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venerdì 28 maggio 2010

RIZOM@, quali rapporti tra spiritualità, arte e scienza? (2^ ed ultima parte)

E' sempre "sorprendente" riscontrare come la spiritualità, nelle sue componenti della religiosità, del misticismo, delle filosofie "metafisiche" ed "ecologiche" (ad es. la "new age") o anche massonico-esoteriche, sia nell'era tecno-digitale ancora molto radicata in tutte le culture.


Tra gli stessi scienziati, che in genere dovrebbero essere "portati" in virtù dei loro studi ad una visione più "materialistica" (un termine che cercherò di analizzare meglio in seguito), non è raro trovare credenti delle varie religioni o, più in generale, convinti assertori di una "dimensione altra" rispetto a quella finora "scoperta" e descritta dalle scienze fisiche, chimiche, biologiche e neuro-cognitive.
Se avete voglia di approfondire il tema c'è un buon sito, quello del CESNUR, che si occupa di studiare le "nuove religioni" (ma anche quelle"storiche") ed in questa pagina  non avrete altro che l'imbarazzo della scelta.
"Dio è morto" asseriva il filosofo Friedrich Nietzsche nella sua "La gaia scienza" e in "Così parlò Zarathustra", ma d'altronde oggi forse come e più di ieri gli uomini si fanno la guerra o comunque entrano in profondo conflitto fra di loro in nome e per conto di un Dio e dei relativi principi e dogmi rivelati da lui o dalla sua casta sacerdotale. Lungi da me affrontare in questa sede i perché del sentimento religioso attraverso i secoli, ma ne voglio "registrare" per così dire la persistenza anche nella cultura tecno digitale del XXI secolo, dove invece sembrava che il "materialismo" dovesse imporsi per "forza di cose". Invece non è stato così. Ma cosa intendiamo per materialismo? Cosa è la materia?

Una delle grandi rivoluzioni della fisica e del pensiero del XX° secolo è stata la teoria della relatività di Albert Einstein, che ha sancito l'equivalenza fra massa ed energia nella famosa formula che correla l'energia alla massa attraverso il quadrato della velocità della luce. Dunque massa ed energia sono equivalenti e quindi l'una si può trasformare nell'altra... Già questa affermazione destabilizza completamente un "materialismo ingenuo" di stampo ottocentesco e apre nuovamente e "paradossalmente" le porte a visioni in cui torna a prevalere l'energia e quindi per analogia lo "spirito". Ma d'altronde se l'energia è equivalente alla materia è essa stessa "materiale" e quindi attribuirle una dimensione"spirituale" è una estrapolazione del tutto arbitraria e fatta, come dicevo, in virtù di associazioni metaforiche ed analogiche, oltre che a convinzioni profonde dei singoli individui e delle comunità di credenti delle varie religioni.
Passando alla meccanica quantistica le cose si complicano non poco, poiché potremmo dire che la concezione della materia diventa ancora più "sfumata" con il"dualismo onda-particella" e concetti come quello di "vuoto quantistico""particelle virtuali""fluttuazioni del vuoto""energia del vuoto" (energia del "campo zero"), e dove ancora il modello che ha avuto fino ad oggi le maggiori evidenze sperimentali, ossia il Modello Standard, sta cercando di verificare nel LHC l'esistenza del "meccanismo di Higgs" ed il relativo bosone per dare coerenza all'esistenza della massa che altrimenti non si spiegherebbe come si "genera".

