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sabato 19 febbraio 2011

Il regresso all'infinito e la sua "naturalità" (2ª Parte)

Abbiamo detto che il fondamento naturalistico del regresso all'infinito risiede, secondo Virno, nella ricorsività sintattica e in un circolo logico che a sua volta si basa su:
Fonte: http://www.brunovergauwen.be/

a. iper - riflessività : ossia la "necessità biologica di rappresentare le proprie rappresentazioni e di intervenire operativamente sulle proprie operazioni" (meta-rappresentazioni e meta-operazioni);
b. trascendenza: ossia la "necessità biologica di proiettarsi al di là del qui ed ora per restare aggrappati ad esso, di distaccarsi dalla propria vita per continuare a vivere, di essere sempre fuori di sé per conseguire un barlume di identità";
c. la duplicità di aspetto: ossia "la necessità biologica di una esistenza artificiale o storico culturale, comunque extra-biologica".

In particolare, nel definire la duplicità di aspetto Virno parte da quella che Arnold Gehlen identificava come l'asimmetria fra il "profluvio di stimoli" ambientali e la mancanza di una immediata relativa finalità biologica dell'essere umano.
A tal proposito, Virno scrive:
"Nel caso di Homo Sapiens manca una corrispondenza biunivoca fra ciò che si percepisce e ciò che si fa. Predominano piuttosto la sproporzione e la discontinuità. La sovrabbondanza di impressioni e di sollecitazioni provenienti dal contesto non si traduce affatto in un minuzioso catalogo di compiti vitali. Il significato del "profluvio" percettivo resta indeterminato, o meglio, soltanto potenziale. Lo scarto duraturo fra stimoli ed azioni induce una certa disaderenza, anzi un vero e proprio distanziamento, dell'animale umano rispetto agli stati di cose circostanti. Questo distanziamento, con la conseguente incertezza operativa (e il conseguente sentimento di vergogna che essa genera; il "gap prometeico", nda), sta alla base dei tre requisiti adattivi di cui si diceva poc'anzi (iper-riflessività, trascendenza, duplicità di aspetto) (...)
La duplicità di aspetto dell'animale umano è una conseguenza implicita della iper-riflessività e della trascendenza. Questi requisiti bio-antropologici già presentano, infatti, una fitta rete di sdoppiamenti e scissioni: profluvio di stimoli non finalizzati biologicamente ed elaborazione di una condotta vantaggiosa (se si preferisce: potenza indifferenziata e atti univoci), rappresentazione e metarappresentazione, semplice vivente e garante della propria vita, protagonista e spettatore, interiorità ed esteriorità, al di qua e al di là, ambiente e mondo. Gli sdoppiamenti appena enumerati (e altri ancora, beninteso) concorrono in molti e variabili modi a determinare la vera e propria duplicità di aspetto: quest'ultima consiste nel fatto che l'uomo è un animale naturalmente artificiale, ovvero un organismo il cui tratto biologico distintivo è la cultura (...)
Ora il punto rilevante sta tutto qui: l'animale umano è insieme relazione e termine correlato, tramite oggettivo e polarità bisognosa di connessione.
Se scriviamo xRy, cioè "x è in relazione con y", dobbiamo però osservare che nel nostro caso 'x' coincide con 'R' e 'R' non è cosa diversa da x. Una notazione adeguata sarebbe xXy.
L'identità, che tuttavia è anche una differenza, tra 'x' come termine correlato e 'X' come relazione illustra bene l'identità-differenza tra biologia e culturanatura ed artificiomente individuale e mente sociale. L'unità dei due aspetti si manifesta unicamente nella loro divaricazione; e viceversa proprio questa divaricazione comprova la loro unità: 'x' (organismo biologico, mente individuale) è uguale a 'R' (relazione storico culturale con il contesto operativo, mente sociale) proprio perché nondimeno ne resta distinto. Per un'antropologia materialista è irragionevole negare l'identità di biologia e cultura, ma non lo è meno disconoscere la differenza che sussiste fra esse: quel che davvero conta è l'inseparabilità di unità e divaricazione".

Dunque, secondo questa analisi, tra biologia e cultura esiste ad un tempo identità e differenzama è nell'inseparabilità di queste ultime relazioni che risiede la vera importanza del loro rapporto.
La duplicità di aspetto così definita da' origine a due tipi di regresso, ossia:

Foto tratta dal film "2001: A space Odissey"

1. il regresso per alternanza, che è originato dalla bi-polarità di naturale ed artificiale, in cui ognuno dei due poli diventa alternativamente polo egemone includendo temporaneamente l'altro in un processo ricorsivo (il naturale in una sua accezione allargata finisce per includere l'artificiale, ma a sua volta l'artificiale ampliando la sua portata riprende il primato, e così via);
2. il regresso per presupposizione, che è invece formato da un solo polo (uni-polarità) che però finisce per sdoppiarsi diventando condizione e condizionato: si tratta dell' auto-coscienza linguistica, che prevalendo sul piano sub-simbolico pulsionale finisce per duplicarsi incessantemente.

Nelle parole di Virno "la realtà sub-simbolica dell'animale umano trapela con sembianze improprie nella marcia a ritroso di un Io che, essendo incardinato per intero nell'ambito simbolico, è sempre presupposto o anteriore a sé stesso. Nel regresso per alternanza il punto di partenza è la differenza senza unità. Nel regresso per presupposizione, l'unità senza differenza."

