazione fisica reale fra processi quantistici e processi biologici, laddove la realtà classica biologica e neurale emergerebbe "naturalmente" da quella quantistica e i relativi processi neurali nel cervello sarebbero direttamente "implementati" da quest'ultima (ad es. la rapida sincronizzazione dei pattern neurali) oltre cha da fenomeni tipicamente biochimici e quindi "classici" (dunque, come detto, quantistico e classico coesisterebbero).
In particolare, nel nostro cervello e in generale in tutto il corpo - dove il sistema nervoso è "immerso" in un "milieu di biomolecole", tra cui quella più diffusa è l'acqua - si verificherebbero dei processi quantistici spontanei (rotture spontanee di simmetria dei dipoli elettrici delle biomolecole) dovuti alla continua interazione con l'ambiente ed alla natura stessa dei legami elettromagnetici delle predette biomolecole.
In buona sostanza, nel cervello (e in tutto il corpo per logica estensione) esisterebbe già "a monte" un campo quantistico, con caratteristiche che vedremo, entro il quale avverrebbero i predetti fenomeni di rottura spontanea di simmetria e dal quale emergerebbero naturalmente i processi della realtà classica biologica, che nel nostro caso specifico è fatta, semplificando, da biomolecole e neuroni nel cervello (e poi, ovviamente, da sinapsi, assoni, dendriti, cellule gliali ecc.; nel modello di Vitiello-Freeman la "sorgente" dei pattern rilevati e all'origine della formulazione della teoria riguarda il cosiddetto "neuropil" della neocorteccia).

Il modello di Vitiello-Freeman si basa sull'utilizzo della teoria quantistica dei campi a molti corpi , che si è rivelata ottimale per descrivere i fenomeni di emergenza dal livello quantistico a quello classico e per spiegare alcuni importanti dati sperimentali derivanti dagli elettroencefalogrammi (EEG) e dagli elettrocorticogrammi (ECoG), che altrimenti non sarebbero spiegabili attraverso i processi classici di tipo meramente elettrochimico.
Come abbiamo detto la teoria quantistica dei campi è detta anche "seconda quantizzazione" (Licata, 2008) e fondamentalmente si distingue dalla meccanica quantistica ("prima quantizzazione") per la modifica sostanziale del concetto di spazio-tempo vuoto (il "vuoto quantistico" e le sue fluttuazioni di "punto zero") e, in particolare, quella "a molti corpi" descrive in maniera efficace l'emergenza di comportamenti coerenti collettivi a partire da una molteplicità di "particelle elementari" ed è comunemente usata ad esempio nella fisica della materia condensata (fenomeni della superfluidità, superconduttività ecc.).
Un punto di partenza dell'analisi quantistica di Vitiello-Freeman la possiamo far risalire al famoso dilemma di Lashley risalente alla prima metà del secolo scorso (1942) : "Here is the dilemma. Nerve impulses are transmitted ... from cell to cell through definite intercellular connections. Yet, all behavior seems to be determined by masses of excitation...within general fields of activity, without regard to particular nerve cells... What sort of nervous organization might be capable of responding to a pattern of excitation without limited specialized path of conduction? The problem is almost universal in the activity of the nervous system".
La ricerca di Vitiello-Freeman, dunque, si basa sulla definizione di questi "pattern di conduzione non specializzati" del sistema nervoso (cerebrale) in risposta ai "pattern di eccitazione" nel ciclo di azione-percezione ed interazione dell'organismo con l'ambiente.

In sostanza, il problema è capire come si generano comportamenti collettivi neurali coerenti e sincronizzati a velocità difficilmente spiegabili con la semplice trasmissione elettrochimica.

Fonte: Vitiello, Freeman, 2008 "The sharp spikes (gray, De(t)) show the rate 
of change in spatial AM patterns. The lower  curve (black, the inverse of Re(t), 
a measure of synchrony)  shows that the re-synchronization precedes the emergence
of spatial order  and also the increase in power in each frame."