Se poi a questo aggiungiamo che in base ai calcoli eseguiti dai cosmologi tenendo conto del predetto modello e della teoria della relatività gran parte dell'universo è fatto di "materia oscura" ed "energia oscura" e solo meno del 5% è fatto dalla materia e dall'energia "visibile" e "conosciuta" si ottiene come risultato il "buio quasi assoluto".
Conosciamo solo il 5% dell'universo e anche in maniera non "completa". Questo è sicuramente un grande stimolo per gli scienziati che devono cercare nuove risposte, ma d'altro canto è anche un forte stimolo alla ricerca di "risposte individuali" e alle "religioni fai da te" di cui parlavo in precedenza. L'essere umano non si accontenta del 5%, ma brama "l'assoluto" e se lo costruisce con la sua mente. E la mente sembra essere la frontiera anche di molti scienziati che, visto lo stallo delle scienze fisiche e dei relativi modelli - come ben descrive Lee Smolin nel suo"Universo senza stringhe"- , si sono dedicati alle neuroscienze, alla biologia teorica, alle scienze economiche o ad altre applicazioni più "pratiche".
La "teoria del tutto" non è stata ancora trovata e forse non si troverà mai, almeno nel senso di unificazione profonda di tutte le forze e le particelle dell'universo. Anche se siamo sempre fiduciosi.
D'altronde anche la mente non è stata interpretata in maniera definitiva, anzi forse siamo solo agli inizi sugli studi dei rapporti fra cervello e mente.
Ma cosa è la mente? Cosa è il pensiero?



Anche qui si cerca una sorta di "teoria del tutto" che ci spieghi come da questo ammasso di carne"gelatinosa" che è il cervello si possa generare il pensiero e attività evolute come il pensiero astratto e quindi le emergenze semantiche che esso è in grado di generare.
I concetti di complessità ed emergenza, così come quelli di rete, sono sempre più usati e tentano di arginare quella che potrebbe diventare, se già non lo è, una sorta di "delusione per la scienza" a favore piuttosto di una "esaltazione della tecnologia".
In sintesi, laddove la scienza stenta a dare "risposte importanti" la tecnologia, invece, soddisfa esigenze più pratiche come quelle della connessione e della comunicazione. La conoscenza arranca mentre la tecnologia, con i suoi modelli fortemente legati al consumismo, dilaga. In questo scenario, è quasi "inevitabile" che la spiritualità, ossia questo bisogno ancestrale di assoluto che ha l'essere umano, emerga in forme sempre nuove e sempre più "ibridate" da suggestioni provocate dalla conoscenza scientifica che vengono descritte anche dalle opere artistiche. L'analogia cerca di sopperire a ciò che invece al momento la logica e la scienza non riescono a spiegare, soddisfacendo in tal modo il bisogno di "trascendenza" e di "metafisica" dell'essere umano. Concetti come quello di informazione e di consapevolezza vengono sempre più usati per descrivere in maniera "analogica" l'universo in cui viviamo, fino a concezioni in cui si esalta il pensiero come origine stessa della materia.
In una recente intervista rilasciata alla rivista Scienza e Conoscenza, il fisico teorico e nucleare Amit Goswami - tra quelli che hanno realizzato il famoso "What do the bleep do we know?" (qui un video) e autore del recente documentario "The quantum activist" - si sofferma proprio sul concetto di materialismo e di metafisica, che nel suo ragionamento è equiparabile al nostro "paradigma culturale" (intriso cioè anche di memi ed ideologie), ed afferma che:



"La scienza materialista, a partire dagli anni Cinquanta, ha cominciato ad adottare un particolare tipo di metafisica, dalla quale poi non si è più staccata. L'adozione di questa metafisica è inutile, perchè la scienza non si deve fissare su una metafisica fino a quando non ne è totalmente certa. La metafisica deve necessariamente essere priva di paradossi. La scienza che opera usando l'attuale concezione del mondo (la "semantica", nda), la metafisica di cui stiamo parlando, la chiamo scienza materialista. Tale concezione del mondo, non necessaria, è la seguente: ogni cosa è composta di materia. Sarebbe stato meglio semplicemente definire questa scienza come scienza del mondo materiale, invece si è voluto a tutti i costi non solo sostenere che avevamo sviluppato la scienza del mondo materiale, ma che quest'ultimo era tutto ciò che esisteva, benché la fisica quantistica ci stesse già offrendo un grande paradosso: secondo la fisica quantistica (...) gli oggetti non sono altro che possibilità.  E le interazioni materiali non possono mai trasformare queste possibilità in oggetti tangibili.  Le interazioni materiali possono solo trasformare le possibilità in altre possibilità".

