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sabato 14 maggio 2011

La coscienza del Quantum Brain (3ª Parte)

Una prima riflessione che farei dopo aver dato una descrizione discorsiva del modello di Vitiello-Freeman del "dissipative quantum brain" è che esso presenta delle analogie con l'approccio che in filosofia della mente prende il nome di "mente estesa" e di cui ho parlato in questi post (primaseconda e terza parte, assemblate anche qui per una lettura più veloce).

Fonte: Legend555, Flickr
Nella trattazione della "extended mind" ho focalizzato l'attenzione sui seguenti aspetti, che ricordo brevemente:
a. Il principio di causalità e la sua natura emergente ed epistemologica più che ontologica (la scienza preferisce al livello ontologico locale la nozione di "legge");
b. La differenza fra causalità, determinismo e predicibilità;
c. La nozione di "mente estesa" come processo emergente dall'accoppiamento imprescindibile fra corpo-cervello ed ambiente-mondo (non esiste il "cervello nella vasca"), evidenziando quindi l'importanza non solo dei correlati neurali della coscienza, ma anche di quelli ambientali e socio-culturali, dove sempre più importanza stanno rivestendo le nuove tecnologie della comunicazione ed il relativo uso massivo con implicazioni cognitive da analizzare attentamente;
d. La prudenza epistemologica che dobbiamo attribuire alle interpretazioni derivanti dall'utilizzo delle tecniche di "brain imaging", che non sono delle "macchine leggi-pensieri" (cfr. blog I. Licata, 2009);
e. La coscienza non "accade" (solo) nel cervello, ma è un'attività emergente della mente ed i relativi contenuti non provengono solo dal cervello, ma anzi in gran parte dal "mondo esterno" (approccio esternalistico), fatti salvi ovviamente gli aspetti genetici diciamo di "strutturazione morfologica" del cervello e di quegli "schemi neuronali" che si possono considerare innati.
f. Prevalenza di una visione filosofica fenomenologica di stampo "post-heideggeriano" e critica delle posizioni di tipo "kantiano", imperniate sugli schemi a priori del cervello, a favore di un approccio sensomotorio (nel cui ambito è da ricordare lo studio sui "neuroni specchio");
g. La metafisica è una dimensione "naturale" dell'essere umano (cfr. Virno, 2010).

Il "dissipative quantum brain" di VF mostra, come dicevo, delle analogie con la "mente estesa" attraverso il processo di interazione (quantistico e dissipativo, quindi "aperto") del cervello (l' "universo non tilde" Ak) con il suo Double (l' "universo tilde" ∼Ak) da cui emergerebbe la coscienza.
Ricordando che l' "universo tilde" è la "reversed copy image" del cervello richiesta dalla matematica stessa della teoria quantistica a molti corpi dissipativa e che, in sintesi, è l'insieme dei processi di memoria e apprendimento derivanti dall'interazione del cervello con l'ambiente-mondo con i quali l' "universo tilde" interagisce continuamente a seguito degli stimoli sia ambientali che del cervello stesso, è evidente come il modello dia una fondamentale importanza all'accoppiamento strutturale dell'individuo con l'ambiente e di come la stessa coscienza emerga solo in virtù di questo accoppiamento.
Occorre, per altro, ricordare che il modello VF non si è ancora posto come modello esplicativo degli stati mentali, ma solo di quelli del cervello - per altro "in fieri" per quanto concerne le relazioni con i processi meramente biologici - per cui in attesa di una formalizzazione di tali ulteriori processi emergenti possiamo solo fare delle ipotesi analogiche.