Come dicono in questo articolo gli stessi autori: " Observations and data analysis carried on in the past decades (Freeman, 1975-2006) have shown that the brains of animal and human subjects engaged with their environments exhibit coordinated oscillations of populations of neurons, changing rapidly with the evolution of the relationships between the subject and its environment, established and maintained by the action-perception cycle. Our analysis of electroencephalographic (EEG) and electrocorticographic (ECoG) activity has shown that cortical activity during each perceptual action creates multiple spatial patterns in sequences that resemble cinematographic frames on multiple screens. In this paper we will briefly review some of the features of the dissipative model of brain which has been formulated in recent years (Vitiello, 1995, 2001; 2004; Freeman & Vitiello, 2006- 2010)."


Questi pattern rilevati da EEG e ECoG sono detti "spatial amplitude modulated patterns" (AM) e Vitiello-Freeman ne hanno identificato la sorgente nel "neuropil neocorticale", ossia "the dense felt-work of axons, dendrites, cell bodies, glia and capillaries forming a continuous sheet 1 to 3 mm in thickness over the entire extent of each cerebral hemisphere in mammals" e le relative onde di trasporto sono state identificate come strette bande di oscillazione di circa 3-5 Hz all'interno delle frequenze cerebrali beta (12-30 Hz) e gamma (30-80 Hz), che "form during the active state and dissolve as the cortex returns to its receiving state after transmission" (Vitiello-Freeman, 2008).

Questa oscillazione di frequenza fra "active state" e "receiving state" della neocorteccia secondo i  nostri autori comporterebbe che: "The change in the dynamical state of the brain with each new frame resembles a collective neuronal process of phase transition requiring rapid, long-distance communication among neurons for almost instantaneous re-synchronization of vast numbers of neurons".


Dunque, i pattern AM rilevati dagli strumenti (EEG e ECoG) e le relative onde di trasporto ad essi associati nella forma di leggere variazioni (3-5 Hz) delle onde cerebrali beta e gamma possono essere riferibili a processi neuronali coerenti e collettivi conseguenti a transizioni di fase, che richiedono rapide comunicazioni a lunga distanza fra neuroni e che determinano una ri-sincronizzazione pressocché istantanea di un vasto numero di neuroni.

Secondo Vitiello-Freeman la rapidità di questo processo di ri-sincronizzazione neuronale a lunga distanza non è compatibile "with the mechanisms of long-range diffusion and the extracellular dendritic currents of the ECoG, which are much too weak. The length of most axons in cortex is a small fraction of the observed distances of long-range correlation, which cannot easily be explained even by the presence of relatively few very long axons creating small world effects [Barabásí, 2002]".


Cioè, i meccanismi di diffusione a lunga distanza, ossia le correnti elettriche dendritiche extra-cellulari e le trasmissioni di tipo chimico, non sono idonee secondo VF (abbrevierò così Vitiello-Freeman a partire da qui) a spiegare i pattern AM osservati e la velocità del processo neuronale da essi implicato ("Thus, neither the chemical diffusion, which is much too slow, nor the electric field of the extracellular dendritic current nor the magnetic fields inside the dendritic shafts, which are much too weak, are the agency of the collective neuronal activity. Lashley’s dilemma remains, thus, still to be explained" [2008]).

A questo punto, l'ipotesi di VF  è quella di spiegare questo processo osservato dei pattern AM e dei processi quasi-istantanei di ri-sincronizzazione neuronale ad esso riferibili come un processo quantistico reale e quindi di ipotizzare che il cervello sia un sistema quantistico macroscopico reale ("namely a system whose macroscopic behaviour cannot be explained without recourse to the microscopic dynamics of its elementary components" [Vitiello, Freeman, 2011]) in cui i neuroni e le biomolecole restano enti biologici classici, ma i relativi processi sono emergenti dal campo quantistico bosonico sottostante che è descritto dalla citata teoria quantistica dei campi a molti corpi.
Tale campo quantistico bosonico sarebbe interessato da continui processi di rottura spontanea della simmetria rotazionale del dipolo delle biomolecole, che sono ionizzate e dipolari (Licata, 2008), che da' origine - in base alla teoria a molti corpi - ai bosoni di Nambu-Goldstone  (dipole wave quanta, DWQ),  che sono particelle o modi del campo a massa nulla o estremamente piccola (Higgs-Kimble mechanism) e che "possono condensare a temperature biologicamente rilevanti producendo stati coerenti (evanescent photons) attraverso una peculiare filamentazione del campo elettrico che si dirama su ampie zone cerebrali" (Licata, 2008).

