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venerdì 30 dicembre 2011

Auguri di buon 2012 fra Kronos e Aion

Credit: Abel Tonkens
In attesa di continuare il discorso sull'infinito fra metafisica e scienza, mi è sembrato in tema formulare gli auguri per il nuovo anno 2012 esplorando brevemente due concetti di tempo evidenziati, nel particolare, da Gilles Deleuze nella sua "Logica del senso" (1969), dove il filosofo francese si presenta in veste di "stoico contemporaneo" : Kronos e Aion.
Estrarrò alcuni frammenti dalla Decima Serie "Il gioco ideale" in modo da comporre una sorta di piccolo puzzle riflessivo e spero augurale per i lettori di questo blog.

"Nei giochi da noi conosciuti il caso è fissato in certi punti: nei punti di incontro fra serie causali indipendenti, per esempio il movimento della roulette e della pallina lanciata. Una volta avvenuto l'incontro, le serie confuse seguono uno stesso binario, al riparo da ogni nuova interferenza. Se un giocatore si chinasse bruscamente e soffiasse con tutte le sue forze, per far precipitare o per contrariare la pallina, sarebbe fermato, espulso, il colpo annullato. Ma cosa avrebbe fatto, tuttavia, se non riinfondere un pò di caso? 
E' così che Josè Louis Borges descrive la lotteria di Babilonia: < Se la lotteria è una intensificazione del caso, un'infusione periodica del caos nel cosmo, non converrebbe forse che il caso intervenisse in tutte le fasi dell'estrazione e non in una sola di esse? Non è forse evidentemente assurdo che il caso detti la morte di qualcuno, ma che non siano soggette al caso le circostanze di tale morte: la riserva, la pubblicità, la proroga di un'ora o di un secolo? ... In realtà il numero di estrazioni è infinito. Nessuna decisione è finale, tutte si ramificano. Gli ignoranti presuppongono che infinite estrazioni richiedano un tempo infinito; è sufficiente di fatto che il tempo sia infinitamente suddivisibile, come mostra la famosa parabola del Conflitto con la tartaruga >. 
La domanda fondamentale sulla quale ci induce questo testo è la seguente: quale è questo tempo che non ha bisogno di essere infinito, ma soltanto "infinitamente suddivisibile"? Questo tempo è l' Aion. Abbiamo visto che il passato, il presente ed il futuro non erano affatto tre parti della stessa temporalità, ma formavano due letture del tempo, ognuna completa ed escludente l'altra: da una parte il presente sempre limitato, che misura l'azione dei corpi come cause e lo stato delle loro mescolanze in profondità (Kronos); dall'altro il passato ed il futuro essenzialmente illimitati, che raccolgono alla superficie gli eventi incorporei in quanto effetti (Aion)
La grandezza del pensiero stoico è quella di dimostrare a un tempo la necessità delle due letture e la loro esclusione reciproca. A volte si dirà che solo il presente esiste, che assorbe e contratta in sé il passato ed il futuro, e, di contrazione in contrazione sempre più profonde, raggiunge i limiti dell'Universo intero per diventare un presente vivente cosmico. E' sufficiente allora procedere secondo l'ordine delle decontrazioni perché l'Universo ricominci e tutti i suoi presenti siano restituiti: il tempo del presente è dunque sempre un tempo limitato, ma infinito perché ciclico, che anima un eterno ritorno fisico come ritorno dello Stesso, e un'eterna saggezza morale come saggezza della Causa. 
A volte al contrario si dirà che soltanto il passato ed il futuro sussistono, che suddividono all'infinito ogni presente, per quanto piccolo sia, e lo allungano sulla loro linea vuota. Appare chiaramente la complementarietà del passato e del futuro: ogni presente, infatti, si divide in passato ed in futuro, all'infinito.
O piuttosto un tale tempo non è infinito, perché non ritorna mai su di sé, ma è illimitato in quanto pura linea retta le cui due estremità non cessano di allontanarsi nel passato, di allontanarsi nel futuro.
Non vi è forse nell' Aion un labirinto affatto diverso da quello di Kronos, ancora più terribile, e che comanda un altro eterno ritorno e un'altra etica (etica degli Effetti)?
Pensiamo ancora alle parole di Borges: < Conosco un labirinto greco che è una linea unica, retta... la prossima volta che vi ucciderò, vi prometto, questo labirinto che si compone di una sola linea retta e che è invisibile, incessante. >
In un caso il presente è tutto e il passato ed il futuro indicano soltanto la differenza relativa tra due presenti, l'uno meno esteso, l'altro la cui contrazione verte su una maggiore estensione.
Nell'altro caso il presente non è nulla, puro istante matematico, essere della ragione che esprime il passato ed il futuro in cui si divide.
In breve: due tempi di cui l'uno si compone soltanto di presenti incastrati, mentre l'altro non cessa di scomporsi in passato e futuro allungati."


Foto: George de la Tour, Giocatori di dadi (1650-51)
Dunque il Kronos è fisico, mentre l' Aion è "incorporeo", il primo riguarda gli stati di cose mentre il secondo gli eventi incorporei, cioè quelli che si incorporano e sono effettuati negli stati di cose, ma che sempre li eccedono su quello che Deleuze chiama piano di immanenza e in cui il predetto evento "è impassibile, impenetrabile, non ha presente, ma indietreggia e avanza in due sensi contemporaneamente, perpetuo oggetto di una duplice domanda: cosa è accaduto? cosa accadra?".

Sono, poi, i concetti a popolare questo piano di immanenza e a ritagliare gli eventi in base al loro senso.

"Questo Aion in linea retta e forma vuota è il tempo degli eventi-effetti" 

(...)

"L'evento è che mai nessuno muore, ma è sempre appena morto e sempre sta per morire nel presente vuoto dell' Aion, l'eternità".

(...)

"Ogni evento sull' Aion è minore della minima suddivisione del Kronos; ma è anche maggiore del massimo divisore del Kronos, cioè del ciclo intero. Per la sua illimitata suddivisione nei due sensi contemporaneamente, ogni evento percorre tutto l' Aion e diventa coestensivo alla sua linea retta nei due sensi. Sentiamo allora l'approssimarsi dell'eterno ritorno che non ha più niente a che vedere con il ciclo, oppure già l'entrata di un labirinto, tanto più terribile in quanto è quella della linea unica, retta e senza spessore? 
L' Aion è la linea retta che traccia il punto aleatorio; i punti singolari di ogni evento si distribuiscono su tale linea sempre rispetto al punto aleatorio che li suddivide all'infinito,  facendoli così comunicare gli uni con gli altri, estendendoli, distendendoli su tutta la linea.


Ogni evento è adeguato all' Aion intero, ogni evento comunica con tutti gli altri, tutti formano un solo e medesimo Evento; evento dell' Aion in cui essi hanno verità eterna. 
Ecco il segreto dell'evento: che sia dell' Aion e che tuttavia non lo riempia. In che modo l'incorporeo potrebbe riempire l'incorporeo e l'impenetrabile l'impenetrabile?
Soltanto i corpi si penetrano, solo Kronos è riempito dagli stati di cose e dai movimenti di oggetti che misura. Ma l' Aion,  forma vuota e dispiegata del tempo, suddivide all'infinito ciò che lo frequenta senza mai abitarlo, Evento per tutti gli eventi, perciò l'unità degli eventi o degli effetti fra loro è di tipo del tutto diverso dall'unità della cause corporee fra loro.
L'Aion è il giocatore ideale o il gioco, caso infuso e ramificato; lancio unico in cui tutti i colpi si distinguono nella qualità. 
Esso gioca o si gioca almeno su due tavole, alla cerniera delle due tavole, dove traccia la sua linea retta, bisettrice, raccoglie e ripartisce su tutta la sua lunghezza le singolarità corrispondenti ad entrambe.
Le due tavole o serie sono come il cielo e la terra, le proposizioni e le cose, le espressioni e le consumazioni - Carroll direbbe: la tavola pitagorica e la tavola da pranzo.
L'Aion si trova esattamente alla frontiera di entrambe, la linea retta che le separa, ma anche superficie piana che le articola, vetro o specchio impenetrabile".

