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domenica 22 agosto 2010

Critiche a Kurzweil e alla sua ipotesi di retro-ingegnerizzazione del cervello

In attesa di concludere la serie di post "coincidentia oppositorum e altre riflessioni sulla (nostra) instabilità" (prometto che lo farò a breve...) con l'ultima e quarta parte, comincio a postare da questo blog gli articoli che considero di un qualche rilievo e che in genere mi limito a postare su Facebook.
L'input alla riflessione su Web e applicazioni chiuse come Facebook mi è venuto dall'articolo di Chris Anderson "The Web is dead. Long live the Internet" e da quello di Michael Wolff sempre all'interno della stessa pagina di Wired.com.

Diciamo che cercherò di riequilibrare il flusso delle mie opinioni ed articoli tra blog e Facebook, anche considerato che tramite "Networkedblogs" gli articoli di questo blog confluiscono in automatico su FB.
Ritengo importante però che l'origine delle segnalazioni che considero più "valide" o "interessanti" provenga da fuori Facebook.
Incomincio con una accesa dialettica che è iniziata negli USA a seguito del Singularity Summit tenutosi a San Francisco il 14 e 15 agosto scorsi ed in cui Ray Kurzweil ha esposto le sue tesi sulla possibile "retro-ingegnerizzazione" del cervello. In un articolo intitolato "Ray Kurzweil does not understand the brain" il biologo PZ Myers ha criticato duramente l'ipotesi di "comprimere in un programma software" il funzionamento di un organo complesso come il cervello.
In particolare, Myers - biologo alla Università di Minnessota - afferma:


"Kurzweil knows nothing about how the brain works. It's design is not encoded in the genome: what's in the genome is a collection of molecular tools wrapped up in bits of conditional logic, the regulatory part of the genome, that makes cells responsive to interactions with a complex environment (...) The genome is not the program; it's the data. The program is the ontogeny of the organism, which is an emergent property of interactions between the regulatory components of the genome and the environment, which uses that data to build species-specific properties of the organism. He doesn't even comprehend the nature of the problem, and here he is pontificating on magic solutions completely free of facts and reason".


Kurzweil ha risposto repentinamente in questo articolo in cui fonda il suo ragionamento sulla ridondanza dei patterns cerebrali, sul fatto che "the information in the genome constrains the amount of information in the brain prior to the brain’s interaction with its environment" (quindi l'ipotesi forte è che c'è un hardware e un software innato che condiziona nel profondo e a monte l'interazione del cervello con l'ambiente), infine sulla esponenziale crescita delle capacità di calcolo.
Si parla poco di emergenza semantica radicale, però. 
Fin quando, però, un "robot" non creerà significati nuovi del mondo che osserva saremo ancora in alto mare e soprattutto di fronte a "qualcosa di non umano" anche se potrà essere "intelligente".




In questa diatriba, una bella osservazione sulla difficile (se non impossibile) "zippabilità del cervello" in un programma informatico la fa Hank Campbell in questo articolo intitolato "After The Singularity, Music Quality Will Be Even Crappier Than It Is Now"dove afferma che la digitalizzazione della musica ha peggiorato la qualità sonora della riproduzione (vedi il grafico che ho ripreso dall'articolo di Campbell) e che analogamente nella compressione digitale del cervello si perderà inevitabilmente qualcosa, cosicchè da realizzare qualcosa di diverso e qualitativamente inferiore all'originale.
L'analogico non è dunque comprimibile del tutto nel digitale già per la musica, figuriamoci per quell'organo straordinariamente complesso (ma non tanto per Kurzweil) che è il nostro cervello.



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7 commenti:

Ivo Quartiroli ha detto...

Kurzweil è un personaggio interessante e rappresentativo dell'odierna attitudine a digitalizzare il tutto. Ho scritto parecchio su di lui ed ho conosciuto personalmente il coautore di un suo libro sull'immortalità, il Dr. Grossman.

Il sogno di Kurzweil si può far risalire all'illuminismo: comprendere, catalogare, manipolare la realtà, ricreare la realtà sulla base della sua frammentazione in dati e procedure (oggi algoritmi). Ma ha radici anche più antiche, risalenti alle religioni giudaico-cristiane, come Noble ha descritto nel suo libro "La religione della tecnologia" (pur non parlando di Kurzweil che si occupava di altro al tempo della pubblicazione del suo libro).

In una intervista a Rolling Stone (Febbraio 2009), Kurzweil afferma che "Death represents the loss of knowledge and information...A person is a mind file. A person is a software program – a very profound one, and we have no backup. So when our hardware dies, our software dies with it.”

