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lunedì 11 luglio 2011

Lakoff e la critica della ragione politico-illuministica (2ª Parte)

La cosa su cui ci invita a riflettere innanzitutto e a fondo George Lakoff è che noi viviamo le nostre metafore e le viviamo nel vero senso della parola. 
Questo punto è di fondamentale importanza perché molto probabilmente noi riteniamo di non essere condizionati dlla natura metaforica del nostro pensiero.
In particolare, Lakoff parla di metafore complesse costituite a loro volta da narrazioni più semplici dette "frame" o "script"
"Mask" di David Rickerd
A questo proposito, Lakoff dice che: "I frame fanno parte delle strutture cognitive con cui pensiamo. Per esempio, quando leggiamo di un delitto misterioso, incontriamo un tipico frame con vari tipi di personaggi: l'assassino, la vittima o le vittime, l'arma del delitto, un investigatore, delle tracce. E c'è uno scenario in cui l'assassino uccide la vittima e più tardi è catturato dal detective. La circuiteria neurale necessaria per creare frame è relativamente semplice, per cui i frame tendono a strutturare un'enorme porzione del nostro pensiero. Ogni frame contempla ruoli (come un cast di personaggi), relazioni fra i ruoli e scenari messi in atto da coloro che interpretano i ruoli. E' del sociologo Erving Goffman la scoperta che tutte le istituzioni sono strutturate da frame".
La struttura cerebrale che consente questa architettura metaforica del pensiero è il legame neurale.


Facciamo di nuovo parlare Lakoff: " Quando vediamo un quadrato azzurro, esso appare come un unico oggetto. Eppure il colore e la forma sono registrati in parti differenti del cervello. Il legame neurale ci consente di mettere insieme attivazioni neurali presenti in parti diverse del cervello fino a formare un'unica totalità integrata. Per essere un pò più precisi: le parti del cervello neuralmente più vicine agli organi sensori sono chiamate downstream ("a valle"); quelle più distanti sono chiamate upstream ("a monte"). I segnali neurali vanno da "a valle" a "a monte" e ritorno. I percorsi neurali dalle regioni "a valle" convergono nel loro movimento "a monte" in quelle che sono chiamate "zone di convergenza". Le informazioni "a valle" e "a monte" sono integrate nelle "zone di convergenza" attraverso il legame neurale. Il colore e la forma sono registrati nel cervello relativamente "a valle". La circuiteria del legame neurale converge converge ancora più "a monte", integrando colore e forma e trasformando l'azzurro e il quadrato in un quadrato azzurro. Sul funzionamento del legame neurale sono state avanzate teorie, ma non sappiamo nulla con certezza. Secondo la teoria più affermata il legame da' luogo a un blocco a tempo: i neuroni svolgono la loro attività di firing (scarica) simultaneamente in diverse parti del cervello lungo i percorsi di connessione. Quando ciò avviene, sperimentiamo il firing simultaneo come caratterizzante la stessa entità. Un'altra teoria corrente si basa sul coordinamento delle cosiddette segnature neurali - piccole connessioni di singoli neuroni che formano modelli distinti di scarica. Ma, comunque avvenga, il legame è uno dei meccanismi più importanti e più comuni del cervello. La cosa più notevole da ricordare a proposito del legame neurale è che esso non si compie per magia; deve essere effettuato dalla circuiteria neurale che collega i siti di legame (binding sites) in parti differenti del cervello. Ogni neurone ha tra le 1.000 e 10.000 connessioni in entrata da altri neuroni e tra le 1.000 e 10.000 connessioni in uscita. Nel cervello si contano tra i 10 e i 100 miliardi di neuroni, il che significa che il numero delle connessioni è nell'ordine delle migliaia di miliardi, come pure il numero dei circuiti. Una grande quantità di questi è costituita dai circuiti di legame".
Siamo di fronte, dunque e come vedremo, ad una vera e propria teoria neurale della metafora, in cui il legame neurale è associato secondo Lakoff alla "struttura temporale della narrazione" e si svolge come segue:
"- Precondizioni: il contesto precedente richiesto per la narrazione;
- l'Accumulo: gli eventi che portano all'evento centrale o principale;
- lo Scopo: ciò che si ottiene (se lo scopo esiste);
- l'Esaurimento: gli eventi che concludono la narrazione;
- il Risultato: il contesto finale immediatamente successivo:
- le Conseguenze ultime." (Lakoff, cit.)
"Fractal flame" di Mathew T.Tourtellott
Lo schema in esame (detto "executing schema" o "x-schema") diviene evidente, secondo Lakoff, nel caso di una elezione. Vediamo perché:
"Le Precondizioni includono l'esistenza di partiti politici, la designazione di candidati e così via. l'Accumulo è la campagna elettorale; l'Evento principale sono le elezioni; lo Scopo è ricoprire cariche pubbliche; il Risultato è l'assetto del potere dopo le elezioni; le Conseguenze sono ciò che avviene più tardi per effetto delle elezioni". 
Ovviamente questo schema è una architettura di massima in quanto è poi da interfacciare, come dice lo stesso Lakoff, con miriadi di altre metafore vissute.  Quello che però ci si mostra già come evidente è che il nostro rapporto con la politica è un rapporto basato e fondato su metafore e narrazioni consolidate, che occorre saper individuare e decifrare per poter poi saper decidere di conseguenza come cittadini elettori, ma anche come cittadini che controllano cosa raccontano i politici scoprendone i tentativi più o meno nascosti di venderci un prodotto ormai scaduto oltre che dannoso per la salute.