Fonte: http://www.leigharnold.com/
Il modello VF rappresenta una evoluzione di quello di Hiroomi Umezawa e Luigi M. Ricciardi (RU Model, 1967 e successive modifiche), che era un modello sviluppato per lo studio della materia condensata e prevedeva "la variazione di alcuni parametri d'ordine che innescano dei processi SSB (spontaneous simmetry breakdown) grazie ai quali si manifestano nel "cervello" un gran numero di modi vibrazionali di tipo bosonico" (Licata, 2008). Tale modello, però, prevedeva un "quantum brain" solo "formale", ossia considerava la teoria quantistica un modo strumentale ed efficace per descrivere i processi cerebrali (una sorta di "quantum like semantics"), ma non ipotizzava il cervello come un sistema quantistico macroscopico reale come invece fa il modello VF.

Inoltre, il modello Umezawa-Ricciardi non era di tipo dissipativo come invece quello Vitiello-Freeman, che prende il nome di dissipative quantum brain,  e quindi non considerava gli aspetti termodinamici dovuti all'interazione con l'ambiente ed al relativo scambio di energia ed informazione con il sistema cerebrale e l'intero organismo come fa invece il modello VF "che porta all'immagine di una mente che vive tramite una serie continua di transizioni di fase e dunque di nuovi livelli emergenti" (Licata, cit.).
Infine, il modello Ricciardi-Umezawa era troppo statico in quanto sostanzialmente "chiuso" (bassa apertura logica) e ciò comportava un grosso problema nella modellizzazione dei processi di memoria che si "sovrapponevano" l'uno sull'altro dando come risultato una sorta di incapacità strutturale del cervello a dimenticare, ovviamente non accettabile.
Questo problema viene risolto dal dissipative quantum brain proprio grazie al meccanismo quantistico di tipo bosonico che si svolge in un campo quantistico a stati di vuoto multiplo (cd. "vuoto degenere") all'interno dei quali i bosoni possono continuamente condensarsi dando luogo a "possibili infiniti stati coesistenti e non distruttivi per codificare l'informazione; l'arrivo di nuova informazione non produce necessariamente la distruzione di quella precedentemente immagazzinata, ma piuttosto, com'è naturale aspettarsi da un sistema dissipativo, un continuo processo di assemblaggio tra vecchia e nuova informazione. I numeri quantici associati ai vari comportamenti collettivi non sono fissi, ma variano nel tempo in co-evoluzione con gli stimoli ambientali. L'introduzione di un flusso complementare di informazione e dissipazione introduce in modo naturale una freccia del tempo legata alla descrizione dei processi cognitivi" (Licata, cit.).

