rss
email
twitter
facebook

domenica 19 dicembre 2010

La coscienza ha un elaboratore centrale? (2ª Parte)

La teoria di Tononi-Edelman possiamo classificarla come una teoria empirica della coscienza (Paternoster, 2010) in quanto è basata sulla neurobiologia e, quindi, si fonda essenzialmente su studi scientifici relativi alla biologia del cervello.
Cionondimeno postula, come abbiamo visto, una sorta di "elaboratore centrale" (il nucleo dinamico all'interno del sistema talamocorticale) da cui dipenderebbe l'emergere della coscienza e questo assunto la rende in qualche modo paragonabile - anche se solo analogicamente - con la teoria "mentalista" di tipo computazionale - rappresentazionale di Jerry Fodor (abbreviata anche in TCRM) di cui ho accennato, ma che vorrei adesso approfondire un pò meglio.

Secondo Fodor esiste un vero e proprio "linguaggio del pensiero"che è stato chiamato mentalese e che è inserito all'interno di una psicologia computazionalista (cioè che si fonda sul concetto di computazione di tipo Turing) nella quale l'idea centrale è che gli stati mentali sono di natura rappresentazionale, cioè "veicolano informazioni sul mondo e ce lo presentano in un certo modo" (Paternoster, cit.) attraverso il predetto linguaggio della mente. Tali rappresentazioni sono linguistiche perchè:
1. Hanno parti costituenti che si combinano fra di loro in base alle regole di una sintassi;
2. Le loro parti atomiche, cioè i costituenti strutturalmente semplici, hanno un significato che può essere un individuo o una proprietà nel mondo;
3. Sono composizionali, cioè il loro significato è determinato dal significato dei loro costituenti e dalla loro natura sintattica;
4. Le espressioni di tipo enunciativo hanno un valore di verità e intrattengono fra di loro relazioni logiche di implicazione (Paternoster, cit.).

Schema delle relazioni tra i sistemi mentali secondo Fodor. 
I trasduttori trasformano i segnali fisici in segnali computabili
dal cervello; i sistemi di input interpretano questi segnali
con specifiche modalità e li inviano all'elaboratore centrale
preposto alla fissazione ed alla revisione delle credenze.

Dunque il "mentalese" è costituito da una sintassi fatta da simboli e che funziona, molto in sintesi, in maniera analoga ad una macchina di Turing, in particolare "le computazioni con cui la TCRM identifica i processi mentali consistono tipicamente nella generazione di una successione di simboli, tale che la scelta del simbolo da generare a un certo passo dipende esclusivamente dal simbolo al passo precedente e dalle regole sintattiche (...) La computazione consiste cioè in una successione logica di stati di credenza che consente ad un agente di arrivare ad una certa conclusione partendo da certe premesse o eventualmente di produrre un certo output comportamentale. Ne consegue che per la TCRM ogni volta che un agente si trova in un certo stato di credenza intrattiene una relazione con un simbolo del linguaggio del pensiero" (Paternoster, cit.).
Quello di Fodor è detto anche funzionalismo computazionale (per funzionalismo si intende, come già detto, una visione della mente divisa in aree funzionali e specializzate) in cui "i processi cognitivi sono manipolazioni di rappresentazioni in base a regole" dove tali regole sono "cablate nella mente".
La TCRM è dunque una teoria che "prende alla lettera l'analogia fra la mente e il software di un elaboratore e costituisce la versione più fedele, oltre che storicamente più fortunata, del funzionalismo computazionale" (Paternoster, cit.).

Ci troviamo, dunque, in una prospettiva tipica della cosiddetta intelligenza artificiale classica (GOFAI, Good Old Fashioned Artificial Intelligence) in cui i rapporti fra sintassi e semantica sono interamente regolati dalla logica simbolica e in cui "gli stati mentali sono analoghi agli stati di una macchina di Turing e i nessi causali tra stati mentali (e quindi i ruoli funzionali) sono spiegati da relazioni sintattiche che sussistono fra i simboli del linguaggio del pensiero" (Paternoster, cit.).