I legami neurali relativi al "pensiero politico" ovviamente non riguardano solo la razionalità, anzi è proprio quest'ultima che Lakoff si propone di decostruire come metafora della ragione di tipo vetero-illuministico per proporre una metafora più aderente alle conoscenze in continua evoluzione sul cervello e la mente e che tiene conto in maniera primaria delle emozioni e dei sentimenti. A tal proposito, Lakoff scrive che: "Il legame neurale può creare esperienze emozionali. Nell'area del sistema limbico, la parte più antica del cervello in termine di evoluzione, si trovano due percorsi emozionali con differenti neurotrasmettitori: uno per le emozioni positive (felicità, soddisfazione) - il circuito della dopamina - e uno per le emozioni negative (paura, ansia e rabbia) - il circuito della norepinefrina. Nel cervello esistono sentieri che collegano questi percorsi emozionali al proencefalo, dove sembra più probabile si trovi una circuitazione di struttura drammatica. Le attivazioni di questi percorsi convergenti sono chiamate "marcatori somatici". Sono loro che collegano neuralmente le emozioni (a valle, in prossimità del midollo allungato) a sequenze di eventi in narrazione (a monte, apparentemente nella corteccia prefrontale, nella parte anteriore e superiore del cervello). I marcatori somatici convocano le emozioni giuste ai momenti giusti di una storia. Essi sono circuiti di legame responsabili del contenuto emozionale delle esperienze quotidiane. Proprio come è possibile collegare neuralmente colore e forma, ottenendo l'esperienza integrata di una rosa rossa, così il contenuto emozionale può essere associato ad una narrazione, producendo un melodramma: una narrazione con un contenuto emozionale accresciuto."
"Magnetism" di Ryan Hopkins
Quindi, riassumendo, il nostro cervello è strutturato in modo da pensare in forma di metafore e queste metafore, che possiamo definire in senso lato metafore culturali e individuali, determinano in maniera molto spesso inconsapevole i nostri comportamenti ed i nostri giudizi (in sostanza non pensiamo, ma "siamo pensati").
Pensiamo in forma di narrazioni che raccontiamo a noi stessi ed agli altri e che a loro volta gli altri ci raccontano. Quando queste narrazioni, però, provengono da istituzioni (quindi politica, burocrazie varie governative, scuola, università ecc.) e dai cosiddetti "poteri forti" (economici, Tv e media mainstream in primis) il loro effetto può diventare davvero devastante sul modo in cui noi "comuni cittadini" costruiamo le nostre opinioni, in forma, appunto di metafore.
Questo stato di cose si svela in tutta la sua pericolosità proprio nella manifestazione del voto politico e nel rapporto - spesso "perverso" (sotto non pochi aspetti "hegeliano" secondo la ben nota metafora del padrone e del servo)- fra politici e cittadini.
Quindi seguendo quanto afferma Lakoff, il nostro compito di cittadini dovrebbe essere di "rendere l'inconscio cognitivo il più conscio possibile per rendere riflettenti le decisione riflesse". 
Per poter fare questo occorre riconoscere le principali metafore che i politici e i media ci "propinano" e dopo un attento esame critico decidere se avallarle o meno.
Intanto, dobbiamo essere consapevoli che un ruolo importante è giocato da quello che Lakoff chiama inconscio cognitivo (oltre il 90% dei pensieri funziona in "automatico") e tale dinamica è ancora più avvalorata dalle recenti conoscenze sui cosiddetti neuroni specchio. 
Vediamo come ne parla Lakoff: intanto, i neuroni specchio integrano le nostre narrazioni vissute con quelle di qualcun altro e "la nostra ipotesi più plausibile attualmente è che la circuiteria dei neuroni specchio integra azione e percezione. Apparentemente possediamo nella corteccia premotoria, "circuiti di neuroni specchio" che si attivano sia quando eseguiamo una determinata azione sia quando vediamo qualcun altro eseguire questa azione. Non si tratta di magia. I circuiti di neuroni specchio sono connessi tramite un percorso nell'una e nell'altra direzione con altre aree cerebrali:
1. alla corteccia motoria primaria, che si connette ai neuroni motori nei muscoli del corpo e controlla direttamente il movimento dei muscoli;
2. alla corteccia parietale, che integra l'informazione sensoriale che nasce nelle regioni visiva, auditiva e somatosensoriale;
3. attraverso l'insula ai percorsi emozionali positivi e negativi;
4. alla corteccia posteromediale, che deve essere attiva nell'esperienza dell'empatia, cioè della compassione e dell'ammirazione;
5. ai cosiddetti neuroni super-specchio nella corteccia prefrontale, che modulano l'attivazione dei neuroni specchio, apparentemente per esaltare o limitare la loro capacità di empatia."