Dunque, nel modello VF acquisisce fondamentale importanza il ruolo degli stati multipli di vuoto quantistico non equivalenti fra loro ("inequivalent ground state") e della continua rottura spontanea di simmetria dei dipoli rotazionali delle biomolecole, che da' origine alle transizioni di fase con "eccitazioni bosoniche" e la relativa densità di condensazione sempre diversa e in continua riorganizzazione all'interno degli stati di vuoto multiplo, che consente quella continua riconfigurazione del codice dell'informazione associabile alla memoria ed all'apprendimento.
In tale contesto, la densità di condensazione bosonica (e la sua variazione) è associata al parametro d'ordine del processo collettivo ("In our model we conceive the order parameter as the density of the synaptic interactions at every point in the cortical neuropil, and we interpret the ECoG recorded at each point as an experimentally observable correlate of the neural order parameter") e alle correlazioni neuronali a lunga distanza e quindi alla relativa coerenza del sistema (uno stato coerente è caratterizzato da bosoni NG che condividono la stessa fase).
Inoltre, in base alla teoria gli stati di vuoto multiplo sono reciprocamente esclusivi fra loro e quindi impediscono che ci siano sovrapposizioni di stato (che hanno reso famoso il gatto di Schroedinger, come visto nel post precedente).
Come scrivono i nostri: "In the dissipative model, under the influence of an external stimulus, the brain inner dynamics selects one of the possible (inequivalent) ground states, each of them thus being associated to a different memory. Infinitely many memories may thus be stored and, due to the unitarily inequivalence of the (vacuum) states, they are protected from reciprocal interference. In the dissipative model we regard the NG condensate as an expression of a transiently retrieved memory (thought, percept, recollection) that has been accessed by a phase transition."

La cosa interessante che emerge per necessità matematica della teoria è che trattandosi di un sistema dissipativo termodinamico occorre duplicare i gradi di libertà per rendere conto dell'interazione con l'ambiente e ciò porta alla "nascita" del Double del sistema - che chiameremo ∼Ak (tilde-A con k gradi di libertà del campo quantistico) - , mentre il sistema-cervello lo chiameremo Ak (non-tilde A, con k gradi di libertà), dove ∼Ak (l' "universo tilde") "può essere considerato il time-reversed mirror image" (Licata, cit.) dell' "universo non tilde", ossia Ak (il sistema cervello).

A tal proposito, i nostri scrivono: "The possibility to exploit the whole variety of unitarily inequivalent vacua arises as a consequence of the mathematical necessity in quantum dissipation to "double" the system degrees of freedom so as to include the environment in which the brain is embedded. That reflective fraction of the environment is thus described as the Double of the system, which turns out to be the system time- reversed copy. The entanglement between the brain and its environment is thus described as a permanent coupling, or dynamic dialog between the two, which may be related to consciousness mechanisms. Consciousness thus appears as a highly dynamic process rooted in the dissipative character of the brain dynamics, which, ultimately, is grounded into the non-equilibrium thermodynamics of its metabolic activity."


La coscienza emergerebbe in tale modello dal dialogo (il "between") tra le "modalità tilde" e quelle "non-tilde" del campo quantistico, quindi tra il sistema ed il suo Doppio o Sosia, e dunque si potrebbe "spiegare i processi coscienti come una speciale proprietà di auto-interazione del sistema con sé stesso. E' possibile dire in accordo con Maturana e Varela, che l'attività mentale è una continua produzione del mondo che origina dalla natura irreversibile e dissipativa delle nostre interazioni con l'ambiente" (Licata, 2008).

Dobbiamo, quindi, immaginare la coscienza come una capacità emergente dal dialogo continuo fra il sistema Ak ed il suo Doppio ∼Ak, in cui i processi bosonici dovuti alla rottura di simmetria ed alle transizioni di fase sono alla base della formazione ed evoluzione della memoria (sia a breve che a lungo termine), dell'apprendimento e in generale del ciclo percezione-azione.
E' importante ribadire che tali processi quantistici implementano, ma non sostituiscono quelli classici di tipo elettrochimico, costituendone per così dire "la matrice fisica informazionale profonda" su cui si fonda la coerenza del sistema.

Al livello classico, inoltre, dicono i  nostri autori che ci sono fenomeni di non linearità e di caos deterministico :"In recent years, the dissipative model has been developed also considering the available experimental observations and data analysis (Freeman & Vitiello, 2006-2010). The reader can find in the quoted literature a list of properties and predictions of the model, as compared to observations, which here for brevity we do not report. The data analysis shows that one can depict the brain non-linear dynamics in terms of attractor landscapes. Each attractor is based in a nerve cell assembly of cortical neurons that have been pair-wise co-activated in prior Hebbian association and sculpted by habituation and normalization (Kozma & Freeman, 2001). Its basin of attraction is determined by the total subset of receptors that has been accessed during learning. Convergence in the basin to the attractor gives the process of abstraction and generalization to the category of the stimulus. The memory store is based in a rich hierarchy of landscapes of increasingly abstract generalizations (Freeman, 2005; 2006). The continually expanding knowledge base is expressed in attractor landscapes in each of the cortices."