Dunque, auguro a tutti un buon cammino (buon gioco?) nel Kronos e nell'Aion che chiamiamo per intenderci 2012.


domenica 13 novembre 2011

L'infinito tra metafisica e scienza (1ª Parte)

Uno dei paradossi più famosi del pensiero greco antico è quello di Zenone di Elea (490-435 a.C.), che ideò una gara singolare fra il veloce Achille e una tartaruga nella quale le "regole del gioco", per così dire, erano basate sul concetto di infinita divisibilità di una grandezza intera e finita.
Immaginiamo quanto segue: ammettiamo che Achille dia alla tartaruga il vantaggio di 100 metri e che la tartaruga proceda ad una velocità di 1 metro al minuto mentre Achille corra ad una velocità di 300 metri al minuto (le velocità e il vantaggio sono ininfluenti, io ho scelto questi, Zenone dimezzava le distanze in successione), nel momento in cui Achille partirà e quando avrà raggiunto il punto iniziale di partenza della tartaruga quest'ultima avrà compiuto - per quanto piccolo - un tratto in avanti. Infatti, nel nostro caso dopo 1/3 di minuto Achille sarà nel punto di partenza della tartaruga, che però avrà percorso 1/3 di metro: iterando la logica del ragionamento accade che Achille non raggiungerà mai la tartaruga perché poi dovrà coprire 1/3 di metro che lo separa dalla tartaruga impiegando 1/15 secondi e quest'ultima nel frangente avrà percorso il tratto in più corrispondente alla formula spazio=velocità*tempo, che nel nostro caso sarà spazio=(1 metro/60 sec.) * (60/900 sec.)= 1/900 metro e così via all'infinito.
Più in generale, siamo di fronte ad una successione che è formata come segue: 1/3, 1/900, 1/270.000, .... ecc. (queste sono in progressione le distanze sempre più piccole che distanzieranno la tartaruga da Achille senza mai essere zero).
Questo paradosso, tale perché in contrasto con l'esperienza sensibile, ha tenuto sotto scacco il pensiero occidentale dai tempi di Zenone - formulabile in maniera discorsiva e più immediata come fece Borges nel seguente modo "Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla" - fino a quando non fu "inventato" (o scoperto, a seconda dei gusti) il concetto di limite nel XVII° secolo (il secolo di Leibniz e di Newton) e si dimostrò che la "serie di Zenone" è in realtà una serie geometrica convergente, che nel caso tipico "zenoniano" (che nel ragionamento originario dimezzava progressivamente le distanze), ossia la serie 1/2, 1/4, 1/8, 1/16, 1/32 ecc., ha come limite la somma finita 2.
Fermiamoci ora a riflettere un pò su come si è passati da un ragionamento, quello di Zenone, che da un punto di vista meramente logico sembrava essere corretto (e in astratto continua ad esserlo ancora oggi), ma in contrasto con l' empiria, ad un altro ragionamento, altrettanto logico, ma stavolta basato sui concetti matematici di serie e di limite, che invece suffragava l'empiria, cioè che Achille supera sempre (ed eccome!) la tartaruga.
Zenone, come tutti i greci, non conosceva né lo zero, né gli infinitesimi, né il concetto di continuo e quindi il concetto di somma convergente ad un limite, ma insinuò - come ben dice nel suo "Tutto, e di più. Storia compatta dell'infinito" (2003) il compianto David Foster Wallace - il ragionamento del "buco nero" del regresso all'infinito all'interno della cultura greca che già aveva un certo sacro "terrore" per to àpeiron (ἄπειρος, -ον, l'illimitato, l'infinito, senza confine ecc.), tanto che Anassimandro lo considerò un "archè" (ἀρχή).

Credit: Il curioso caso di Benjamin Button (2008)
Ápeiron, che, come detto, etimologicamente significa "illimitato", "indeterminato", ma anche "inesauribile", "senza numero" e "infinito", è ciò che non è racchiudibile nè dal "Nome" (Logos) nè dal "Numero" ("arithmos", ma anche la "tà mathemata") e dalla "misura" (metron).
L' Ápeiron è per Anassimandro ciò che abbracciando le cose fornisce ad esse l'essere secondo il tempo e in questo introduce due concetti importanti su cui riflettere: eterno (contrapposto al tempo finito dell'ente) e destino (legato alla necessità secondo la quale le cose tornano ad esso).
Il ragionamento di Zenone è molto insidioso perché, come dicevamo, spalanca le porte al regresso all'infinito e ne conclude che non è possibile né il movimento né lo scorrere del tempo, che pertanto sono solo delle illusioni umane.
Ci penserà Aristotele, contrapposto all'idealismo platonico, a distinguere fra un infinito attuale e un infinito potenziale, o meglio fra attualità e potenzialità, affermando che un "infinito attuale" non è possibile e che pertanto nessuna estensione spaziale è "attualmente infinita", ma lo spazio è solo "potenzialmente infinito" nel senso di potenzialmente divisibile ad infinitum.
La visione aristotelica, attraverso il cristianesimo e quindi la scolastica, sopravviverà fino alla rivoluzione del calcolo differenziale a partire dal XVII° secolo, che aprì le porte ad una trattazione dell'infinito e degli infinitesimi sempre più rigorosa e dove, soprattutto, l'infinito cominciò a imporsi come "grandezza" anche attuale, anche se si dovranno aspettare Dedekind e Cantor per avere una matematica dell'infinito vera e propria.
Tornando alla nostra riflessione iniziale, è interessante notare come sia la visione del mondo di Zenone sia quella contemporanea, basata nel caso di specie sulla matematica dell'infinito e degli infinitesimi, si basi sul pensiero astratto, che dopotutto è una forma di pensiero "metafisico" in quanto  - come detto altrove dove parlavo di mente estesa - è una forma emergente di pensiero, tipicamente umano nelle sue forme più evolute e non riducibile alle mere componenti neurobiologiche in quanto legato anche agli aspetti culturali (la duplicità di aspetto di cui si parlava anche qui).

Convex and Concave (1955), Escher 
Ne consegue che attraverso il pensiero astratto si è determinato nel corso della nostra storia culturale il nostro rapporto con il mondo, laddove per Zenone la logica del regresso all'infinito era un argomento per confutare il divenire al di là di ogni evidenza empirica, mentre per noi è certamente più plausibile ed accettabile, almeno nella questione di cui trattasi, che l'esperienza empirica (che diviene con evidenza) debba essere il banco di prova di una struttura logico-matematica e della sua "fecondità" o "bontà".
Pertanto, "scoprire" l'esistenza dei limiti e delle serie convergenti è stato fondamentale per risolvere il paradosso di Zenone, dunque per affermare con maggiore certezza che la "realtà che osserviamo è vera" e che al tempo stesso non è in contrasto con la logica e con la matematica.
Questo stato di cose è, come si intuisce, molto interessante in quanto mette in luce come il pensiero astratto di tipo rappresentativo sia stato e sia ancora nella nostra cultura fondamentale per "decifrare" il mondo, ma ci pone la domanda di fino a dove esso può descrivere la realtà fino ad "esaurirla", cioè fin dove la logica e la matematica e le loro strutture concettuali astratte siano idonee a spiegare il mondo che osserviamo senza lasciare "eccedenze" inspiegate o addirittura inspiegabili.
Nei prossimi post, attraverso una riflessione sull'infinito ci avventureremo su questi argomenti.

sabato 1 ottobre 2011

Cosmologia quantistica: intervista a Ignazio Licata sull'universo arcaico

Quando si parla di cosmologia in genere siamo abituati a pensare la “narrazione” che abbiamo appreso pochi o tanti anni fa a scuola e che sovente viene ripetuta nelle riviste di divulgazione scientifica anche se in chiave sempre più “raffinata”: sto parlando del “big bang”, ossia di quell’ “istante zero” a partire dal quale sarebbe letteralmente esploso l’universo che conosciamo e osserviamo.

Da quell’istante sarebbe iniziato “tutto” e da quel “punto di singolarità” iniziale si sarebbe costituito ed espanso  il nostro universo, che come sappiamo continua ad espandersi addirittura accelerando la sua velocità.
E’ evidente che questo modello lascia insoluti diversi problemi, che possiamo riassumere con le seguenti domande: cosa c’era “prima” del big bang? Perché c’è stato il big bang? Perché c’è stato un solo big bang? In sintesi, sono i concetti di spazio e di tempo che, intesi già solo in base al senso comune, non ci convincono fino in fondo e che ci lasciano insoddisfatti della teoria del big bang, che ad una analisi meramente formale sembra, in fondo, una genesi “quasi teologica” corretta con argomentazioni scientifiche.
Già tempo fa avevo fatto una intervista ad Ignazio Licata sul suo modello di cosmologia quantistica, elaborato insieme a Leonardo Chiatti, che è a mio parere una teoria estremamente interessante perché non solo cerca di fornire una risposta a quel “prima del big bang” e a quel “perché il big bang”, ma ci dà anche la  possibilità di riflettere in maniera nuova ed originale su concetti sui quali la filosofia e la scienza stessa si dibattono da sempre e oggi con ulteriori aporie generate dalle ormai “famose” materia ed  energia oscura: parliamo dei concetti di tempo, spazio, materia, energia.
In questo modello, Ignazio Licata ci stimola ad immaginare una “realtà atemporale” di forma ipersferica pentadimensionale (ci spiegherà lui perché), che è il vuoto quantistico arcaico, dal quale è emerso non solo il nostro universo, ma da cui è possibile che continuamente si generino nuovi universi all’interno di quello che possiamo chiamare con un nome, ormai noto, il multiverso.
Questo modello ha una duplice fecondità: innanzittutto e ovviamente scientifica in quanto, come vedremo, si propone di risolvere diversi problemi come quello di coniugare la teoria della relatività con la meccanica quantistica con conseguenze molto interessanti ad esempio sull’interpretazione delle citate materia ed energia oscura, ma anche – a mio parere – filosofica perché offre una prospettiva davvero innovativa su come il “divenire eracliteo” e l’“essere parmenideo” possano essere, per così dire, “intrecciati” dall’eternità.
Nel ringraziare Ignazio Licata, sempre disponibile alle mie richieste di approfondimento, vi invito a leggere e, se volete, a commentare questa interessante intervista sull’“universo arcaico”.