Il tipo di semantica della TCRM è di tipo causale-informazionale in cui "il contenuto di una rappresentazione è dato da ciò con cui la rappresentazione covaria in base ad una legge causale (...) Secondo Fodor le espressioni del linguaggio del pensiero hanno un unico valore semantico, il loro riferimento, e il riferimento è considerato essere il converso di una relazione causale" (Paternoster, cit.).


Una obiezione famosa a questo tipo di approccio è quello della stanza cinese di John Searle, che stando a quanto afferma Douglas Hofstadter "è un filosofo che ha speso gran parte della sua carriera a dileggiare la ricerca nel campo dell'intelligenza artificiale e i modelli computazionali del pensiero, traendo un particolare piacere dal ridicolizzare le macchine di Turing" (Hofstadter, 2008), ma che comunque rende l'idea di come sia "spigoloso" il paragone stretto tra computazione e pensiero.

Un aspetto teorico fondamentale della TCRM di Jerry Fodor è quello della modularità della mente, in cui si ipotizza che da un lato esistano dei moduli mentali specializzati dai quali dipendono i relativi processi modulari e dall'altro esistano processi non modulari che invece risalgono ai processi centrali di un elaboratore centrale.
Come dice Massimo Piattelli Palmarini (2008) :
"La fissazione e la revisione delle credenze è per Fodor il prototipo di attività mentale non modulare. In questo processo, infatti, si prendono in considerazione, e si soppesano variamente, tutti i dati disponibili e pertinenti, magari analizzati sotto profili diversi, mettendoli a confronto gli uni con gli altri e con le credenze che abbiamo già fissato. Tale processo è definito 'isotropo' e 'quineano' (dal nome del filosofo americano Willard Quine, strenuo propugnatore della tesi secondo la quale ogni conoscenza umana è inserita in una vasta rete) perché con esso si procede lungo qualsiasi direttrice ritenuta utile e si è pronti ad abbandonare qualsiasi sistema di credenze, comunque vasto e ramificato, che risulti incompatibile con i dati disponibili e con le credenze nuove".

La cosa fondamentale è che per Jerry Fodor non è possibile comprendere in egual misura i processi modulari da quelli non modulari o centrali. Infatti egli afferma "Meno un processo mentale risulta modulare, meno lo si capisce. I processi che non sono affatto modulari non li capiamo affatto" (la Prima legge di Fodor della Psicologia, Palmarini cit.; non c'è una seconda legge di Fodor e anche la prima in realtà è da intendere in senso "semiserio" come dice Palmarini stesso).

Come dice sempre Palmarini : "Fodor sostiene che le scienze cognitive hanno fino a ora fallito proprio laddove esse avrebbero dovuto, astrattamente, mietere i più importanti successi, cioè nella comprensione del pensiero. La sua è una critica al trionfalismo di Steven Pinker e in generale al trionfalismo degli psicologi cosiddetti evoluzionisti".


In sintesi, dunque, per Fodor la mente ha un elaboratore centrale (che possiamo paragonare alla coscienza secondaria di Edelman) i cui processi al momento sono alquanto ignoti alle scienze cognitive, che si interfaccia con i moduli mentali (attraverso le cd. "categorie di base", che sono per Fodor delle categorie cognitive primarie come "gatto", "tavolo", "triangolo" ecc.  e hanno uno stretto rapporto con l'innatismo dei processi percettivi e cognitivi, di cui invece conosciamo e possiamo conoscere il funzionamento. Sempre Palmarini dice che:
"La classe dei moduli comprende i cosiddetti sistemi di input, cioè degli analizzatori automatici di segnali che si situano a valle dei 'trasduttori' veri e propri (come la retina nel caso del sistema visivo), e a monte dell'elaborazione di livello più elevato. Un'onda acustica complessa, per esempio quella corrispondente ad una frase, viene 'trasdotta' in segnali nervosi dal sistema del timpano e della membrana (dunque, i trasduttori), successivamente analizzata in parole, sillabe, morfemi, costituenti frasali da un apparato di sistemi di input, e poi semanticamente interpretata da un sistema concettuale molto probabilmente non modulare. Si noti che la classe dei sistemi di input non costituisce una innovazione rispetto alle teorie psico-fisiologiche classiche. Quello che costituisce una ri-categorizzazione scientifica basilare e tutt'altro che ovvia, che Fodor riprende da Noam Chomsky, è la seguente uguaglianza:
INSIEME DEI MODULI MENTALI= (SISTEMI DI INPUT + LINGUAGGIO)".