Pertanto, il dissipative quantum brain  abbina la teoria quantistica dei campi, la termodinamica, la complessità (caos deterministico e non linearità) e neurobiologia in un approccio interdisciplinare davvero pregevole, che dovrà essere perfezionato come dicono gli autori stessi per rendere conto meglio delle relazioni con i processi biochimici neuronali e delle funzioni mentali più elevate ("Moreover, the dissipative model describes the brain, not mental states. Also in this respect this model differs from those approaches where brain and mind are treated as if they were a priori identical (...) "There are many open questions which remain to be answered. For example, the analysis of the interaction between the boson condensate and the details of electrochemical neural activity, or the problems of extending the dissipative many-body model to account for higher cognitive functions of the brain need much further work"[2008]).

Ci tornerò nel prossimo post, dove cercherò di delineare alcune implicazioni filosofiche di questo modello quantistico del cervello.

domenica 17 aprile 2011

La coscienza del Quantum Brain (1ª Parte)

Abbiamo visto parlando di mente estesa come i processi della "embodied mind" di percezione-cognizione-azione possano essere interpretati in termini di emergenza derivante da uno stretto accoppiamento tra il corpo-mente con sé stesso e con l'ambiente-mondo.

Ne è conseguito che quella che noi chiamiamo "coscienza" risulti in realtà non una "cosa" che accade dentro di noi, ma un processo complesso, dinamico ed aperto che deriva dalla co-esistenza e dalla co-evoluzione del sistema corpo-cervello con l'ambiente-mondo e viceversa.

Dunque, non avremo a che fare solo con i "correlati neurali", ma anche con quelli ambientali e socio-culturali, che avranno pieno titolo nella definizione dei contenuti mentali e dei relativi processi.

Una conseguenza importante è quella della irriducibilità della mente estesa a fattori meramente bio-chimici, per quanto importantissimi come si é detto (compresi quelli genetici), così come l'esecuzione di una musica non dipende solo dalle note scritte sul pentagramma.
In sintesi, il paradigma della mente estesa pur non facendo riferimento a leggi non fisiche e quindi rientrando, a mio parere, all'interno del principio di chiusura causale del mondo fisico (che è un principio, ripeto, metafisico materialistico e non una legge della fisica in senso stretto come le leggi della termodinamica) considera la coscienza non "zippabile" all'interno dell'individuo e non comprimibile alle sue singole componenti bio-chimiche in quanto è un processo emergente, complesso ed aperto al mondo, senza il quale non potrebbe nemmeno esistere.

In tale quadro, un modello molto interessante che mostra notevoli analogie con la mente estesa è quello del "dissipative quantum brain", elaborato dal fisico teorico italiano Giuseppe Vitiello ("My double unveiled", 2001) sulla base del modello di Ricciardi-Umezawa (1967; Stuart, Takahashi e Umezawa, 1978; 1979), e che proporrò nella versione affinata negli ultimi anni assieme al neurobiologo Walter J. Freeman, recentemente riproposta in forma sintetica e abbastanza comprensibile anche per "non addetti ai lavori" nel Journal of Cosmology con l'articolo "The Dissipative Brain and Non-Equilibrium Thermodynamics" , che fa riferimento anche al modello olonomico del cervello e della memoria (che, come vedremo, ha una funzione importante nel modello) frutto delle intuizioni e degli studi di Karl Pribram anche in collaborazione con David Bohm.