1. Cosa è la relatività proiettiva e perché la hai usata per il tuo modello?

La relatività proiettiva è una tecnica per studiare la relatività di De Sitter, che ingloba ed estende la relatività ristretta su scala cosmica. Suggerita dallo stesso De Sitter, e poi studiata da Kaluza e da Castelnuovo, fu indagata a fondo dal matematico italiano Luigi Fantappiè nel 1954. Viene poi ripresa negli anni '60 e '70 da teorici del calibro di Bacry e Levy-Leblond e Freeman Dyson, che la annoverava tra le grandi "missed opportunities" della fisica in un celebre articolo del 1972.
Fu Fantappiè a dimostrare che è l'unica estensione possibile del gruppo di Lorentz-Poincaré se si vogliono mantenere l'isotropia e l'omogeneità dello spazio-tempo e le 4 dimensioni.
Pensiamo che in futuro questo approccio potrà dire qualcosa anche ai vincoli cui deve sottostare una teoria multidimensionale, come è quella delle stringhe/brane, per dar luogo all'universo che osserviamo.

2. Ci puoi spiegare cosa è lo spaziotempo di De Sitter-Castelnuovo e quello di Cayley-Klein che citi nel tuo lavoro?

Lo spazio-tempo di De Sitter è un'ipersfera a 5 dimensioni (la quinta dimensione può essere considerata un artificio formale per definire le simmetrie dell'ipersfera tramite uno spazio in cui è "immersa") che ha massima simmetria, nessuna singolarità e dove spazio e tempo sono curvati ed intrecciati indissolubilmente assieme (motivo per cui il tempo è descritto da numeri immaginari ed è indistinguibile dallo spazio).
Era stato trovato come soluzione delle equazioni di Einstein con costante cosmologica e vuoto di materia e scartato perchè "poco realistico". Un osservatore fisico è un punto su un circolo massimo dell' ipersfera (che è un modo alquanto complicato di dire che sta in un volume tridimensionale dinamico!), e vede dunque tutto in rappresentazione proiettiva utilizzando le tecniche di Castelnuovo e di Cayley - Klein. Solo così può distinguere l'etichetta "tempo" dall'etichetta "spazio".


3. Perchè il vuoto ha (o dovrebbe avere) la forma di una ipersfera pentadimensionale? Che cosa è e che dimensioni ha questa ipersfera? Lo spazio ipersferico è reale? In che modo si modifica, se si modifica, lo spazio ipersferico a seguito delle nucleazioni quantistiche?

La proposta cosmologica dell' universo arcaico inizia proprio con l'assunzione che l'ipersfera di De Sitter, che è lo spazio-tempo che viene immediatamente "dopo" quello di Lorentz-Minkowki, sia anche il "tessuto quantistico" che rende lo spazio e il tempo qualcosa di più che una mera struttura di relazione!
Ricordiamo che non applichiamo la fisica quantistica all'universo perchè agli inizi "era molto piccolo", ma perchè è la trama quantistica che dà un senso fisico allo spazio, al tempo ed alla materia.
Fatta questa assunzione, abbiamo ricavato subito la condizione di Hartle-Hawking che era proposta come condizione geometrica per la funzione d'onda d'universo e che incorporava inflazione ed effetto tunnel.
Ottenevamo tutto questo con semplici considerazioni geometriche di simmetria, senza alcun riferimento alla gravità, e questo ci ha fatto capire di essere sulla buona strada per la costruzione di una cosmologia quantistica.
Per comprendere il ruolo dell'ipersfera bisogna chiarire la differenza tra fisica e matematica.
Inizierei con il ricordare che nessuno di noi ha mai visto una legge fisica, ma soltanto classi di eventi, ossia le manifestazioni che quella legge descrive.
Anche in relatività le dilatazioni dei tempi e la contrazione delle lunghezze sono effetti "prospettici" dovuti al moto relativo uniforme degli osservatori inerziali.
Ciò che conta è che il gruppo di simmetria metta d'accordo tutti gli osservatori su quali sono le leggi fisiche "buone". Matematicamente le assunzioni fatte sull'universo di De Sitter significano che le leggi vanno scritte lì, cioè che è quella la simmetria più generale possibile per gli osservatori.
Questo vuol dire che le leggi (meccanica, elettromagnetismo, gravità) vanno scritte in forma pentadimensionale, in modo da essere invarianti (cioè "buone") rispetto al gruppo di De Sitter. E proprio come avviene nella relatività ristretta, dobbiamo essere pronti a vedere "effetti relativistici" su scala cosmica e per di più descritti proiettivamente.
Curiosamente, e molto opportunamente, la fisica quantistica è quella più a suo agio dentro questa bellissima geometria. Adesso è facile (forse, solo più facile...) capire perchè l'ipersfera non si modifica mai, come le leggi, perchè è "solo" il luogo matematico dove sono scritte le leggi fisiche, che osserviamo "qui", nel nostro universo di sempre.
Proprio come in relatività ristretta, non vediamo lo spazio-tempo di Minkowski ma misuriamo dilatazioni dei tempi e contrazioni delle lunghezze. Il raggio, che fissa in modo univoco la costante cosmologica (e per essere in accordo con essa), è di circa 10 alla 28 cm.

Fonte: Scientific American
4. Che cosa rappresentano nel tuo modello il tempo cosmico τ (tau), la costante temporale t con zero e l'iperpiano x con zero che tu chiami anche "parametro evolutivo" e "precursore del tempo" e descrivi come una variabile "arcaica"? Cosa rappresenta la variabile teta con zero legata alla transizione di fase del big bang?

Nel modello ci sono i parametri che descrivono le grandezze fisiche nell'ipersfera e la loro proiezione osservabile. Questo, lo ripeto perchè è un punto importante, non deve far pensare che viviamo in una sorta di grotta platonica.  Questo è l'universo a tempo reale che osserviamo. Se vogliamo descriverlo attraverso leggi che siano insieme coerenti con la fisica di Einstein e quella quantistica dobbiamo scriverle sull'ipersfera, che è il "codice matematico" di ciò che osserviamo. Se restiamo nell'ipersfera abbiamo visto che spazio e tempo sono inscindibili, curvi ed intrecciati per l'eternità.
Esiste una coordinata che idealmente può percorrersi fino ad arrivare ad un cartello che dice "attenzione"! Qui finiscono i processi virtuali ed iniziano quelli “reali”.
Questo è il precursore arcaico del tempo: quando passiamo a tempo reale, quel punto è l'istante in cui avviene il big bang.
Il tempo emerge. Non è del resto l'unica teoria a spostare il tempo da un ruolo fondamentale ad uno emergente. Ricordiamo qui i loops di Rovelli, dove il tempo non ha posto in una descrizione fondamentale ed emerge solo macroscopicamente.
A questo punto la gente mostra sempre un pò di delusione e aggiunge che si aspettava di sapere "perchè" avviene il big- bang.
Sono doverose dunque alcune considerazioni. E' piuttosto sorprendente che semplici considerazioni di simmetria fissino una topologia e forniscano il terreno per un'unificazione della relatività e della teoria quantistica su scala cosmologica e che ci liberino inoltre dalle singolarità, che geometricamente sono legate all'orizzonte degli eventi degli osservatori, che a tempo reale vedono la fase di altissima coerenza iniziale "come" una singolarità. Ma c'è di più: il vuoto quantistico è in continua attività dinamica, dunque il big bang avviene "sempre" o "continuamente", come direbbero i sostenitori del multiverso.
Forse il punto di forza, e la difficoltà della teoria, è proprio l'aver introdotto una struttura logica globale atemporale, mentre noi siamo abituati a collocare ogni cosa nel tempo e con il tempo.
Ma l'universo è un evento piuttosto "singolare" ed è dunque naturale aspettarsi che per spiegare il tempo bisogna alla fine ricorrere ad un pre-tempo o un "tempo prima del tempo". In effetti, è questa una possibile formulazione del famoso teorema della singolarità di Hawking-Penrose.

5. Quando si verifica la transizione di fase che chiamiamo "big bang"? Perché esso ha origine dall'equatore dell'ipersfera?