Pertanto, l'interpretazione semantica sarebbe non modulare mentre i processi sintattici sarebbero di tipo modulare.
Ci rendiamo dunque conto come nella teoria di Fodor ci si imbatta più che mai nell' "hard problem" della coscienza, poiché concependo quest'ultima in qualità di elaboratore centrale da' luogo ad un radicale dualismo delle proprietà rispetto ai moduli mentali.
Tale dualismo è stato sottoposto a dura critica (ad es. da Daniel Dennett) in quanto si configurerebbe come una forma di materialismo cartesiano in cui si postula un "regista" interno al sistema cervello-mente che proietterebbe in una sorta di teatro le sue scene nelle quali gli attori periferici (i moduli) reciterebbero la propria "piccola o grande parte", ma sempre subordinata all'interpretazione e alla visione del regista.
E' evidente come questo approccio sia completamente diverso da quello del connessionismo e dello studio delle reti neurali di cui ho parlato qui e che secondo Fodor e Pylyshyn "non possono essere un modello appropriato della mente in quanto non sono in grado di dar conto dell'aspetto composizionale, o combinatorio, del pensiero." (Paternoster, cit.).
E' anche da dire che gli attuali sviluppi delle reti neurali, ad es. quelle ricorsive, e lo studio dei sistemi dinamici continui (computazione analogica) sta dando dei risultati anche in ambito linguistico, ma al momento sembra che "l'aspetto composizionale sia catturato meglio dai sistemi simbolici classici" (Paternoster cit.).
Molto probabilmente sarà un approccio basato su un "equilibrio" fra cognitivismo e connessionismo a fornire risultati migliori, ma è evidente come il panorama delle teorie della mente sia più che mai articolato e dibattuto e come sia al momento quasi inevitabile imbattersi in qualche forma di dualismo quando si arriva a parlare di coscienza, a meno di non eliminarla completamente dall'enciclopedia scientifica come fanno gli eliminativisti.
Resta il fatto che, come per la ricerca di una teoria del tutto in ambito fisico, anche qui ci troviamo di fronte a una pluralità di modelli che al momento non si riesce a racchiudere e far convergere in un unico modello della coscienza. E forse che non sia meglio così e che la "resistenza" ad un'unica teoria onnicomprensiva sia una sorta di assicurazione per la conoscenza.

---------------------------------------
Letture consigliate:
Massimo P. Palmarini, Le scienze cognitive classiche: un panorama, Einaudi 2008.
Alfredo Paternoster, Introduzione alla filosofia della mente, La Terza, 2010
Jerry Fodor, La mente non funziona così. La portata e i limiti della psicologia computazionale, La Terza, 2004.
Sul Web:
http://plato.stanford.edu/entries/modularity-mind/




Bookmark and Share


2 commenti:

nicblog ha detto...

..non ho capito come si verifica il procedimento di assimilazione e conseguente elaborazione dati .
Non trovo interessante Palmarini , il quale si limita a riportare idee altrui( Fedor , Chomsky )
senza concluderne atteggiamenti ( intellettuali ) di confronto . Mi interessa tanto Chomsky per le sue speculazioni in campo semantico e semiotico .
Prediligo Hofstadter per i suoi approfondimenti in Analogia . A tal proposito , ti suggerisco di aggiungere ai testi da te consigliati "G.E.B." "Gli Anelli dell'io" di Hofstadter appunto .

MarioEs ha detto...

ciao Nicola,
ci sarà tempo anche per parlare di Hofstadter e delle sue metafore.
Un saluto :-)

Posta un commento

Benvenuto! I commenti sono sempre graditi.
Ti invito, però, a rispettare sempre la buona educazione e a non lasciare spam o commenti anonimi.
Grazie!