Secondo Goswami, in sintesi, è "la consapevolezza il fondamento di tutto l'essere, inclusa la materia. La materia consiste di onde di possibilità tra cui la consapevolezza può scegliere".


E', dunque, in questa visione il "pensiero consapevole" a creare il mondo facendolo "collassare" continuamente in una fra le tante e infinite possibilità che esso ha di manifestarsi e la consapevolezza diventerebbe "il mediatore fra mente e materia".
Questa mediazione avverrebbe secondo la "comunicazione non locale, una comunicazione che non richiede segnali, perché essi fanno tutti parte della consapevolezza stessa. Non richiede segnali locali per cui non viene violata alcuna legge fisica".
Goswami non è l'unico, ovviamente, a esprimere con un "linguaggio ibridato" da concetti scientifici ed una spiritualità che potremmo definire appunto "quantistica" in quanto fortemente correlata ai concetti della fisica quantistica, come quello di "campo", "non località", "non linearità", "probabilità". Siamo in una fase del pensiero in cui si stanno creando delle aperture fra concezioni diverse ed in cui sta tornando una spiritualità sotto forma di "spiritualità quantistica", all'interno di quella "cultura del quantum" di cui abbiamo parlato nel precedente post. L'arte e la scienza in questa "cultura del quantum" si connettono anche alla spiritualità perchè inevitabilmente esse sottendono il (bi)sogno umano di raggiungere l'assoluto e la Conoscenza e in tal modo danno vita ad una semantica del mondo densa di "ibridazioni analogiche" che non possono, a mio parere, non preludere a nuove ed interessanti scoperte.
Resta, in tutto questo, anche la nutrita schiera degli atei e dei materialisti, ma capiamo bene che in un contesto di "sfumatura quantistica" della conoscenza le certezze sono sempre "sospette", da qualunque parte esse provengano.

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2 commenti:

Ivo Quartiroli ha detto...

La presenza di metafisica e spiritualità nell'era della tecnologia (lasciamo perdere la New Age e i suoi derivati che sono la banalizzazione della spiritualità) si capisce dal bisogno di contatto con il reale e con il vero. Già questa affermazione potrebbe fare storcere il naso a molti. La spiritualità come contatto con il reale? Eh sì, questo è. Il conytatto con il vero arriva da una giusta combinazione di contatto interiore e conoscenza del mondo, tra soggettività e oggettività. La scienza e la tecnologia possono solo vedere il lato A, quello che va verso l'esterno, ma non il lato B, che rimane perennemente the dark side of the moon. Inoltre, la scienza procede per paradigmi, in altre parole, per condizionamenti, mentre la via spirituale è verso il superamento di ognni condizionamento al fine di vedere il reale con occhi nuovi.
Per finire, la spiritualità è più scientifica della scienza, in quanto ogni percorso verso il vero va affrontato individualmente e dall'inizio senza fidarsi di ciò che hanno fatto già altri, come avviene per la scienza, che dà per buono il lavoro dei colleghi senza doverlo ripercorrere ogni volta (altrimenti il progresso scientifico diverrebbe lentissimo).

MarioEs ha detto...

Ciao Ivo,
è molto interessante la tua affermazione che la "spiritualità è più scientifica della scienza" nel senso che cerca di porsi al di fuori dei paradigmi consolidati per una ricerca che, per quanto "maggiormente soggettiva", aspira ad una libera conoscenza dell'universo esteriore ed interiore in cui viviamo.
"The dark side" deve essere ancora esplorato davvero e quindi occorrono anche pensatori "liberi" e "non convenzionali".
Un saluto :-)

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