Ha origine nell'equatore perchè è lì che è situato l'osservatore, l'unico punto in cui può separare spazio e tempo. Si può anche dire "all'inverso": perchè gli osservatori siano correlati dal gruppo di simmetria di De Sitter essi devono essere matematicamente pensati su un punto di circolo massimo. Ma questa è matematica. Passiamo alla fisica.
Il gruppo ci dice in modo molto chiaro che all'origine non c'è una singolarità ma uno stato non-locale di alta coerenza. Questa simmetria si rompe ed il vuoto nuclea l'universo osservato. Dal punto di vista matematico nulla cambia nell'ipersfera, dove sono scritte le leggi fisiche!
Ma a tempo reale questo accadde circa 13 miliardi di anni fa. In questo senso parliamo di cosmologia arcaica. Qui "archè" non va inteso in senso cronologico, ma logico. L' ipersfera non viene "prima" del big-bang, non c'è tempo nell'ipersfera, ma contiene le informazioni che veicolano e vincolano l'evento chiamato "big- bang".
La cosa che può stupire è che l'espansione entra a far parte degli effetti relativistici come la contrazione delle lunghezze e la dilatazione dei tempi. Essa è l'effetto combinato della curvatura del tempo e della gravità descritta non più dalle equazioni di Einstein ma dalle equazioni della relatività generale proiettiva.
Però sarebbe sbagliato pensare che è un effetto "apparente"; noi lo osserviamo davvero e questo è l'unico universo che possiamo osservare. Piuttosto è un'interpretazione che va oltre il vecchio "palloncino" termodinamico di Gamow e Lemaitre, perchè in questo caso l'espansione non è una "strana" condizione iniziale, inosservabile perchè occultata dentro una singolarità, ma piuttosto una conseguenza delle leggi fisiche nella relatività di De Sitter.
Forse una metafora corretta potrebbe essere quella del DVD: esso contiene tutte le informazioni del film, ma acquista un senso per l'osservatore quando lo si proietta (in tempo reale!). E' possibile connettere l'informazione del DVD con gli ordinari principi di conservazione materia-energia attraverso una relazione di Bekenstein (ideata inizialmente per i buchi neri). Insomma, la cosmologia arcaica è la cosmologia che descrive l'informazione del DVD cosmico.

6. Il tuo modello mi sembra di capire che consideri l'espansione del nostro universo come un fenomeno geometrico locale dovuto alle nucleazioni quantistiche dal vuoto arcaico, è corretto? Di conseguenza, non c'è una reale espansione? Come viene considerata la costante cosmologica? Come sono interpretati dal tuo modello i fenomeni conosciuti come materia ed energia oscura?

L'espansione è reale nel senso che il fenomeno che descriviamo è a tempo reale, va con i nostri orologi. Il suo significato però è da ricercarsi nella fisica definita sull'ipersfera. Entrambi sono reali: i fenomeni osservati sono di questo tipo perchè dipendono da un certo tipo di leggi e viceversa le leggi sono di un certo tipo perchè devono descrivere l'universo osservato.
Anche la costante cosmologica è "reale" e nel modello può essere considerata a fini pratici come una forza repulsiva, in realtà è un effetto geometrico proiettivo dovuto ad una cosa chiamata retrograduazione degli orologi cosmici degli osservatori.
In altre parole dipende dall'orizzonte degli eventi degli osservatori de sitteriani. Ed è la conseguenza relativistica del rapporto tra la geometria dell'ipersfera e quella sul piano proiettivo, dove noi osserviamo gli eventi.
L'energia oscura è in genere identificata con la costante cosmologica, che nel modello è essenzialmente un effetto geometrico.
La materia oscura fu ipotizzata da F. Zwicky per spiegare alcune anomalie nel moto della materia visibile attraverso della materia non luminosa. Anche qui l'universo arcaico ha qualcosa da dire, perchè compare un'accelerazione di riferimento che non può essere superata che spiega facilmente il fenomeno, ancora una volta ricorrendo alle caratteristiche generali dell'universo di De Sitter e del suo caratteristico orizzonte degli eventi.
Per semplificare, anche la "piattezza" delle sezione spaziale dell'universo osservato trova una spiegazione nella relatività proiettiva ed il modello promette previsioni accurate anche sulle anisotropie della radiazione cosmica di fondo e sulle onde gravitazionali, perchè grazie ai vincoli geometrici le equazioni della relatività generale proiettiva possono essere risolte esattamente.



7. Nel vuoto arcaico il tempo è immaginario: ci spieghi che significa da un punto di vista fisico?

I numeri complessi sono inscindibilmente legati alle caratteristiche ondulatorie, ed ho già avuto modo di ricordare come la meccanica quantistica sta a suo agio scritta sull'ipersfera di De Sitter. Di fatto, la cosmologia arcaica è una teoria dei campi invariante per il gruppo di De Sitter.
Fisicamente vuol dire che è direttamente inosservabile, come l'informazione quantistica.

8. Il vuoto arcaico continua a nucleare materia-energia e quindi a generare sempre nuovi universi? In sostanza, dal vuoto emerge un multiverso composto da infiniti universi? Ogni universo è indipendente da ogni altro o ci sono possibili "intersezioni"?

Questa ipotesi non è da escludere. Proprio come ogni vuoto quantistico ci sono continue fluttuazioni. Ad esempio quando una coppia di particella-antiparticella salta fuori dal vuoto, viene ad esistere anche nel tempo!
In modo analogo si può pensare che anche il vuoto arcaico produca continuamente nuovi universi, proprio come nella teoria dell'inflazione caotica di A. Linde, però in questo caso c'è un vincolo molto forte sul "tipo" di universi che vengono creati: sono tutti "proiezioni" di De Sitter, dunque non c'è motivo di pensare a quella che Max Tegmark chiama la classe 4 del multiverso, quella in cui ogni universo si differenzia dagli altri per valore delle costanti fisiche e forma delle leggi. La nostra è una cosmologia "economica"!


9. Nel modello il tempo reale è quantizzato (chronon), perché?

L'idea del cronone è molto antica, e attraversa quasi tutta la fisica quantistica. E' stato studiato a fondo, ad esempio, da P. Caldirola ed E. Recami. Deriva direttamente dal principio di indeterminazione di Heisenberg, ed è un "tempo minimo", ossia un intervallo di tempo al di sotto del quale una transazione quantistica non è neppure definibile, e si entra nel territorio, ancora largamente sconosciuto, della gravità quantistica.
La sua introduzione ci ha permesso alcune semplificazioni tecniche che riguardano l'applicazione della teoria quantistica dei campi definita sull'ipersfera.

Fonte: International Journal of Theoretical Physics


10. Universi reali e vuoto arcaico coesistono da sempre e per sempre? Se ciò è corretto, ci spieghi cosa significa? Ci sono legami con l'implicate e l'esplicate order di D. Bohm?

C'è in effetti una stretta parentela tra l'olomovimento e la rotazioni di Wick da noi usate. Entrambe sono operazioni che permettono di passare da un livello di descrizione ad un altro.
Nella teoria di Bohm si tratta della struttura quantistica del mondo non-locale alle sue manifestazioni osservabili e locali. Nel nostro c'è in più un vincolo geometrico e una doppia scala dei tempi. In entrambi si passa da una descrizione sincronica ("eterna") del mondo fisico ad una diacronica, nello spazio e nel tempo osservabili.
I pregi di una teoria si vedono dal numero di cose che riesce ad unificare. L'universo arcaico è la prima teoria cosmologica ad introdurre la non-località ab initio, ed in modo piuttosto naturale, come ingrediente fondamentale del mondo fisico.
Vorrei concludere dicendo che si tratta anche di una teoria unificata pentadimensionale e dunque ci aspettiamo che pur nella sua grande economia di ipotesi, mostri una certa fecondità. Però voglio anche ricordare che il marcato delle teorie cosmologiche è quasi ampio come quello delle teorie della coscienza, e dunque mi sembra un buon correttivo alle troppe aspettative la frase di J. A. Wheeler: "Never run after a bus, a woman, or a cosmological theory. There will always be another one in a few minutes".

Questa teoria cosmologica dell’amico Ignazio Licata, come dicevo in premessa, mi offre l’opportunità di riflettere filosoficamente sui concetti classici di essere e divenire e, più in generale, sul rapporto fra metafisica e scienza.
Ne parleremo nei prossimi post.

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Riferimenti per la lettura:

Pubblicati su International Journal of Theoretical Physics:

http://www.springerlink.com/content/f2676tm805h34102/

http://www.springerlink.com/content/v647kwt65725812t/


Liberamente consultabili su arXiv:
Euclidean 5-sphere archaic universe, Ignazio Licata, Leonardo Chiatti

The Archaic Universe: Big Bang, Cosmological Term and the Quantum Origin of Time in Projective Cosmology, Ignazio Licata, Leonardo Chiatti


domenica 4 settembre 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (3ª Parte)

Dopo una prolungata pausa estiva, riprendo e concludo con questo post la riflessione sulle metafore neurali di Lakoff ed il loro influsso sul nostro comportamento e sulle nostre decisioni.
Come si è detto nei post precedenti, un rilievo preponderante è rivestito dall'inconscio cognitivo (oltre il 95% dei nostri processi mentali è inconscio) , che nel caso della politica possiamo definire come inconscio politico.
Abstract Bubble Over Multi - Coloured Liquid Against
 Black Background by Albert Klein
Questo implica, secondo Lakoff, che ci sono degli schemi o frame profondi che caratterizzano, senza che noi ne siamo consapevoli, il nostro "essere conservatori" o "essere progressisti" anche se la divisione non è netta in quanto, come vedremo, in realtà siamo dei biconcettuali, ossia ad es. è possibile che lo schema conservatore sia applicato in alcuni campi (p.e. la politica interna, la vita privata) e in altri si applichi quello progressista (p.e. politica estera, vita lavorativa e sociale) e viceversa.
Vediamo sinteticamente quali sono i caratteri dello schema di pensiero metaforico progressista, poi di quello neoliberal e infine di quello conservatore. Tali schemi, come si noterà, possono essere alquanto facilmente adeguati alla realtà italiana nei loro principi generali proprio in quanto inconsci. Il pensiero progressista è caratterizzato, a partire dall'inconscio, da:
a.  Empatia;
b. Responsabilità sociale e cura degli Altri;
c. Fiducia nello Stato e nelle sue funzioni di empowerment e di protezione;
d. Massimizzazione della libertà (dal bisogno, dalla paura, di perseguire i propri obiettivi) attraverso i predetti empowerment e protezione;
e. Convinzione della missione morale dello Stato;
f. Contrarietà alle "privatizzazioni predatorie" delle funzioni statali;
g. Regolamentazione del mercato e del lavoro secondo le citate empatia e responsabilità.