Prima di spiegare in sintesi ed in termini discorsivi il modello di Vitiello-Freeman, è necessario precisare che quando si parla di "quantum brain" lo si può fare essenzialmente in due modi, ossia considerando che nei modelli:
a.  i processi quantistici vengano considerati reali all'interno del cervello e siano descritti dal formalismo della meccanica quantistica (cd. "prima quantizzazione") o della teoria quantistica dei campi (cd. "seconda quantizzazione") (Licata, 2008);
b. i processi quantistici non vengano considerati reali, ma si utilizzi il formalismo quantistico per descrivere processi complessi caratterizzati da auto-organizzazione ed emergenza. In tal caso, si parla di  "Quantum like semantics", "in quanto i sistemi trattati non sono di natura quantistica ma seguono piuttosto una logica quantistica nelle relazioni tra sistema ed osservatore, cosa che modifica il significato del formalismo" (Licata, 2008).

Modelli del primo tipo sono ad esempio quello citato di Vitiello-Freeman e la teoria Orch-OR, tanto famosa quanto controversa, di Penrose-Hameroff, mentre modelli del secondo tipo sono quelli elaborati ad es. da Yuri Orlov o da Andrei Khrennikov (cfr. Licata cit.) o ancora gli studi connessionistici sulle "reti neurali quantistiche", come quelli di Avshalom C. Elitzur , con applicazioni ad esempio nella robotica evolutiva e nell'intelligenza artificiale post-classica basata in prevalenza sui sistemi sub-simbolici (connessionismo).


Quando si parla di "cervello quantistico" in senso reale ci riferiamo ad un sistema macroscopico quantistico a tutti gli effetti, come possono essere i fenomeni della superconduttività, superfluidità, i laser ed il quantum computing (che può essere digitale e quindi di tipo Turing o analogico, quindi super-Turing ma non universale).

Il concetto di sistema quantistico macroscopico ci riporta al famoso paradosso del gatto di Schrödinger (la sovrapposizione degli stati "gatto vivo" e "gatto morto") e quindi all'annoso problema della misura in fisica quantistica ed al collasso della funziona d'onda descritta dalla equazione di Schrödinger.
Il problema di fondo è capire "se e come" l'interazione fra strumenti di misura e "quanti" (e in generale fra realtà macro e realtà micro), di cui l'esempio tipico è l'esperimento delle due fenditure, determina la "scelta" di un valore tra le "infinite storie quantistiche" possibili o se invece la funzione d'onda "collassi" naturalmente indipendentemente dal ruolo dell'osservatore/misuratore come prevedono ad esempio l'ipotesi della decoerenza quantistica, in cui  "l'oggetto quantistico arriva all'apparato di misura già classico, dopo una sorta di decadimento legato a processi più o meno esotici oppure ad un opportuno gioco di interferenze distruttive tra le varie storie" (Licata, cit.), della riduzione dinamica della teoria GRW (Ghirardi-Rimini-Weber) o la stessa Orch-OR citata di Roger Penrose.

Del resto, come diceva ironicamente lo stesso John Stuart Bell nel suo "Against Measurement":
"La funzione d'onda del mondo ha per caso atteso di 'saltare' per migliaia di anni fino a che non è apparsa la prima creatura vivente monocellulare? Oppure ha aspettato ancora un pò di più, per aspettare qualche sistema meglio qualificato... con un dottorato?".
Quindi, da un lato nella meccanica quantistica l'osservatore e il ruolo del soggetto sono recuperati rispetto alla fisica classica in quanto l'osservatore è sempre "accoppiato" al sistema osservato e lo descrive da una prospettiva particolare, ma dall'altro si dibatte sull' "oggettività" della realtà quantistica a prescindere dal fatto che ci sia un osservatore che misura.

Tutto questo è fondamentale quando si parla di "quantum brain reale" perché se consideriamo il cervello come un sistema quantistico macroscopico reale, occorre capire le relazioni che intercorrono fra la realtà quantistica sottostante (l' "implicate order" di Bohm) e quella classica di tipo termodinamico (l' "explicate order") e come sia possibile che la realtà classica emerga da quella quantistica conservando proprietà quantistiche.
Nel prossimo post cominceremo a vedere queste relazioni secondo la proposta di Vitiello-Freeman, che intanto potete, se volete, cominciare a leggere nei link proposti.

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