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domenica 4 settembre 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (3ª Parte)

Dopo una prolungata pausa estiva, riprendo e concludo con questo post la riflessione sulle metafore neurali di Lakoff ed il loro influsso sul nostro comportamento e sulle nostre decisioni.
Come si è detto nei post precedenti, un rilievo preponderante è rivestito dall'inconscio cognitivo (oltre il 95% dei nostri processi mentali è inconscio) , che nel caso della politica possiamo definire come inconscio politico.
Abstract Bubble Over Multi - Coloured Liquid Against
 Black Background by Albert Klein
Questo implica, secondo Lakoff, che ci sono degli schemi o frame profondi che caratterizzano, senza che noi ne siamo consapevoli, il nostro "essere conservatori" o "essere progressisti" anche se la divisione non è netta in quanto, come vedremo, in realtà siamo dei biconcettuali, ossia ad es. è possibile che lo schema conservatore sia applicato in alcuni campi (p.e. la politica interna, la vita privata) e in altri si applichi quello progressista (p.e. politica estera, vita lavorativa e sociale) e viceversa.
Vediamo sinteticamente quali sono i caratteri dello schema di pensiero metaforico progressista, poi di quello neoliberal e infine di quello conservatore. Tali schemi, come si noterà, possono essere alquanto facilmente adeguati alla realtà italiana nei loro principi generali proprio in quanto inconsci. Il pensiero progressista è caratterizzato, a partire dall'inconscio, da:
a.  Empatia;
b. Responsabilità sociale e cura degli Altri;
c. Fiducia nello Stato e nelle sue funzioni di empowerment e di protezione;
d. Massimizzazione della libertà (dal bisogno, dalla paura, di perseguire i propri obiettivi) attraverso i predetti empowerment e protezione;
e. Convinzione della missione morale dello Stato;
f. Contrarietà alle "privatizzazioni predatorie" delle funzioni statali;
g. Regolamentazione del mercato e del lavoro secondo le citate empatia e responsabilità.

Secondo Lakoff, però, il pensiero progressista è caratterizzato spesso da un modo di pensare neoliberal che "ha le stesse basi morali, ma vi sovrappone un altro modo di pensare. Il pensiero neoliberal abbraccia l'idea vetero-illuminista di ragione, intesa come conscia, logica, letterale, universale, non emozionale, disincarnata ("disembodied"), al servizio degli interessi propri e di altri. Il pensiero neoliberal considera l'emozione irrazionale e perciò inefficace e debole, mentre vede la ragione come razionale, efficace e forte. Benché parta intuitivamente da un'etica di empatia e cura, cerca di pervenire alla cura predisponendo interventi a favore di gruppi demografici svantaggiati. (...) L'intuizione morale implicita sembra essere che l'empatia definisce ciò che conta in termini di successo o fallimento di mercato. Quando il mercato non è in grado di provvedere a uno dei gruppi demografici svantaggiati, lo stato dovrebbe intervenire sul piano economico per ristrutturarlo attraverso strumenti legislativi oppure fornendo finanziamenti direttamente o tramite sussidi. 
Ma i concetti di empatia e di fallimento del mercato non sono mai discussi apertamente. Anzi, nel discorso pubblico si preferisce evitare il dibattito su cosa si intenda per fallimento o successo del mercato e come si possa intervenire nel primo caso. Il modo di pensare neoliberal assume inoltre che la mancanza voglia dire bisogno. Di qui l'attenzione sull'evidenza obiettiva della necessità di programmi di interventi sulla base di dati statistici che mettano in rilievo le mancanze: cose che possono essere misurate obiettivamente, fatti e cifre, presentazioni di prove che, prima facie, si presumono a favore dei programmi" (Lakoff, 2009).

Il problema è che il pensiero neoliberal adotta la cosiddetta ragione vetero-illuministica e non quella che Lakoff chiama ragione reale o autocoscienza informata (basata sulla conoscenza di come funziona il pensiero secondo le scienze cognitive) e pertanto ritiene che basti citare numeri e fatti per imporsi senza usare un adeguato framing morale e senza trasmettere le relative "emozioni appropriate".
Troppo spesso, inoltre, il pensiero neoliberal per questa mancanza di emotività appare come manifestazione di interessi di gruppo più che come pensiero empatico e morale generando quelli che Lakoff chiama i "silos tematici", "ossia la separazione di una questione dall'altra - la sicurezza degli alimenti e dei farmaci, l'assistenza sanitaria dei bambini; il controllo sui contractor militari (i mercenari) - come se non ci fosse nessun principio morale o problema politico generale a governarle. Invece questo aspetto unificante esiste ed è la privatizzazione predatoria che ricorda l'antica guerra di corsa. La privatizzazione predatoria è la distruzione della capacità dello stato di adempiere alle sue missioni morali, insieme alla svendita a privati delle funzioni dello stato senza nessun controllo da parte dei cittadini e con l'arricchimento delle grandi imprese private a spese dei contribuenti". (cit.)