Secondo Lakoff, però, il pensiero progressista è caratterizzato spesso da un modo di pensare neoliberal che "ha le stesse basi morali, ma vi sovrappone un altro modo di pensare. Il pensiero neoliberal abbraccia l'idea vetero-illuminista di ragione, intesa come conscia, logica, letterale, universale, non emozionale, disincarnata ("disembodied"), al servizio degli interessi propri e di altri. Il pensiero neoliberal considera l'emozione irrazionale e perciò inefficace e debole, mentre vede la ragione come razionale, efficace e forte. Benché parta intuitivamente da un'etica di empatia e cura, cerca di pervenire alla cura predisponendo interventi a favore di gruppi demografici svantaggiati. (...) L'intuizione morale implicita sembra essere che l'empatia definisce ciò che conta in termini di successo o fallimento di mercato. Quando il mercato non è in grado di provvedere a uno dei gruppi demografici svantaggiati, lo stato dovrebbe intervenire sul piano economico per ristrutturarlo attraverso strumenti legislativi oppure fornendo finanziamenti direttamente o tramite sussidi. 
Ma i concetti di empatia e di fallimento del mercato non sono mai discussi apertamente. Anzi, nel discorso pubblico si preferisce evitare il dibattito su cosa si intenda per fallimento o successo del mercato e come si possa intervenire nel primo caso. Il modo di pensare neoliberal assume inoltre che la mancanza voglia dire bisogno. Di qui l'attenzione sull'evidenza obiettiva della necessità di programmi di interventi sulla base di dati statistici che mettano in rilievo le mancanze: cose che possono essere misurate obiettivamente, fatti e cifre, presentazioni di prove che, prima facie, si presumono a favore dei programmi" (Lakoff, 2009).

Il problema è che il pensiero neoliberal adotta la cosiddetta ragione vetero-illuministica e non quella che Lakoff chiama ragione reale o autocoscienza informata (basata sulla conoscenza di come funziona il pensiero secondo le scienze cognitive) e pertanto ritiene che basti citare numeri e fatti per imporsi senza usare un adeguato framing morale e senza trasmettere le relative "emozioni appropriate".
Troppo spesso, inoltre, il pensiero neoliberal per questa mancanza di emotività appare come manifestazione di interessi di gruppo più che come pensiero empatico e morale generando quelli che Lakoff chiama i "silos tematici", "ossia la separazione di una questione dall'altra - la sicurezza degli alimenti e dei farmaci, l'assistenza sanitaria dei bambini; il controllo sui contractor militari (i mercenari) - come se non ci fosse nessun principio morale o problema politico generale a governarle. Invece questo aspetto unificante esiste ed è la privatizzazione predatoria che ricorda l'antica guerra di corsa. La privatizzazione predatoria è la distruzione della capacità dello stato di adempiere alle sue missioni morali, insieme alla svendita a privati delle funzioni dello stato senza nessun controllo da parte dei cittadini e con l'arricchimento delle grandi imprese private a spese dei contribuenti". (cit.)

Dunque, il modo di pensare neoliberal è frammentato, settoriale e soprattutto privo di "pathos emotivo", tanto da apparire e far comportare i suoi esponenti in un modo di tipo elitario, cioè presupponendo che la ragione si debba imporre da sé, ma dato che la ragione non è logica, né letterale nè universale alla fine questo modo di pensare e agire eccessivamente top-down risulta controproducente e viene frainteso raggiungendo l'effetto opposto di rafforzare il modo di pensare conservatore.
In tal senso Lakoff è illuminante quando dice "Accettare la scala sinistra-destra conduce alla logica - e alla pretesa - secondo la quale per ottenere più voti ci si deve muovere verso destra. Questa posizione ha in realtà tre effetti controproducenti per i progressisti:
1. Rinuncia alle politiche che corrispondono alla visione del mondo morale progressista con conseguente alienazione dalla propria base;
2. Accettazione di politiche che corrispondono alla visione morale conservatrice: ciò attiva negli elettori la visione del mondo conservatrice, favorendo gli avversari;
3. Abbandono di una visione morale coerente, il che fa sembrare che i progressisti non abbiano valori." (cit.)

Questa "fallacia neoliberal" del pensiero progressista deriva, secondo Lakoff, dalla concezione sbagliata vetero-illuminista della mente e della ragione sottovalutando in maniera clamorosa gli aspetti emozionali e il funzionamento della mente in base alle metafore concettuali. Questo ha portato e continua a comportare il fatto che questa visione danneggi i progressisti in quanto non li differenzia realmente dai conservatori e l'approccio nei confronti del mercato ne è una prova schiacciante.

Passiamo adesso al pensiero conservatore, che è invece caratterizzato dalle seguenti convinzioni:
a. La moralità è obbedienza ad una Autorità;
b. L'Autorità è intrinsecamente legittima e buona e sa cosa è giusto e cosa è sbagliato;
c. L'Autorità ha il compito di proteggerci;
d. L'Autorità si identifica, quindi, con il Decisore;
e. E' fondamentale l'obbedienza, la fedeltà e la disciplina a questa Autorità;
f. La libertà è concepita all'interno di questo ordine fondato sull'Autorità;
g. Il Mercato è personificato come Autorità e quindi prende sempre decisioni razionali;
h. La prosperità e la ricchezza derivano dalla disciplina e dalla osservanza delle regole del Mercato/Autorità;
i. l'indole umana è intrinsecamente "cattiva", avida e senza scrupoli e quindi occorre disciplina; tale disciplina la offre il Mercato, che pertanto è equo e morale;
l. lo stato non deve interferire con il Mercato, quindi deve essere il più "snello" possibile, ridurre al minimo la protezione e lo stesso empowerment (es. l'assistenza sanitaria);
m. il patriottismo e la difesa sono funzioni sacre;
n. narrazione dell' eccezionalismo americano, ossia l'America è buona e deve "evangelizzare" il mondo (es. l'esportazione della democrazia).

Il modo di pensare conservatore è, dunque, a differenza di quello progressista neoliberal fortemente intriso di metafore emozionali e da visioni mitiche, che lo rendono di forte impatto ed accettazione soprattutto per l'immediatezza dei messaggi senza necessità che si disponga di una particolare cultura.
Inoltre, come si diceva sopra, la visione neoliberal è molto simile a quella conservatrice per quanto riguarda l'approccio al mercato e i rapporti con le relative lobbies per cui alla "resa dei conti" la forza emotiva della visione conservatrice si rivela sempre più potente rispetto a quella progressista e l'ago della bilancia può pendere a favore di questi ultimi solo nel caso di evidenti errori politici dei conservatori, come ad esempio recentemente si sono rivelati quelli in politica estera dei "neocon" durante il periodo di Bush figlio e, infatti, i progressisti hanno utilizzato l' "arma Obama" molto intelligentemente per amplificare l'effetto emotivo del cambiamento con un candidato di colore.

Infine, è da dire che in realtà non si è assolutamente conservatori o assolutamente progressisti, ma siamo per lo più dei biconcettuali.
Il biconcettualismo, dice Lakoff, è spesso inconscio e deriva da meccanismi cerebrali che "compartimentizzano" visioni opposte in quanto afferenti a campi di applicazione diversi e quindi in tal modo appaiono coerenti all'interno del campo di applicazione stesso. Un esempio, per capirci rapidamente, può essere il lavoratore irreprensibile e iper-professionale fino al venerdì e poi drogato e alcolizzato il sabato sera. In sintesi, stiamo parlando della coesistenza di identità diverse purché sia possibile tenerle separate e non interferiscano fra di loro.
Il biconcettualismo è facilmente confuso con l'ipocrisia, ma occorre capire che è proprio il cervello che tende a funzionare così e Lakoff appunto dice che "il biconcettualismo è reso possibile dal cervello. In primo luogo è consentito dalla mutua inibizione, che permette modalità di pensiero conflittuali ma solo una alla volta. In secondo luogo, occorre tener conto della differenza tra modalità di pensiero generali e casi speciali. Il legame neurale è il meccanismo per applicare una modalità di pensiero generale a un caso speciale, ad esempio, per applicare il conservatorismo generale all'assistenza sanitaria, o per applicare il progressismo generale al riscaldamento globale. In molti casi i legami sono a lungo termine o permanenti, talvolta sono a breve termine e possono cambiare. (...) Di chi ha legami deboli su entrambi i modi di pensare si potrebbe dire che è confuso". (cit.)