Nel regresso per alternanza è fondamentale la bi-polarità fra ambiente e mondo e fra individuo e specie, ma anche fra intra-psichico e inter-psichico e fra interiore e pubblico.
In particolare, l'ambiente possiamo considerarlo come una sorta di temporanea nicchia ecologica dell'essere umano, quindi rappresenta le certezze e le abitudini, mentre il mondo è quanto di indeterminato si percepisce nell'ambiente, la presenza e la pressione delle sue potenzialità, quindi la ricorsività dei limiti ambientali in continuo movimento espansivo.
L'essere umano percepisce l'ambiente A e i suoi limiti L ed il mondo, asserisce Virno, diventa la percezione di (A+L)+L e poi di [(A+L)+L]+L, e così via.
Il mondo, dunque, "si annuncia nella crisi di un ambiente storico-sociale" ed il processo si sviluppa ricorsivamente attraverso la ambientalizzazione del mondo e la successiva mondanizzazione dell'ambiente, e così via. 
In tale schema ricorsivo, l'ambiente (ambiente-atto) è uno stato attuale mentre il mondo (mondo-potenza) uno stato potenziale, ma la loro relazione - come quella biologia-cultura - assume senso solo attraverso il regresso di tipo bi-polare a cui danno luogo questi due termini.
Analogamente al rapporto ambiente-mondo, si snoda il rapporto fra individuo e specie, in cui "l'individuo individuato è sempre qualcosa in più e qualcosa in meno della sua specie".
Da un lato l'individuo eccede la specie perchè è una sua attualizzazione inconfondibile e irripetibile, dall'altro è qualcosa di meno in quanto non presenta in atto tutte le potenzialità della specie stessa.
Da questa asimmetria individuo - specie, manco a dirlo, si "attizza" il regresso all'infinito per alternanza, che si basa su due poli: l'idea di Uomo come specie e il singolo individuo empirico.
Nelle parole di Virno "l'individuo è trasceso a sua volta dalla specie che aveva appena trasceso. Tuttavia, in quanto  ne costituisce pur sempre la 'realtà ultima', il singolo eccede di nuovo la natura comune: la relazione tra molti singoli, il loro agire di concerto, sono introiettati nella mente individuale; la dinamica interpsichica si rapprende così in un'esperienza intrapsichica".
Quindi pubblico e privato, in tale quadro, anch'essi si avviluppano in un regresso in cui si intrecciano l'interiorità del pubblico e la pubblicità dell'interiore.


Nel regresso per presupposizione (quello uni-polare) innanzitutto siamo di fronte ad un processo logico meramente culturale e, quindi, linguistico-simbolico di cui Virno stigmatizza due eventualità:
a. il discorso che verte su un discorso (meta-linguaggio);
b. la regola che cerca sostegno in un'altra regola più autorevole (meta-regole).

Il metalinguaggio è un processo ricorsivo che intreccia significante ("meta") e significato (linguaggio "oggetto") e che esplicita il livello sub-simbolico come "anteriorità della parola nei confronti di sé medesima" nel senso che le pulsioni vengono sostituite dal linguaggio stesso (in questo Virno riprende il Wittgenstein delle "Ricerche Filosofiche"[1953]) e quindi tale regresso è strettamente legato alla differenza-unità fra proposizioni e pulsioni.
Passando alle meta-regole, Virno afferma che "una regola non da' ragguagli di sorta sul modo in cui deve essere applicata in un caso particolare. Tra la norma e la sua concreta realizzazione esiste uno iato incolmabile (...)" e il regresso all'infinito "sorge (proprio) dal misconoscimento dello iato che separa ogni norma da quell'episodio extra-normativo che è la sua esecuzione in un frangente determinato".


Infatti, l'applicazione della regola diventa una "variabile dipendente del concetto di regola. Ma il concetto di regola, una volta reso autosufficiente, non può evitare di sdoppiarsi in regola-oggetto e meta-regola" e da qui inizia il regresso.
Come per i meta-linguaggi, si genera una gerarchia di livelli normativi in cui Virno ravvede da un lato "l'eteronimia della cultura e la sua effettiva ibridazione con elementi non culturali (o sub-simbolici)" e dall'altro lo stretto legame con la coppia ambiente/mondo.
Il concetto di regola, infatti, per lui coincide con quello di Istituzione e quindi con il ruolo primario di quest'ultima nella fase di ambientalizzazione del mondo, mentre l'applicazione inusuale della regola apre all'aspetto della mondanizzazione dell'ambiente.
In questo circolo si evidenzia l'aspetto politico di questo regresso in quanto emerge la tendenza a quel limite che è l'indiscernibilità fra azione esecutiva (questione di fatto) e norma (questione di diritto) che secondo Virno è "lo sfondo permanente della prassi umana" e che Wittgenstein chiamava "il modo di comportarsi comune agli uomini".
In sintesi, cioè, la regola diventa "naturale" (in realtà si tratta di condotte naturalmente artificiali) e quindi ha un valore politico (perchè ambientalizza il mondo) oltre che sociale. A questo punto la regola, però, si trasforma in regolarità, che avendo una valenza bio-antropologica è instabile e quindi soggetta all'oscillazione tra ambientalizzazione del mondo e mondanizzazione dell'ambiente e quindi si candida ad interagire innovativamente con la componente simbolico-culturale per portare alla creazione di nuove regole, e così via.

Nel prossimo post concluderò questo excursus su antropologia e logica, attraverso il libro di Paolo Virno, e affronterò il tema delle tecniche di interruzione del regresso.

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2 commenti:

leo ha detto...

mi viene in mente il rapporto sempre sfalsato tra desiderio e godimento,il fatto che noi siamo degli indivi_duali. a parte questo, mi affascina la regressione per presupposizione metalinguistica.... ora però voglio vedere di interrompere la pratica del regresso :))
bellissimo articolo come sempre!
gianluca

MarioEs ha detto...

Bella osservazione quella del rapporto fra desiderio e godimento, ossia in definitiva fra cultura e biologia.
Grazie a te, come sempre :-)

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