Dunque, il modo di pensare neoliberal è frammentato, settoriale e soprattutto privo di "pathos emotivo", tanto da apparire e far comportare i suoi esponenti in un modo di tipo elitario, cioè presupponendo che la ragione si debba imporre da sé, ma dato che la ragione non è logica, né letterale nè universale alla fine questo modo di pensare e agire eccessivamente top-down risulta controproducente e viene frainteso raggiungendo l'effetto opposto di rafforzare il modo di pensare conservatore.
In tal senso Lakoff è illuminante quando dice "Accettare la scala sinistra-destra conduce alla logica - e alla pretesa - secondo la quale per ottenere più voti ci si deve muovere verso destra. Questa posizione ha in realtà tre effetti controproducenti per i progressisti:
1. Rinuncia alle politiche che corrispondono alla visione del mondo morale progressista con conseguente alienazione dalla propria base;
2. Accettazione di politiche che corrispondono alla visione morale conservatrice: ciò attiva negli elettori la visione del mondo conservatrice, favorendo gli avversari;
3. Abbandono di una visione morale coerente, il che fa sembrare che i progressisti non abbiano valori." (cit.)

Questa "fallacia neoliberal" del pensiero progressista deriva, secondo Lakoff, dalla concezione sbagliata vetero-illuminista della mente e della ragione sottovalutando in maniera clamorosa gli aspetti emozionali e il funzionamento della mente in base alle metafore concettuali. Questo ha portato e continua a comportare il fatto che questa visione danneggi i progressisti in quanto non li differenzia realmente dai conservatori e l'approccio nei confronti del mercato ne è una prova schiacciante.

Passiamo adesso al pensiero conservatore, che è invece caratterizzato dalle seguenti convinzioni:
a. La moralità è obbedienza ad una Autorità;
b. L'Autorità è intrinsecamente legittima e buona e sa cosa è giusto e cosa è sbagliato;
c. L'Autorità ha il compito di proteggerci;
d. L'Autorità si identifica, quindi, con il Decisore;
e. E' fondamentale l'obbedienza, la fedeltà e la disciplina a questa Autorità;
f. La libertà è concepita all'interno di questo ordine fondato sull'Autorità;
g. Il Mercato è personificato come Autorità e quindi prende sempre decisioni razionali;
h. La prosperità e la ricchezza derivano dalla disciplina e dalla osservanza delle regole del Mercato/Autorità;
i. l'indole umana è intrinsecamente "cattiva", avida e senza scrupoli e quindi occorre disciplina; tale disciplina la offre il Mercato, che pertanto è equo e morale;
l. lo stato non deve interferire con il Mercato, quindi deve essere il più "snello" possibile, ridurre al minimo la protezione e lo stesso empowerment (es. l'assistenza sanitaria);
m. il patriottismo e la difesa sono funzioni sacre;
n. narrazione dell' eccezionalismo americano, ossia l'America è buona e deve "evangelizzare" il mondo (es. l'esportazione della democrazia).

Il modo di pensare conservatore è, dunque, a differenza di quello progressista neoliberal fortemente intriso di metafore emozionali e da visioni mitiche, che lo rendono di forte impatto ed accettazione soprattutto per l'immediatezza dei messaggi senza necessità che si disponga di una particolare cultura.
Inoltre, come si diceva sopra, la visione neoliberal è molto simile a quella conservatrice per quanto riguarda l'approccio al mercato e i rapporti con le relative lobbies per cui alla "resa dei conti" la forza emotiva della visione conservatrice si rivela sempre più potente rispetto a quella progressista e l'ago della bilancia può pendere a favore di questi ultimi solo nel caso di evidenti errori politici dei conservatori, come ad esempio recentemente si sono rivelati quelli in politica estera dei "neocon" durante il periodo di Bush figlio e, infatti, i progressisti hanno utilizzato l' "arma Obama" molto intelligentemente per amplificare l'effetto emotivo del cambiamento con un candidato di colore.