The Dream, Salvador Dalì
Vista dal lato dei progressisti, dunque, il problema sarebbe quello di rafforzare la componente progressista dei biconcettuali sia progressisti che conservatori, causando specie in questi ultimi un rafforzamento dei legami neurali progressisti dove già ci sono e una mutazione di quelli conservatori in progressisti negli altri campi. Questo si ottiene secondo Lakoff facendo riflettere il conservatore in quelle aree tematiche in cui è già progressista.
"In altre parole"- dice Lakoff - "cercando aree nelle quali è già d'accordo con voi e parlando con lui di quelle aree, assegnando ai progressisti il ruolo di Eroi e, implicitamente, ai conservatori quello dei Cattivi. I conservatori hanno fatto lo stesso per decenni. Per cambiare le menti, occorre cambiare i cervelli. Bisogna rendere conscio l'inconscio politico. Poiché la maggior parte di ciò che i nostri cervelli fanno è inconscio, è impossibile capire come funzionano i cervelli delle persone semplicemente chiedendoglielo. Ecco perché le neuroscienze e le scienze cognitive sono necessarie. Nè i progressisti né i conservatori hanno descritto le loro idee come ho appena fatto. Quello che ho fatto è stato guardare dietro il velo del pensiero cosciente per vedere i principi sottostanti ai modi, solitamente inconsci, in cui sia i progressisti sia i conservatori ragionano realmente. Tutto ciò è destinato a suscitare controversie e lo deve essere. E' importante capire il pensiero politico. Se tale pensiero è inconscio, è ancora più importante capirlo, poiché il pensiero inconscio ha un effetto più grande di quello conscio. Quando il pensiero è conscio, possiamo discuterlo, metterlo in dubbio, cercare di contrastarlo. Quando è inconscio, va a briglia sciolta." (cit.)

Un breve accenno, infine, ai modelli familiari che si celano dietro il pensiero politico inconscio, che secondo il nostro autore sono i seguenti:
1. Modello del Padre Severo, di cui è impregnato il pensiero conservatore da cui conseguono:
- protezione;
- autorità;
- competizione e ideologia del merito;
- disciplina e relativo premio/punizione;
- bene e giustizia come categorie assolute;
- religione come parte importante della vita;
- enfasi sulla responsabilità individuale;
- patriottismo e ideale della guerra.

2. Modello dei Genitori Premurosi, da cui è invece caratterizzato il pensiero progressista per il quale sono fondamentali:
- empatia;
- responsabilità per sé stessi e per gli altri;
- rispetto reciproco fra genitori e figli;
- protezione ed empowerment;
- visione della comunità e dei beni comuni;
- bene e giustizia non sono categorie assolute.

Questi modelli vanno interfacciati con le seguenti metafore primarie (da ricordare che le metafore sono strutture mentali indipendenti dal linguaggio, ma esprimibili attraverso il linguaggio):

A. L'Istituzione è la Famiglia;
B. Il Governo è un Genitore;
C. I Cittadini sono membri della Famiglia.

Di questo stato di cose, come si è già detto, bisogna prendere consapevolezza sia da parte dei politici sia dei cittadini e quindi impegnarsi per portare alla luce l'inconscio politico in modo da poterlo gestire ed indirizzare come si ritiene più giusto, evitando di farsi suggestionare a propria insaputa e quindi agendo spesso contro i propri interessi.

Continueremo a parlare di metafore più avanti, ma stavolta ce ne occuperemo relativamente a problemi attinenti alla teoria della conoscenza e a concetti matematico-filosofici come l'infinito.
A presto.

lunedì 11 luglio 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (2ª Parte)

La cosa su cui ci invita a riflettere innanzitutto e a fondo George Lakoff è che noi viviamo le nostre metafore e le viviamo nel vero senso della parola. 
Questo punto è di fondamentale importanza perché molto probabilmente noi riteniamo di non essere condizionati dlla natura metaforica del nostro pensiero.
In particolare, Lakoff parla di metafore complesse costituite a loro volta da narrazioni più semplici dette "frame" o "script"
"Mask" di David Rickerd
A questo proposito, Lakoff dice che: "I frame fanno parte delle strutture cognitive con cui pensiamo. Per esempio, quando leggiamo di un delitto misterioso, incontriamo un tipico frame con vari tipi di personaggi: l'assassino, la vittima o le vittime, l'arma del delitto, un investigatore, delle tracce. E c'è uno scenario in cui l'assassino uccide la vittima e più tardi è catturato dal detective. La circuiteria neurale necessaria per creare frame è relativamente semplice, per cui i frame tendono a strutturare un'enorme porzione del nostro pensiero. Ogni frame contempla ruoli (come un cast di personaggi), relazioni fra i ruoli e scenari messi in atto da coloro che interpretano i ruoli. E' del sociologo Erving Goffman la scoperta che tutte le istituzioni sono strutturate da frame".
La struttura cerebrale che consente questa architettura metaforica del pensiero è il legame neurale.


Facciamo di nuovo parlare Lakoff: " Quando vediamo un quadrato azzurro, esso appare come un unico oggetto. Eppure il colore e la forma sono registrati in parti differenti del cervello. Il legame neurale ci consente di mettere insieme attivazioni neurali presenti in parti diverse del cervello fino a formare un'unica totalità integrata. Per essere un pò più precisi: le parti del cervello neuralmente più vicine agli organi sensori sono chiamate downstream ("a valle"); quelle più distanti sono chiamate upstream ("a monte"). I segnali neurali vanno da "a valle" a "a monte" e ritorno. I percorsi neurali dalle regioni "a valle" convergono nel loro movimento "a monte" in quelle che sono chiamate "zone di convergenza". Le informazioni "a valle" e "a monte" sono integrate nelle "zone di convergenza" attraverso il legame neurale. Il colore e la forma sono registrati nel cervello relativamente "a valle". La circuiteria del legame neurale converge converge ancora più "a monte", integrando colore e forma e trasformando l'azzurro e il quadrato in un quadrato azzurro. Sul funzionamento del legame neurale sono state avanzate teorie, ma non sappiamo nulla con certezza. Secondo la teoria più affermata il legame da' luogo a un blocco a tempo: i neuroni svolgono la loro attività di firing (scarica) simultaneamente in diverse parti del cervello lungo i percorsi di connessione. Quando ciò avviene, sperimentiamo il firing simultaneo come caratterizzante la stessa entità. Un'altra teoria corrente si basa sul coordinamento delle cosiddette segnature neurali - piccole connessioni di singoli neuroni che formano modelli distinti di scarica. Ma, comunque avvenga, il legame è uno dei meccanismi più importanti e più comuni del cervello. La cosa più notevole da ricordare a proposito del legame neurale è che esso non si compie per magia; deve essere effettuato dalla circuiteria neurale che collega i siti di legame (binding sites) in parti differenti del cervello. Ogni neurone ha tra le 1.000 e 10.000 connessioni in entrata da altri neuroni e tra le 1.000 e 10.000 connessioni in uscita. Nel cervello si contano tra i 10 e i 100 miliardi di neuroni, il che significa che il numero delle connessioni è nell'ordine delle migliaia di miliardi, come pure il numero dei circuiti. Una grande quantità di questi è costituita dai circuiti di legame".
Siamo di fronte, dunque e come vedremo, ad una vera e propria teoria neurale della metafora, in cui il legame neurale è associato secondo Lakoff alla "struttura temporale della narrazione" e si svolge come segue:
"- Precondizioni: il contesto precedente richiesto per la narrazione;
- l'Accumulo: gli eventi che portano all'evento centrale o principale;
- lo Scopo: ciò che si ottiene (se lo scopo esiste);
- l'Esaurimento: gli eventi che concludono la narrazione;
- il Risultato: il contesto finale immediatamente successivo:
- le Conseguenze ultime." (Lakoff, cit.)
"Fractal flame" di Mathew T.Tourtellott
Lo schema in esame (detto "executing schema" o "x-schema") diviene evidente, secondo Lakoff, nel caso di una elezione. Vediamo perché:
"Le Precondizioni includono l'esistenza di partiti politici, la designazione di candidati e così via. l'Accumulo è la campagna elettorale; l'Evento principale sono le elezioni; lo Scopo è ricoprire cariche pubbliche; il Risultato è l'assetto del potere dopo le elezioni; le Conseguenze sono ciò che avviene più tardi per effetto delle elezioni". 
Ovviamente questo schema è una architettura di massima in quanto è poi da interfacciare, come dice lo stesso Lakoff, con miriadi di altre metafore vissute.  Quello che però ci si mostra già come evidente è che il nostro rapporto con la politica è un rapporto basato e fondato su metafore e narrazioni consolidate, che occorre saper individuare e decifrare per poter poi saper decidere di conseguenza come cittadini elettori, ma anche come cittadini che controllano cosa raccontano i politici scoprendone i tentativi più o meno nascosti di venderci un prodotto ormai scaduto oltre che dannoso per la salute.