La cosa interessante di questa interazione "Ak R ∼Ak" (chiamiamo R il processo quantistico fra cervello e Double in cui come si è visto è fondamentale il concetto fisico di stati multipli di vuoto quantistico non equivalenti fra loro o "vuoto degenere") è che per quanto l'ambiente sia determinante nella generazione della coscienza è comunque solo nel momento in cui il cervello interagisce con sé stesso (con il suo Double) che la coscienza emerge in quanto tale.
Questo punto determinante del modello ci fa quasi subito riflettere sull'eventualità che la struttura del "Double" è fondamentale per un corretto funzionamento del cervello nel suo insieme e che se ci sono "anomalie" nel meccanismo di strutturazione del Double, con ogni probabilità il cervello avrà delle carenze nei suoi "stati di coscienza" (ad es. patologie di tipo relazionale come l'autismo).
Il Double, in qualità di "immagine memorizzata del mondo", è nella sua evoluzione dinamica ciò che consente al sistema-cervello di fare una "corretta" esperienza del e nel mondo e quindi consente quell'agire nel mondo che è alla base della coscienza della "mente estesa".
In questo modello, dunque, la mente "produce" continuamente attraverso il Double il proprio mondo, e sembrerebbe manifestare in ciò una struttura ontologica di monade, come afferma il filosofo Gordon Globus in questo scritto intitolato "The being/brain problem" (2005) e nel recente "Consciousness and Quantum Physics: a Deconstruction of the Topic" (2011), dove afferma che :
"The present view might be called 'monadological' but in a distinct sense from that of Leibniz. Leibniz did not doubt that there is in fact a transcendent world bestowed through God's love. 'God produces substances from nothing,' Leibniz (1952, sect. 395) states in the Theodicy. The worlds in parallel of monads are in 'pre-established harmony' with the transcendent world God thinks into being. But there is no transcendent world according to the view developed here. There is closure--a distinctionless 'abground' (Heidegger 1999) or even 'holomovement' (Bohm 1980; Bohm and Hiley 1993)--and multiple parallel phenomenal world disclosures."
Ovviamente, le monadi hanno esperienze in comune e riconoscono nell'ambito della propria esperienza "oggetti comuni" (ad esempio se parliamo di politica italiana abbiamo subito un contesto comune di riferimento)ma c'è sempre una irriducibilità di fondo tra esse in virtù del processo "cervello-Double", che implica sempre una "mediazione interna" e quindi una ontologia sostanzialmente "monadica".
Al variare della "struttura" del Double cambia la monade e il suo livello di apertura/chiusura al mondo nonché quello di comprensione del mondo.
In tale senso, occorre considerare le implicazioni sociali e quindi politiche di questa presumibile "natura monadica" cercando di riflettere sulle sue conseguenze su questioni importanti come da un lato l'empatia e la cooperazione per il raggiungimento di obiettivi che trascendono il singolo e dall'altro come il rispetto e la giusta considerazione della singola individualità, che per quanto "empatica" sarà sempre inesorabilmente "monadica" e dunque con una storia irripetibile e a cui fare sempre riferimento.
Nella visione di Gordon Globus, tipicamente fenomenologica e heideggeriana, c'è inoltre una interessante provocazione filosofica che decostruisce completamente il concetto stesso di coscienza e dei qualia, considerati vaghi, a favore di un recupero dell' "essere" di cui parla Heidegger e che nel modello VF è assimilato proprio alla dinamica fra "modalità tilde" "modalità non tilde", in cui poi c'è una suggestiva analogia fra l'Abgrund (l' "abisso" che Heidegger contrappone al concetto metafisico classico di "fondamento", Grund) del filosofo tedesco ed il vacuum quantistico ("ground state") da cui continuamente attraverso la dinamica delle condensazioni bosoniche emerge e si struttura la memoria e la coscienza.
Così come l'essere, dunque, secondo il nostro emergerebbe dall'abisso (si "svela"), il ciclo percezione-azione è originato dal "between" fra cervello e Double, che sarebbe in sintesi l'esserci e l'essere-nel-mondo di Heidegger.
Al di là della post-fenomenologia postmoderna di Gordon Globus, che comunque è a mio parere da apprezzare per la provocazione decostruzionista, il modello VF apre sicuramente le porte ad un approccio interdisciplinare molto stimolante fra fisica, biologia e filosofia, anche se è evidentemente ancora un momento embrionale ai fini di una comprensione ampia della mente, che si auspica possa trarre dal "paradigma quantistico", con i necessari salti qualitativi auspicati dagli stessi scienziati, una nuova linfa per il pensiero e la conoscenza.  



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