Infine, è da dire che in realtà non si è assolutamente conservatori o assolutamente progressisti, ma siamo per lo più dei biconcettuali.
Il biconcettualismo, dice Lakoff, è spesso inconscio e deriva da meccanismi cerebrali che "compartimentizzano" visioni opposte in quanto afferenti a campi di applicazione diversi e quindi in tal modo appaiono coerenti all'interno del campo di applicazione stesso. Un esempio, per capirci rapidamente, può essere il lavoratore irreprensibile e iper-professionale fino al venerdì e poi drogato e alcolizzato il sabato sera. In sintesi, stiamo parlando della coesistenza di identità diverse purché sia possibile tenerle separate e non interferiscano fra di loro.
Il biconcettualismo è facilmente confuso con l'ipocrisia, ma occorre capire che è proprio il cervello che tende a funzionare così e Lakoff appunto dice che "il biconcettualismo è reso possibile dal cervello. In primo luogo è consentito dalla mutua inibizione, che permette modalità di pensiero conflittuali ma solo una alla volta. In secondo luogo, occorre tener conto della differenza tra modalità di pensiero generali e casi speciali. Il legame neurale è il meccanismo per applicare una modalità di pensiero generale a un caso speciale, ad esempio, per applicare il conservatorismo generale all'assistenza sanitaria, o per applicare il progressismo generale al riscaldamento globale. In molti casi i legami sono a lungo termine o permanenti, talvolta sono a breve termine e possono cambiare. (...) Di chi ha legami deboli su entrambi i modi di pensare si potrebbe dire che è confuso". (cit.)

The Dream, Salvador Dalì
Vista dal lato dei progressisti, dunque, il problema sarebbe quello di rafforzare la componente progressista dei biconcettuali sia progressisti che conservatori, causando specie in questi ultimi un rafforzamento dei legami neurali progressisti dove già ci sono e una mutazione di quelli conservatori in progressisti negli altri campi. Questo si ottiene secondo Lakoff facendo riflettere il conservatore in quelle aree tematiche in cui è già progressista.
"In altre parole"- dice Lakoff - "cercando aree nelle quali è già d'accordo con voi e parlando con lui di quelle aree, assegnando ai progressisti il ruolo di Eroi e, implicitamente, ai conservatori quello dei Cattivi. I conservatori hanno fatto lo stesso per decenni. Per cambiare le menti, occorre cambiare i cervelli. Bisogna rendere conscio l'inconscio politico. Poiché la maggior parte di ciò che i nostri cervelli fanno è inconscio, è impossibile capire come funzionano i cervelli delle persone semplicemente chiedendoglielo. Ecco perché le neuroscienze e le scienze cognitive sono necessarie. Nè i progressisti né i conservatori hanno descritto le loro idee come ho appena fatto. Quello che ho fatto è stato guardare dietro il velo del pensiero cosciente per vedere i principi sottostanti ai modi, solitamente inconsci, in cui sia i progressisti sia i conservatori ragionano realmente. Tutto ciò è destinato a suscitare controversie e lo deve essere. E' importante capire il pensiero politico. Se tale pensiero è inconscio, è ancora più importante capirlo, poiché il pensiero inconscio ha un effetto più grande di quello conscio. Quando il pensiero è conscio, possiamo discuterlo, metterlo in dubbio, cercare di contrastarlo. Quando è inconscio, va a briglia sciolta." (cit.)

Un breve accenno, infine, ai modelli familiari che si celano dietro il pensiero politico inconscio, che secondo il nostro autore sono i seguenti:
1. Modello del Padre Severo, di cui è impregnato il pensiero conservatore da cui conseguono:
- protezione;
- autorità;
- competizione e ideologia del merito;
- disciplina e relativo premio/punizione;
- bene e giustizia come categorie assolute;
- religione come parte importante della vita;
- enfasi sulla responsabilità individuale;
- patriottismo e ideale della guerra.

2. Modello dei Genitori Premurosi, da cui è invece caratterizzato il pensiero progressista per il quale sono fondamentali:
- empatia;
- responsabilità per sé stessi e per gli altri;
- rispetto reciproco fra genitori e figli;
- protezione ed empowerment;
- visione della comunità e dei beni comuni;
- bene e giustizia non sono categorie assolute.

Questi modelli vanno interfacciati con le seguenti metafore primarie (da ricordare che le metafore sono strutture mentali indipendenti dal linguaggio, ma esprimibili attraverso il linguaggio):

A. L'Istituzione è la Famiglia;
B. Il Governo è un Genitore;
C. I Cittadini sono membri della Famiglia.

Di questo stato di cose, come si è già detto, bisogna prendere consapevolezza sia da parte dei politici sia dei cittadini e quindi impegnarsi per portare alla luce l'inconscio politico in modo da poterlo gestire ed indirizzare come si ritiene più giusto, evitando di farsi suggestionare a propria insaputa e quindi agendo spesso contro i propri interessi.

Continueremo a parlare di metafore più avanti, ma stavolta ce ne occuperemo relativamente a problemi attinenti alla teoria della conoscenza e a concetti matematico-filosofici come l'infinito.
A presto.

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