I legami neurali relativi al "pensiero politico" ovviamente non riguardano solo la razionalità, anzi è proprio quest'ultima che Lakoff si propone di decostruire come metafora della ragione di tipo vetero-illuministico per proporre una metafora più aderente alle conoscenze in continua evoluzione sul cervello e la mente e che tiene conto in maniera primaria delle emozioni e dei sentimenti. A tal proposito, Lakoff scrive che: "Il legame neurale può creare esperienze emozionali. Nell'area del sistema limbico, la parte più antica del cervello in termine di evoluzione, si trovano due percorsi emozionali con differenti neurotrasmettitori: uno per le emozioni positive (felicità, soddisfazione) - il circuito della dopamina - e uno per le emozioni negative (paura, ansia e rabbia) - il circuito della norepinefrina. Nel cervello esistono sentieri che collegano questi percorsi emozionali al proencefalo, dove sembra più probabile si trovi una circuitazione di struttura drammatica. Le attivazioni di questi percorsi convergenti sono chiamate "marcatori somatici". Sono loro che collegano neuralmente le emozioni (a valle, in prossimità del midollo allungato) a sequenze di eventi in narrazione (a monte, apparentemente nella corteccia prefrontale, nella parte anteriore e superiore del cervello). I marcatori somatici convocano le emozioni giuste ai momenti giusti di una storia. Essi sono circuiti di legame responsabili del contenuto emozionale delle esperienze quotidiane. Proprio come è possibile collegare neuralmente colore e forma, ottenendo l'esperienza integrata di una rosa rossa, così il contenuto emozionale può essere associato ad una narrazione, producendo un melodramma: una narrazione con un contenuto emozionale accresciuto."
"Magnetism" di Ryan Hopkins
Quindi, riassumendo, il nostro cervello è strutturato in modo da pensare in forma di metafore e queste metafore, che possiamo definire in senso lato metafore culturali e individuali, determinano in maniera molto spesso inconsapevole i nostri comportamenti ed i nostri giudizi (in sostanza non pensiamo, ma "siamo pensati").
Pensiamo in forma di narrazioni che raccontiamo a noi stessi ed agli altri e che a loro volta gli altri ci raccontano. Quando queste narrazioni, però, provengono da istituzioni (quindi politica, burocrazie varie governative, scuola, università ecc.) e dai cosiddetti "poteri forti" (economici, Tv e media mainstream in primis) il loro effetto può diventare davvero devastante sul modo in cui noi "comuni cittadini" costruiamo le nostre opinioni, in forma, appunto di metafore.
Questo stato di cose si svela in tutta la sua pericolosità proprio nella manifestazione del voto politico e nel rapporto - spesso "perverso" (sotto non pochi aspetti "hegeliano" secondo la ben nota metafora del padrone e del servo)- fra politici e cittadini.
Quindi seguendo quanto afferma Lakoff, il nostro compito di cittadini dovrebbe essere di "rendere l'inconscio cognitivo il più conscio possibile per rendere riflettenti le decisione riflesse". 
Per poter fare questo occorre riconoscere le principali metafore che i politici e i media ci "propinano" e dopo un attento esame critico decidere se avallarle o meno.
Intanto, dobbiamo essere consapevoli che un ruolo importante è giocato da quello che Lakoff chiama inconscio cognitivo (oltre il 90% dei pensieri funziona in "automatico") e tale dinamica è ancora più avvalorata dalle recenti conoscenze sui cosiddetti neuroni specchio. 
Vediamo come ne parla Lakoff: intanto, i neuroni specchio integrano le nostre narrazioni vissute con quelle di qualcun altro e "la nostra ipotesi più plausibile attualmente è che la circuiteria dei neuroni specchio integra azione e percezione. Apparentemente possediamo nella corteccia premotoria, "circuiti di neuroni specchio" che si attivano sia quando eseguiamo una determinata azione sia quando vediamo qualcun altro eseguire questa azione. Non si tratta di magia. I circuiti di neuroni specchio sono connessi tramite un percorso nell'una e nell'altra direzione con altre aree cerebrali:
1. alla corteccia motoria primaria, che si connette ai neuroni motori nei muscoli del corpo e controlla direttamente il movimento dei muscoli;
2. alla corteccia parietale, che integra l'informazione sensoriale che nasce nelle regioni visiva, auditiva e somatosensoriale;
3. attraverso l'insula ai percorsi emozionali positivi e negativi;
4. alla corteccia posteromediale, che deve essere attiva nell'esperienza dell'empatia, cioè della compassione e dell'ammirazione;
5. ai cosiddetti neuroni super-specchio nella corteccia prefrontale, che modulano l'attivazione dei neuroni specchio, apparentemente per esaltare o limitare la loro capacità di empatia."


La conseguenza è alquanto immediata se pensiamo che la "circuiteria specchio" non dipende da nessuna o quasi nostra volontà.

Quindi, "in breve, una parte della stessa struttura neurale cerebrale che entra in funzione quando viviamo una narrazione viene usata anche quando vediamo qualcun altro vivere quella narrazione, nella vita reale o in Tv, o, se la immaginiamo, come quando leggiamo un romanzo. E' questo che rende la letteratura e l'arte significative. E' anche ciò che fa funzionare gli incroci fra realtà, Tv e Internet (...) Il fatto che l'immaginare e l'agire usino in gran parte la stessa struttura neurale ha conseguenze politiche enormi. L'11 settembre 2001 fu un evento che suscitò paura anche in chi stava semplicemente guardando la Tv a migliaia di chilometri di distanza dal pericolo. La continua riproposizione delle immagini delle due torri che crollano nella propaganda repubblicana ha contribuito a suscitare a sua volta paura. Anche il linguaggio della paura - "minaccia", "attacco", - usato incessantemente nella retorica repubblicana può continuare ad evocare la paura una volta che i circuiti neurali siano stati fissati nel cervello. Qualcuno cerca sistematicamente di introdurre la paura nell'uso politico". (cit.)

Lakoff poi cita un articolo sul New York Times Magazine dove il giornalista Ron Suskind incontrò un collaboratore di George W. Bush, restato rigorosamente anonimo, che in sintesi rivelò come l'impero americano oggi sia per lo più votato a costruire la realtà, quella che poi altri studieranno e cercheranno di interpretare.
Dunque, se tale rivelazione esprime in qualche modo lo stato di cose nella politica americana (che vale come esempio, ma la stessa cosa si può dire anche da noi), dobbiamo dedurre che gran parte di queste "creazioni" ci sono passate sotto il naso senza che ci siamo posti il ben che minimo dubbio di come e perché si siano date.

Lakoff ci spiega che ciò è accaduto perché:
"1) gli stress come la paura (degli attacchi terroristici), la preoccupazione (per la situazione familiare, la salute e così via) e il superlavoro tendono ad attivare il sistema della norepinefrina, il sistema delle emozioni negative. Il risultato è una ridotta capacità di osservazione. 2) Per riconoscere eventi apparentemente differenti come lo stesso tipo di evento deve essere presente il quadro concettuale adeguato (...)" e il pubblico non possiede il quadro concettuale per riconoscere gli eventi nel loro essere legati da un comune obiettivo politico (ad esempio quello di privatizzare le risorse pubbliche, come negli USA è ormai avvenuto anche nel settore difesa attraverso società di mercenari come la Blackwater).

Dobbiamo allora uscir fuori dall'illusione di possedere una ragione di tipo illuministico e cominciare a riflettere sulle metafore che "dominano" le nostre menti in modo da poterle individuare e sottoporre a dura critica. Occorre, secondo il lessico di Lakoff, entrare nella ragione del XXI° secolo, ossia quella del Nuovo Illuminismo e che non "platonizza" più senza prima sapere come funziona la mente, almeno secondo quanto se ne sa ad oggi.
Le vedremo nel prossimo post.

martedì 5 luglio 2011

La Notte della Rete

Questo blog sostiene l'iniziativa La notte della rete . Guarda il livestream del Fatto Quotidiano:


Live TV : Ustream

Martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

Su FB: https://www.facebook.com/event.php?eid=186527864733678
Per info e partecipazione: nocensura@agoradigitale.org
http://www.agoradigitale.org/nocensura
http://www.agoradigitale.org/lanottedellarete
https://twitter.com/liberarete : l'hashtag twitter: #notterete

Fra i presenti già confermati:

Olivero Beha, Rita Bernardini, Emma Bonino, Pippo Civati, Nicola D'Angelo, Juan Carlos de Martin, Tana de Zulueta, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Carlo Infante, Giulia Innocenzi, Ignazio Marino, Gianfranco Mascia, Gennario Migliore, Roberto Natale, Luca Nicotra, Leoluca Orlando, Flavia Perina, Marco Perduca, Marco Pierani, il Piotta, Donatella Poretti, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mauro Vergari, Carlo Verna, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.