La conseguenza è alquanto immediata se pensiamo che la "circuiteria specchio" non dipende da nessuna o quasi nostra volontà.

Quindi, "in breve, una parte della stessa struttura neurale cerebrale che entra in funzione quando viviamo una narrazione viene usata anche quando vediamo qualcun altro vivere quella narrazione, nella vita reale o in Tv, o, se la immaginiamo, come quando leggiamo un romanzo. E' questo che rende la letteratura e l'arte significative. E' anche ciò che fa funzionare gli incroci fra realtà, Tv e Internet (...) Il fatto che l'immaginare e l'agire usino in gran parte la stessa struttura neurale ha conseguenze politiche enormi. L'11 settembre 2001 fu un evento che suscitò paura anche in chi stava semplicemente guardando la Tv a migliaia di chilometri di distanza dal pericolo. La continua riproposizione delle immagini delle due torri che crollano nella propaganda repubblicana ha contribuito a suscitare a sua volta paura. Anche il linguaggio della paura - "minaccia", "attacco", - usato incessantemente nella retorica repubblicana può continuare ad evocare la paura una volta che i circuiti neurali siano stati fissati nel cervello. Qualcuno cerca sistematicamente di introdurre la paura nell'uso politico". (cit.)

Lakoff poi cita un articolo sul New York Times Magazine dove il giornalista Ron Suskind incontrò un collaboratore di George W. Bush, restato rigorosamente anonimo, che in sintesi rivelò come l'impero americano oggi sia per lo più votato a costruire la realtà, quella che poi altri studieranno e cercheranno di interpretare.
Dunque, se tale rivelazione esprime in qualche modo lo stato di cose nella politica americana (che vale come esempio, ma la stessa cosa si può dire anche da noi), dobbiamo dedurre che gran parte di queste "creazioni" ci sono passate sotto il naso senza che ci siamo posti il ben che minimo dubbio di come e perché si siano date.

Lakoff ci spiega che ciò è accaduto perché:
"1) gli stress come la paura (degli attacchi terroristici), la preoccupazione (per la situazione familiare, la salute e così via) e il superlavoro tendono ad attivare il sistema della norepinefrina, il sistema delle emozioni negative. Il risultato è una ridotta capacità di osservazione. 2) Per riconoscere eventi apparentemente differenti come lo stesso tipo di evento deve essere presente il quadro concettuale adeguato (...)" e il pubblico non possiede il quadro concettuale per riconoscere gli eventi nel loro essere legati da un comune obiettivo politico (ad esempio quello di privatizzare le risorse pubbliche, come negli USA è ormai avvenuto anche nel settore difesa attraverso società di mercenari come la Blackwater).

Dobbiamo allora uscir fuori dall'illusione di possedere una ragione di tipo illuministico e cominciare a riflettere sulle metafore che "dominano" le nostre menti in modo da poterle individuare e sottoporre a dura critica. Occorre, secondo il lessico di Lakoff, entrare nella ragione del XXI° secolo, ossia quella del Nuovo Illuminismo e che non "platonizza" più senza prima sapere come funziona la mente, almeno secondo quanto se ne sa ad oggi.
Le vedremo nel prossimo post.

4 commenti:

Davide ha detto...

Questa tua serie è straordinariamente interessante.

MarioEs ha detto...

grazie Davide, diciamo che comincia l'intreccio tra scienze cognitive e politica ;-)

Maria Cristina ha detto...

molto interessante come sempre, Mario ,)

Davide ha detto...

In qualche modo ho pensato a questo libro di Castells
http://www.amazon.com/Communication-Power-Manuel-Castells/dp/0199567042

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