Siamo nell'era in cui la mente viene considerata la sola risorsa umana, mentre per chi intraprende un percorso spirituale di Conoscenza, la mente è una delle risorse, che però, come diceva Gurdjieff, è uno "squatter" che occupa illegalmente la casa. Kurzweil, come tanti, crede che sia il padrone di casa solo perché gli ha aperto la porta.

Fai bene a pubblicare sul blog, Facebook è un frullatore.

MarioEs ha detto...

Ciao Ivo,
indubbiamente Kurzweil esprime quello che è definito "scientismo" ossia la fiducia riduzionista che con la scienza si possa "zippare" il mondo in un algoritmo.
D'altronde, a meno che non sia un "fondamentalista" acritico, ritengo che sappia molto bene che la sua ricerca è più finalizzata alla realizzazione di nuove generazioni sempre più evolute di robots che non alla reale retro-ingegnerizzazione completa del cervello umano.
In tale accezione più moderata, il cervello ed il suo studio sono un buon modello per la realizzazione di macchine sempre più evolute che tentino di replicarne il funzionamento e Kurzweil sarebbe "solo" un marketing manager di una impresa che proposta così vende di più all'opinione pubblica ed ai finanziatori.
Ovviamente occorre essere chiari sul fatto che l'approccio riduzionista non porterà a replicare il cervello.
Ciao :-)

Paolo Lapponi ha detto...

"L’ostinazione riduzionista porta ad una concezione della scienza come tecnologia e manipolazione, a scapito di una visione critica che dovrebbe porsi invece sempre un problema centrale: comprendere che dietro ogni tecnologia (di calcolo o di laboratorio) c’è una scelta epistemologica che va valutata criticamente e con attenzione. Altrimenti si rischia di far passare il messaggio che gli ecosistemi possono essere perturbati, aggiustati e persino migliorati a piacere, idea cara ai tecnocrati, ma puntualmente smentita dall’evidenza quotidiana. Paradossalmente, nell’epoca dell’individualismo più estremo, la complessità dell’umano non è contemplata." - Ignazio Licata, luglio 2010, in una nota critica a Craig Venter, l'inventore della cosiddetta "vita artificiale"

MarioEs ha detto...

Si, Paolo, concordo.
Molto bella e significativa la frase finale di Licata "Paradossalmente, nell’epoca dell’individualismo più estremo, la complessità dell’umano non è contemplata."

David ha detto...

Mario Es ha detto: "il cervello ed il suo studio sono un buon modello per la realizzazione di macchine sempre più evolute che tentino di replicarne il funzionamento e Kurzweil sarebbe "solo" un marketing manager di una impresa che proposta così vende di più all'opinione pubblica ed ai finanziatori.
Ovviamente occorre essere chiari sul fatto che l'approccio riduzionista non porterà a replicare il cervello".

Tuttavia avendo letto il libro di Kurzweil, La Singolarità è vicina, si evince che il suo approccio non è affatto riduzionista ma olistico. Ci sono nel libro continui riferimenti alla teoria della complessità come metodo più corretto per capire come funziona il cervello e per poterlo simulare da parte di un computer...

"Il cervello umano è una gerarchia complessa di sistemi complessi" è tra l'altro scritto proprio nel paragrafo sulla retroingegnerizzazione del cervello nel suo libro.

MarioEs ha detto...

Ciao David,
che il cervello umano sia "una gerarchia complessa di sistemi complessi" direi che è una affermazione difficilmente confutabile perchè sembrerebbe proprio così :-)
Il problema di Kurzweil è nel pensare di poter "zippare" digitalmente il cervello ed in questo è il suo approccio riduzionista, che devi intendere come la la certezza di poter "comprimere algoritmicamente" la complessità di un organo che computa in maniera analogica creando emergenza semantica radicale.
Ciao e grazie per l'attenzione che dedichi alle mie parole :-)

Marzio Balducci ha detto...

Io ho letto "Come creare una mente" di Kurzweil da poco e penso sia senz'altro meglio e più sincera (anche sui suoi dubbi ed obiezioni che la obsoleta e dannosa pseudoscienza della psichiatria. La nostra scetticità sul futuro della tecnologia è malriposto perchè ancora non lo abbiamo provato un "mind uploading"; per concludere: basta aspettare pochi anni per capire chi vincerà e Ray Kurzweil non è certamente uno sprovveduto sul fattore dna del cervello al quale si sta dedicando non solo lui ma glu Usa e, finalmente, l'Europa con il http://bluebrain.epfl.ch/ Blue brain project il progetto piu avveniristico e dispendioso dopo la catalogazione del genoma umano. Voglio dire che l'intero mondo scientifico realizzerà veramente le "storielle" di RAY. Per me che non sono proprio un ottimista non c'è dubbio ci sono troppi soldi in gioco ed il destino stesso dell'umanità.

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