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domenica 19 giugno 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (1ª Parte)

Già nel 1954 Heidegger affermò nel suo "Che cosa significa pensare?" che "Il più considerevole nella nostra epoca preoccupante è che noi ancora non pensiamo" evidenziando che l'essere umano è ancora "in cammino" verso il pensiero e che la stessa scienza non pensa in quanto non conosce la sua essenza, ossia ciò che "essa è".
Alfio Presotto, L'inconscio
Le scienze cognitive, d'altro canto, ancora oggi disquisiscono se l'essere umano sia dotato di "libero arbitrio" e se anche la coscienza non sia solo un nome che viene attribuito a dei processi neurobiologici di cui in sostanza non abbiamo alcun controllo.
Il linguista cognitivo George Lakoff, ad esempio, nel suo "Pensiero politico e scienza della mente" (2009), affronta non tanto la questione cruciale del "che cosa significa pensare" posta  da Heidegger, ma da buon scienziato cognitivo (che "non pensa" direbbe il filosofo tedesco) ci dice "come pensa" l'essere umano.
La tesi di Lakoff è che noi pensiamo per metafore e che tali metafore sono così profondamente radicate nella nostra mente  che possiamo dire che strutturano il nostro modo di pensare.
Conoscere le modalità metaforiche del pensiero significa poter individuare il "come mai" dei comportamenti politici e quindi quali metafore inducano al prevalere di uno schieramento politico piuttosto che di un altro.
A tal proposito, nell'introduzione al suo libro, Lakoff afferma che: "La scienza della mente ha illuminato un vasto panorama di pensiero inconscio: il 98% dell'attività mentale ha luogo senza che ne siamo consapevoli (Lakoff cita il neuroscienziato Michael Gazzaniga, nda): nella sua maggior parte il pensiero inconscio ha a che vedere con la politica. La mente che non possiamo vedere gioca un ruolo enorme nel determinare il modo in cui un paese è governato. Tuttavia, la maggior parte di noi ha ereditato una teoria della mente che risale almeno all'Illuminismo, secondo la quale la ragione sarebbe conscia, letterale, logica, sottratta alle emozioni, incorporea, universale e funzionale ai nostri interessi. Questa teoria della ragione umana è stata confutata in ogni suo punto, ma continua a persistere. In molti aspetti della vita ciò può non avere importanza. Ma in politica può avere effetti molto negativi:
- da' l'idea negativa delle ideologie politiche e del modo in cui gli elettori pensano;
- occulta al pubblico ed alla stampa gran parte di ciò che il conservatorismo contemporaneo sta facendo e cerca di portare a termine;
- può travisare le questioni più importanti;
- può impedire ai progressisti una consapevole articolazione della loro visione morale e della loro visione dello stato;
- costituisce la base del pensiero neoliberal, che a sua volta induce spesso i progressisti a rinunciare ai propri ideali senza nemmeno formularli;
- può condannare all'inefficacia sia i progressisti sia i neoliberal."


L'analisi che George Lakoff sviluppa nel suo libro è indirizzata prevalentemente alla società americana, ma con le dovute differenze storiche e culturali direi che può tranquillamente essere estesa alla situazione italiana per il semplice fatto che ormai anche il nostro sistema politico in fondo si basa sulla contrapposizione di un "pensiero conservatore" e di un "pensiero progressista" e che, anzi, è in tale direzione che sarebbe auspicabile che gli stessi elettori si rendessero conto che si "gioca" il futuro del nostro paese al di là di ogni nuovo "polo politico" che si crea con l'intenzione di mescolare le carte e i termini del problema di fondo, che è quello poi delle metafore attraverso le quali noi pensiamo il nostro futuro e vogliamo che il presente possa essere "adeguato".
George Lakoff ci aiuta a capire meglio le metafore che governano il pensiero conservatore e quelle che governano il pensiero progressista nella prospettiva delle scienze e della linguistica cognitiva e, soprattutto, ci avverte del fatto che occorra una "svolta" nella concezione della ragione politica del XXI° secolo, che non può più in alcun modo coincidere con la ragione vetero-illuministica che è quella che supponeva e ancora suppone che "la ragione fosse:
- conscia: sappiamo cosa pensiamo;
- universale: è uguale per ogni essere umano; 
- incorporea: libera dalla corporeità ed indipendente dalla percezione e dall'azione;
- logica: coerente con le proprietà della logica classica;
- non soggetta alle emozioni: libera dalle passioni;
- neutra rispetto ai valori: la stessa ragione si applica senza riguardo per i nostri valori;
- basata sull'interesse: posta al servizio degli scopi e degli interessi individuali;
- letterale: in grado di adattarsi esattamente ad un mondo oggettivo, per cui la logica della mente è in grado di adattarsi alla logica del mondo."

Salvador Dalì, Raphalesque head exploding (1951)
La ragione politica del XXI° secolo, dunque, non può secondo Lakoff più pre-supporre di essere una ragione razionale e calcolante, ma deve prendere atto di quanto le scienze cognitive ormai ci dicono con chiarezza ossia che non c'è dicotomia tra ragione, emozioni e sentimenti.
Avere consapevolezza di questo fatto significa avere ben chiaro da un lato che le decisioni politiche non possono essere decisioni "asettiche" e "puramente razionali", ma che la stessa possibilità di tali decisioni nel senso "vetero-illuministico" è totalmente fuorviante oltre che cognitivamente infondata.
Questa rinnovata consapevolezza deve quindi fare i conti con quello che Lakoff chiama l'inconscio cognitivo, che è parte non solo integrante ma preponderante del nostro pensiero.
In tale quadro, Lakoff afferma che:
"Il pensiero inconscio è riflesso (reflexive) : automatico, incontrollato. Si pensi al riflesso del ginocchio, a ciò che la gamba fa quando il medico colpisce con il martelletto il ginocchio del paziente. Il pensiero conscio è riflettente (reflective) come il guardarsi in uno specchio. Se tutti i pensieri fossero consci e riflettenti, conosceremmo la nostra mente e avremmo il controllo delle decisioni che prendiamo. Ma poiché nella maggioranza dei casi non sappiamo cosa stia facendo il nostro cervello, la maggior parte del pensiero è riflesso, e non riflettente, e fuori dalla portata del controllo conscio. Di conseguenza il nostro cervello prende decisioni di cui non siamo consapevolmente informati. Il cervello non è una macchina per pensare disincarnata, tale da poter funzionare altrettanto bene dentro una vasca. Al contrario è incorporato nel più profondo dei modi (...) Non dovrebbe allora essere motivo di sorpresa che le idee che escono dai nostri cervelli incorporati dipendano in larga misura dalle peculiarità dell'anatomia umana in generale e dal modo in cui noi, come esseri umani, funzioniamo sul nostro pianeta e nei rapporti con gli altri. Ciò non è sorprendente quando resta nell'ambito delle vaghe astrazioni, ma è notevole quando si passa ai dettagli. Anche le nostre idee di morale e di politica sono profondamente incorporate: sono formulate e messe in atto non solo dall' anatomia neurale e dalla connettività dei nostri cervelli, ma anche dai modi in cui funzioniamo per lo più nell'inconscio cognitivo: in ciò che il cervello sta facendo senza che lo si possa vedere."

Diventa, pertanto, fondamentale cominciare a ragionare consapevolmente in termini di una ragione di tipo neo-illuministico, che sappia in primis che:

"- in primo luogo, ciò che i nostri cervelli stanno facendo al di sotto del livello di coscienza influisce sulla morale e sulla politica - come pure su ogni aspetto delle nostre vite sociali e personali (...) Gli abili politici (come pure i venditori più intelligenti) traggono vantaggio dall'ignoranza delle nostre stesse menti facendo appello al livello inconscio. Nello stesso tempo leader politici onesti, giornalisti e operatori del sociale, solitamente inconsapevoli del lavorio nascosto della mente, sono spesso incapaci di usare ciò che è noto sulla mente al servizio della morale e della verità;
-  in secondo luogo le forme della ragione inconscia non sono arbitrarie. Non possiamo cambiare la nostra visione morale e politica del mondo a piacere. Ci sono modelli di morale e politica che sono determinati da come funzioniamo con i nostri corpi sia nel mondo fisico che in quello sociale;
- infine, gli aspetti incorporati della mente, come vedremo, ci connettono gli uni agli altri nonché agli altri esseri viventi ed al mondo fisico. E' ciò che in ultima analisi determina il senso della morale e della politica."


Capire, dunque, come "funziona" la nostra ragione politica diventa fondamentale per poter comprendere ciò che davvero vogliamo e per poter capire ciò che i politici ci raccontano e in che modo possono influenzare, nostro malgrado, le nostre decisioni.
Nel prossimo post cominceremo ad approfondire ciò che per George Lakoff significa entrare nell'epoca di un Nuovo Illuminismo per poi avanzare alcune riflessioni critiche sul suo pensiero.

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